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Cina, con Xi Jinping raddoppiata la forza missilistica

Nonostante la sua politica di lunga data di mantenere un "deterrente nucleare minimo", Pechino sta aumentando, modernizzando e diversificando il suo arsenale nucleare e i suoi sistemi di lancio


Nell'ultimo decennio, la Cina ha raddoppiato il numero di brigate missilistiche da combattimento della Forza missilistica dell'Esercito Popolare di Liberazione (PLARF), sviluppando una miriade di nuove capacità, tra cui missili con testate convenzionali, nucleari e razzi dotati di veicoli di planata ipersonici progettati per eludere le difese missilistiche.

Missili nucleari Dongfeng-41. Foto: Xinhua/Xia Yifang

Lo afferma l'ultimo dettagliato rapporto pubblicato dal think tank statunitense James Martin Center for Nonproliferation Studies di Middlebury, dal titolo "People’s Liberation Army Rocket Force Order of Battle 2023", secondo cui la crescita delle forze missilistiche cinesi suggerisce una strategia e una dottrina in continua evoluzione.

"La drammatica moltiplicazione delle forze missilistiche, sia in termini di missili in grado di raggiungere gli Stati Uniti, sia di missili che offrono alla Cina nuove capacità in una guerra regionale, ha serie implicazioni per l'equilibrio strategico nell'Asia orientale così come la direzione futura della posizione nucleare della Cina", scrive infatti l'autore Decker Eveleth.

I dati

Da quando la Cina ha deciso di munirsi di una forza missilistica balistica, questa è stata storicamente piuttosto piccola e "limitata da una politica di rinuncia al primo uso di armi nucleari".


Poco più di dieci anni fa, la Cina possedeva infatti solo una cinquantina di missili balistici intercontinentali (ICBM), di cui solo i 18 ICBM DF-5 nei silos e i 12 lanciatori mobili DF-31A potevano raggiungere in modo affidabile gli Stati Uniti.


Tuttavia, quando nel 2015 Xi Jinping ha deciso di elevare le forze missilistiche (PLARF) a ramo dell'Esercito Popolare di Liberazione, il numero di lanciatori missilistici schierati da Pechino è aumentato rapidamente.


La PLARF, responsabile del funzionamento di tutti i sistemi missilistici terra-superficie non tattici presenti nell'inventario cinese, utilizza missili convenzionali e nucleari per una serie di missioni strategiche.

"Queste potrebbero includere l'utilizzo di missili a corto, medio e intermedio raggio per neutralizzare le installazioni difensive di Taiwan, colpire le navi da guerra statunitensi a lungo raggio mentre queste sono in mare o in porto, o una missione di attacco nucleare di rappresaglia", afferma il rapporto.

Missili convenzionali Dongfeng-17. Foto: Xinhua/Pan Yulong

La PLARF è ora sulla buona strada per schierare più di 1.000 lanciatori di missili balistici entro il 2028, tra cui almeno 507 a capacità nucleare, 342-432 convenzionali e 252 a doppia capacità.


Attualmente sono in costruzione almeno 320 silos fissi per missili balistici intercontinentali a combustibile solido e 30 silos fissi per missili balistici intercontinentali a combustibile liquido, oltre al crescente arsenale cinese di lanciatori mobili per missili intercontinentali. E questo conteggio non ricomprende i lanciatori in dotazione dell'Aeronautica dell'Esercito Popolare di Liberazione (PLAAF) e dalla Marina dell'Esercito Popolare di Liberazione (PLAN).

Poiché le relazioni sino-americane diventano sempre più instabili a causa dello status di Taiwan, l'acquisizione di dati accurati sulle forze missilistiche convenzionali e nucleari della Cina diventa più importante che mai, sostiene il think tank.

Tuttavia, aggiunge il James Martin Center for Nonproliferation Studies, in questo campo resta "difficile valutare la direzione della postura di Pechino a causa della mancanza di fonti provenienti dalla Cina", anche se i ricercatori, attraverso nuove tecniche di intelligence open-source, sono stati in grado di raccogliere dati ed immagini satellitari in precedenza disponibili solo alle agenzie di intelligence statali.


L'OBIETTIVO MILITARE “WORLD-CLASS” DI PECHINO

La strategia della Repubblica popolare cinese mira a raggiungere "il grande ringiovanimento della nazione cinese" entro il 2049.


Il Partito Comunista Cinese inquadra questa strategia come uno sforzo per realizzare le aspirazioni nazionaliste di lunga data per "riportare" la Cina a una posizione di forza, prosperità e leadership sulla scena mondiale.


La leadership del PCC ha a lungo considerato la Cina coinvolta in un'importante competizione strategica internazionale con altri stati, inclusi, e in particolare, gli Stati Uniti.

Nel 2017, Pechino ha annunciato il suo obiettivo di trasformare l'Esercito popolare di liberazione (PLA) in un esercito di "classe mondiale", superando le rimanenti carenze nelle capacità della forza per stabilire saldamente la Cina tra i ranghi delle principali potenze militari mondiali.

Non solo la Cina ha raddoppiato le dimensioni del suo arsenale nucleare nell'ultimo decennio, ma funzionari statunitensi stimano che lo raddoppierà di nuovo nei prossimi dieci anni, mentre Pechino ha aumentato la prontezza e migliorato la precisione delle sue forze nucleari.


La Cina continua a dedicare ampie risorse finanziarie alla sua modernizzazione militare, con il suo bilancio per la difesa dichiarato ufficialmente secondo solo agli Stati Uniti dal 2002. La spesa complessiva della Cina per la difesa è aumentata di quasi otto volte negli ultimi due decenni, facendo impallidire dimensioni e tasso di crescita di altri paesi dell'Indo-Pacifico. Nel 2023, tale spesa si è attestata intorno al 7% circa del PIL e si ritiene che sarà destina a crescere ulteriormente nei prossimi anni.



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