Draghi dice sì alle norme UE "anti Cina"

Valutato positivamente dal Governo il nuovo strumento europeo che impedirà distorsioni del mercato interno attraverso sovvenzioni estere


G. Iuvinale

L'Unione Europea si è accorta (finalmente) della sua dipendenza strategica dalle importazioni cinesi. E gli investimenti "dagli occhi a mandorla" riguardano settori strategicamente importanti, quali l’energia, le telecomunicazioni, i porti e le ferrovie. Oltre la metà, poi, è realizzata da imprese di proprietà dello Stato cinese. E questo è un problema perché ai sensi della normativa UE i sussidi concessi dalla Cina, se forniti da uno Stato membro, sarebbero considerati aiuti di Stato. Questa differenza di trattamento può falsare, dunque, la concorrenza nel mercato interno dell’UE e rende difficile per l’Unione garantire parità di condizioni per le proprie imprese e i propri investimenti.


E questo è un aspetto prettamente giuridico.

L'altro, attiene, invece, alla crisi pandemica e al conseguente indebolimento dell'economia del vecchio continente. C'è il rischio di subire, ad avviso dell'UE, un'invasione commerciale da parte di imprese estere, in particolare cinesi, sovvenzionate con denaro statale.

Attualmente in UE non vi è alcun controllo dell'impatto sul mercato interno delle sovvenzioni estere e ciò pone l'industria europea in una posizione di svantaggio in termini di concorrenza con le imprese destinatarie di tali sovvenzioni.

L'UE, quindi, è corsa subito ai ripari proponendo agli Stati membri la creazione di uno strumento volto a mitigare tali rischi e garantire condizioni di parità nelle "acquisizioni, nelle procedure di appalto e nelle generali situazioni di mercato". Si tratta della cosiddetta "Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle sovvenzioni estere distorsive del mercato interno" del maggio scorso.


Il quadro normativo

La proposta è stata annunciata nel Programma di lavoro della Commissione europea per il 2021 e nella Comunicazione sul riesame della politica commerciale del febbraio scorso con la quale la Commissione ha definito la via per una politica commerciale aperta ma al contempo dotata degli strumenti necessari per combattere le pratiche sleali. Nel Libro bianco sulle sovvenzioni estere del giugno 2020, la Commissione europea ha evidenziato una lacuna nelle norme dell'Ue in materia di concorrenza, commercio e appalti pubblici che impedisce all'Ue di intervenire quando le sovvenzioni estere (nelle varie forme come prestiti a tasso zero, garanzie statali illimitate, esenzioni e riduzioni fiscali) causano distorsioni sul mercato interno. Questo vulnus è stato, in particolare, sottolineato anche in una recente Relazione della Corte dei Conti europea (riguardante, appunto, la strategia cinese di investimenti nell'Ue).

Inoltre, anche nella Comunicazione sulla nuova strategia industriale europea, la Commissione europea ha sottolineato la necessità di garantire condizioni di parità anche nei mercati internazionali.


Le misure proposte

La proposta, che è accompagnata da una valutazione di impatto, contiene una specificazione delle condizioni in base alle quali si ritiene che una sovvenzione estera falsi il mercato. Le norme introducono anche obblighi di notifica preventiva legati a casi specifici, norme procedurali applicabili all'esame preliminare e all'indagine delle concentrazioni notificate, nonché eventuali ammende ed interessi di mora.


La relazione del Governo

Nella relazione trasmessa alle Camere, il Governo si è espresso favorevolmente sull'introduzione del meccanismo "protettivo" sovranazionale. Riservandosi eventuali proposte di modifica su questioni di dettaglio tra cui l'adeguatezza delle soglie di notifica, l'ambito di intervento ex-officio della Commissione, il bilanciamento tra effetti positivi e negativi delle sovvenzioni estere e il ruolo delle autorità nazionali.





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