Abbracciare gli autocrati per aiutare l'Ucraina è una proposta perdente e indecente

Il primo aprile si terrà il vertice tra l'UE e la Cina. Biden e gli europei potrebbero essere tentatati di sminuire il genocidio nello Xinjiang in cambio del rifiuto di Pechino ad aiutare Mosca a eludere le sanzioni imposte per l'invasione e Xi Jinping potrebbe mettere sul tavolo anche la firma del nuovo accordo commerciale con l'Europa. Ciò sacrificherebbe ingiustamente i diritti dei musulmani turchi cinesi per i diritti degli ucraini. Ignorerebbe anche la minaccia alla democrazia mondiale rappresentata dal governo cinese, con il suo attivo indebolimento degli standard e delle istituzioni globali a tutela dei diritti umani


di Nicola Iuvinale


L'ultima volta che è stata costruita un'ampia alleanza per opporsi ad un grande atto di violenza – la “guerra globale al terrorismo” sulla scia degli attacchi dell'11 settembre 2001 – è stato un disastro per i diritti umani.

Seguendo l'esempio degli Stati Uniti, i governi di tutto il mondo hanno appreso che, la promessa di sostegno a tale sforzo, ha dato loro una maggiore libertà per distruggere le norme internazionali contro la detenzione arbitraria, la tortura e persino l'esecuzione sommaria.

La Guerra Fredda ha caratterizzato una simile volontà occidentale di voler sacrificare i principi democratici e i diritti umani, in nome della costruzione di un'alleanza contro un nemico dittatoriale.
Oggi, la solidarietà globale dimostrata per l'Ucraina, rischia di diventare una copertura per chiudere "un occhio" sulla repressione autoritaria. Dovremmo stare attenti. L'approccio illegale alla lotta al terrorismo spesso ha alimentato più terrorismo. L'abbraccio degli autocrati della Guerra Fredda ha minato il fascino della democrazia.

Nel respingere il governo russo sempre più repressivo, gli ucraini sono stati chiari sul fatto che la loro è una lotta per la democrazia.

Minimizzare i diritti umani in nome della costruzione di un'alleanza per opporsi all'invasione russa, rischia di rafforzare la minaccia autocratica globale di cui il conflitto ucraino è solo una parte.

Vediamo già il rischio di questo compromesso, nella ricerca di aumentare la fornitura globale di petrolio e gas per compensare la perdita di fonti russe.

Come condizione per aiutare l'alleanza, i governi dell'Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti vorrebbero, dagli USA, maggiore sostegno per il loro intervento nella guerra civile dello Yemen, un aiuto al il loro programma nucleare.

Non solo.

Secondo quanto riferito, il principe ereditario saudita ha aggiunto di volere l'immunità dalle cause negli Stati Uniti per l'omicidio del giornalista Jamal Khashoggi da parte del suo governo.

Il governo degli Stati Uniti dovrebbe rifiutare fermamente questo immorale approccio transazionale, tanto più da parte dei governi che dipendono dagli Stati Uniti per essere difesi dall'Iran.

L'amministrazione del presidente Joe Biden ha recentemente inviato, per la prima volta, una delegazione di alto livello per incontrare il governo di Nicolás Maduro in Venezuela. Sarebbe lodevole adottare misure per affrontare i profondi bisogni umanitari del popolo venezuelano, come garantire che, l'eccessiva osservanza delle sanzioni statunitensi, non pregiudichi l'accesso al cibo e alle medicine.

Ma ristabilire le relazioni, non dovrebbe significare diminuire la responsabilità del governo venezuelano nella creazione del disastro umanitario e dei diritti umani del Paese.

Se le vendite di petrolio saranno consentite, dovrebbero essere messe in atto garanzie per assicurare che le relative entrate avvantaggino il popolo venezuelano e non i funzionari corrotti.

L'Unione Europea deve affrontare scelte simili, non solo quando cerca di diversificare le forniture di gas da paesi come l'Azerbaigian e l'Algeria, ma anche all'interno dei suoi stessi membri.

I governi polacco e ungherese stanno minando gli equilibri necessari, in una democrazia, per proteggere i diritti.

La Corte di giustizia europea ha recentemente confermato la capacità dell'UE di condizionare i suoi generosi sussidi a questi governi, per porre fine ai loro attacchi allo stato di diritto. Le istituzioni dell'UE dovrebbero continuare a concentrarsi su tale arretramento democratico.

L'Ungheria e la Polonia, in quanto paesi confinanti con l'Ucraina, hanno avuto un'amara esperienza come membri dell'ex blocco sovietico e, quindi, hanno molti incentivi ad opporsi alla Russia, evitando le minacce che rappresentano per le istituzioni democratiche.

Il governo turco ha già smorzato in modo significativo le proteste dell'UE per l'intensificarsi della sua repressione per impedire ai richiedenti asilo di raggiungere la Grecia.

Il suo ruolo in prima linea in Ucraina molto probabilmente aumenterà la pressione di Ankara, affinché l'UE sminuisca tale repressione, mentre le elezioni nazionali turche del prossimo anno si avvicinano.
L'UE dovrebbe concentrarsi sulla difesa dei diritti del popolo turco – la relazione più importante dell'UE – piuttosto che sugli sforzi del loro presidente autocratico per mantenere il potere.
Ma la Cina presenta il rischio maggiore di scambio dei diritti umani per l'aiuto all'Ucraina.

Probabilmente, la logica di tale compromesso risiede nella speranza occidentale che Pechino possa essere riluttante nell'accettare un palese affronto alla sovranità di una nazione.

