Cosa dovrebbe fare un malato bisognoso di vaccino senza "precedenza" legale?

Nicola Iuvinale

Com'è noto, la campagna di vaccinazione anticovid è iniziata da diversi giorni e l'organizzazione, anche se presenta qualche inevitabile problema, pare rispondere bene, anche perché a vaccinarsi, per ora, sono ancora in pochi.

Tuttavia, a tutt'oggi difetta un “Piano Strategico Nazionale dei vaccini”. Si agisce sulla base di un temporaneo e generico Piano nazionale dove sono indicati, tra l'altro, i soggetti che avrebbero la precedenza nella vaccinazione.

Si tratta, come detto, di un documento molto essenziale, che non tiene conto di situazioni “particolari”, ma assolutamente concrete, come quella, ad esempio, di un soggetto immunodepresso, non rientrante in una categoria prioritaria, che potrebbe, però, avere la necessità di vaccinarsi sin da subito.

Il fatto.

Qualche giorno fa in Germania è accaduto che un malato immunodepresso è stato costretto a rivolgersi con urgenza al Tribunale di Amburgo, come riportato in un articolo pubblicato su Der Spiegel.

Ad una signora era stato recentemente diagnosticato un tumore che necessitava, urgentemente, di un'operazione per poi sottoporsi alla chemioterapia. Cura, che è nota per essere associata ad un sistema immunitario notevolmente indebolito.

I medici coinvolti avevano, quindi, raccomandato la vaccinazione contro il Covid-19 prima dell'operazione.

La donna, a quel punto, ha presentato domanda all'Autorità sanitaria chiedendo, come indicato dal medico di fiducia, la somministrazione della prima dose del vaccino prima dell'operazione e la seconda prima dell'inizio della chemioterapia. Ma l'Autorità ha rigettato la richiesta.

La vaccinazione le è stata negata perché secondo l'attuale Ordinanza federale sulle vaccinazioni viene fatta una distinzione tra gruppi di persone con priorità più alta.

Inoltre, ha affermato l'Autorità sanitaria, non è stato scientificamente provato se una vaccinazione prima della chemioterapia avesse avuto davvero un effetto positivo.

La donna, nonostante il suo grave cancro, sarebbe rientrata solo nella terza categoria per la sua età compresa tra i 60 e 70 anni.

La paziente con immunodeficienza, dunque, avrebbe dovuto attendere settimane, o mesi, mentre un “ottantenne in forma” sarebbe stato vaccinato immediatamente solo perché legalmente con priorità più alta.

Gli avvocati della donna hanno sostenuto, invece, che la classificazione delle priorità in “gruppi” non poteva ritenersi valida perché non teneva conto del rischio di un decorso grave o fatale della malattia: può essere una questione di vita o di morte per le persone con immunodeficienza, hanno giustamente evidenziato.

Quindi, era evidente fin dall'inizio che l'Ordinanza si ponesse in contrasto con la Legge Fondamentale tedesca perché regolata sull'età, come il criterio più importante per la definizione delle priorità, senza però una regola che tenesse conto delle situazioni di pericolo derivanti da uno specifico stato di immunodepressione.

Una lesione al diritto costituzionale alla salute ed alla cura, in pratica.

Il Tribunale amministrativo di Amburgo ha dato ragione alla donna, convincendo l'Autorità sanitaria a procedere con la vaccinazione.

La situazione italiana

Come detto, il Governo a tutt'oggi non si è ancora dotato di un vero e proprio piano vaccinale.

Con la Legge di bilancio, approvata il 30 dicembre scorso, è stata prevista l’adozione del Piano Strategico Nazionale dei vaccini per la prevenzione delle infezioni da virus SARS-CoV-2. Si precisa che il piano dovrà essere predisposto, ed adottato, dal Ministero della Salute con decreto non regolamentare.

Ne abbiamo parlato in questo post, evidenziandone anche le problematiche giuridiche.

La campagna vaccinale, intanto, si sta svolgendo in base al Piano Strategico aggiornato al 12.12.2020 con il quale sono state definite le categorie che per prime verranno vaccinate in base alla seguente tabella (1). Si prevede anche che il piano verrà aggiornato man mano che le informazioni scientifiche saranno aggiornate (1).


Attualmente, quindi, in base alla classificazione vigente, gli immunodepressi rientrerebbero nell'ultima categoria tra quelle ritenute prioritarie. Anche le informazioni riportate sul sito del Ministero della Salute confermano ciò.



Nel Piano in vigore, dunque, c'è solo un generico richiamo all'impegno a che lo sviluppo di raccomandazioni su gruppi target a cui offrire la vaccinazione, si ispiri ai valori e ai principi di equità, reciprocità, legittimità, protezione, promozione della salute e del benessere, su cui basare la strategia di vaccinazione.

Appare evidente, però, che ciò si traduce in una vera e propria delega in bianco data al medico chiamato ad affrontare, e a risolvere, le varie situazioni - non espressamente disciplinate - che in concreto si possono presentare. Ampia discrezionalità ad personam, quindi, che potrebbe aprire le porte anche a non improbabili condotte discriminatorie o disuguali su base nazionale.

Va ribadito, comunque, che le raccomandazioni saranno soggette a modifiche e verranno aggiornate in base all’evoluzione delle conoscenze ed alle informazioni su efficacia vaccinale e/o immunogenicità in diversi gruppi di età e fattori di rischio, ecc. (1).


Conclusioni

Come abbiamo visto, attualmente nel nostro Paese difetta una specifica disciplina applicabile al caso concreto come quello tedesco.

Per gli immunodepressi, dal sito del Ministero della Sanità si fa semplicemente richiamo ad raccomandazione riferita ad una circolare del 27.3.2020.

Appare evidente, quindi, che su questo aspetto c'è ancora incertezza, come peraltro in Germania.

A questo punto, si dovrà attendere, inevitabilmente, il decreto del Ministro Speranza che conterrà il “Piano Strategico Nazionale dei vaccini per la prevenzione delle infezioni da virus SARS-CoV-2”, nella speranza che situazioni, come quella della donna tedesca, possano trovare regolamentazione.

Peraltro, tra poco saranno anche attivate le piattaforme telematiche regionali per iscriversi e raccogliere le manifestazioni di interesse alla vaccinazione.

I primi che potranno iscriversi saranno gli ultraottantenni, le persone con disabilità ed altre con priorità.

Ad esempio, la Regione Abruzzo aprirà il 18 gennaio la registrazione.

Ma nel frattempo non è iniziata una campagna istituzionale informativa.

Non c'è neppure un numero verde.

E gli anziani e i disabili non autosufficienti come dovranno fare?


NOTE:



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