Ma il governo cinese ha mostrato poca preoccupazione quando agisce contro vicini come l'India o il Bhutan. In ogni caso, Pechino strombazza il principio della sovranità e della "non ingerenza", principalmente per occultare le critiche sul mancato rispetto dei diritti umani. Ma ciò contrasta anche con la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo che, dal 1948, ha reso il dossier sui diritti umani di un paese, un argomento di interesse e tutela internazionale.

Più precisamente, il governo cinese non è desideroso di rafforzare una coalizione globale sull'Ucraina che potrebbe essere, poi, mobilitata sia in difesa di Taiwan - se Pechino dovesse perseguire un'acquisizione militare - che per affrontare la stessa repressione di Pechino.

Quella repressione che è stata più intensa negli ultimi anni contro gli uiguri e altri musulmani turchi dello Xinjiang, dove la detenzione di massa, la persecuzione culturale, la sorveglianza altamente invadente e il lavoro forzato di Pechino costituiscono crimini contro l'umanità.

Biden e gli europei potrebbero essere tentatati di sminuire il genocidio nello Xinjiang in cambio del rifiuto di Pechino ad aiutare Mosca a eludere le sanzioni imposte per l'invasione e Xi Jinping potrebbe mettere sul tavolo anche la firma del nuovo accordo commerciale con l'Europa. Ciò sacrificherebbe ingiustamente i diritti dei musulmani turchi cinesi per i diritti degli ucraini. Ignorerebbe anche la minaccia alla democrazia mondiale rappresentata dal governo cinese, con il suo attivo indebolimento degli standard e delle istituzioni globali a tutela dei diritti umani.

Alcuni potrebbero obiettare che l'attenzione selettiva ai diritti è richiesta dalla gravità dell'invasione russa dell'Ucraina. Ciò svaluta l'importanza della più ampia lotta tra democrazia e autocrazia che si sta svolgendo in tutto il mondo.

In effetti, l'Ucraina è stata in prima linea nella lotta, per molti anni.

Compromettere la democrazia in nome dell'opposizione all'invasione russa, rischia di far perdere la guerra, per vincere una battaglia.

Ma anche se si guarda da vicino solo alla Russia, ci sono valide ragioni per non essere traballanti sul rispetto dei diritti.

Per quanto di vasta portata siano state le sanzioni imposte alla Russia, Vladimir Putin è forse l'ultima persona nel Paese a sentirne direttamente gli effetti.

Eppure Putin teme da tempo la possibilità di una "rivoluzione colorata" - di persone che si sollevano contro l'autocrate. Rimane sensibile alle pressioni del popolo russo, motivo per cui sta facendo di tutto per tenerlo all'oscuro di ciò che sta accadendo in Ucraina.

Eppure, finora, la censura del Cremlino, la disinformazione, la propaganda e le minacce di lunghe pene detentive non hanno impedito ai russi di venire a conoscenza della guerra in Ucraina e di registrare la loro opposizione.

Sebbene molti russi possano ancora accontentarsi della linea del Cremlino passata dai media statali, un numero significativo di russi sta scoprendo la verità, sia utilizzando reti private virtuali per aggirare la censura, sia rivolgendosi a piattaforme di social media ancora funzionanti come Telegram e YouTube, o semplicemente telefonando ad amici e contatti in Ucraina o nel resto d'Europa.

Decine di migliaia di cittadini russi, in 150 città in tutto il paese, sono scesi in piazza per opporsi alla guerra e più di un milione hanno firmato petizioni contro la guerra.

Il fatto che queste proteste russe aumentino o diminuiscano dipenderà, in parte, anche dalla natura della risposta globale all'invasione. Un'alleanza globale, che ignori i diritti umani come prezzo per attirare nuovi membri, è più facilmente descritta come "anti-russa" e quindi è meno probabile che attiri il popolo russo.

Ma una risposta che sostiene i principi democratici e parla al governo autocratico che ha portato a questa crisi e che sta pesando con maggiore intensità sulla vita dei russi oggi, ha maggiori probabilità di riuscire ad arruolare il popolo russo mentre cerca di frenare le depredazioni di Putin in Ucraina

Thomas Hobbes diceva: "Profecto utrumque vere dictum est, homo homini deus et homo homini lupus. Illud si concives inter se: si civitates comparemus".

Come ci spiega Giuseppe Sorgi nel libro "Quale Hobbes", non esiste il "solo" pensiero Hobbesiano sulla crudeltà umana (homo homini lupus).

C'è anche l'Hobbes che professa l'"homo homini deus".

E ciò vale sia per la sopravvivenza dei paesi sul piano internazionale, che dei rapporti umani.

E questa è la via da seguire.

E' vero che "per la perfidia dei malvagi anche i buoni devono ricorrere alle virtù guerresche come la forza e l'inganno, cioè alla rapacità delle belve, se vogliono salvarsi. Ma c'è anche la prima prospettiva di Hobbes (homo homini deus): gli uomini possono giungere con la giustizia, l'amore, le virtù pacifiche alla somiglianza con la divinità (ad similitudinem Dei) e quindi vivere, non solo di ferinità e di egoismo, ma di giustizia, di virtù pacifiche, carità e di rispetto e amore verso il prossimo".

Oggi, la libertà, i diritti umani, lo ius naturalis, non possono e non devono mai essere barattati, perché l'umanità tornerebbe ai secoli "bui" e all'affermazione della prima "accusa" di Hobbes: "homo homini lupus".

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