Il Governo Conte e la "democrazia sospesa"

Gabriele Iuvinale - Nicola Iuvinale

Un film già visto. Il confine tra Stato costituzionale ed “istituzione autoritaria” è stato nuovamente superato da questo Esecutivo. Oramai, come abbiamo più volte evidenziato in precedenti post, è divenuto un costante e pericoloso modus operandi.

Certo, non possiamo sottacere che anche Governi precedenti hanno fatto ricorso a prassi “poco ortodosse”, spesso censurate dalla Consulta, per sottrarsi ad un confronto parlamentare nell'adozione di norme giuridiche. Tuttavia, questo Governo ha avuto il “pregio” di aver introdotto, per primo, nell'ordinamento giuridico un “diritto emergenziale” in nome della pandemia - ignoto al mondo giuridico – capace di comprimere diritti fondamentali della persona, non solo in violazione di regole costituzionali – quali il principio di legalità sostanziale – ma anche sacrificando la democraticità dell’intero ordinamento costituzionale, bypassando sistematicamente il contraddittorio parlamentare.


E ciò, è ancor più grave in considerazione della materia oggetto delle regole de quibus: i diritti fondamentali della persona, come la libertà individuale e la salute. Diritti, ai quali la Costituzione riserva la massima forma di protezione possibile e di cui la moderna storia giuridica non ne rammenta un sacrificio così profondo e duraturo.


Il fatto

Il 30 dicembre scorso, la Legge di bilancio è stata definitivamente approvata anche dal Senato, confermando la fiducia al Governo.

I commi 457 – 467 dell'articolo 1, disciplinano l’adozione del Piano Strategico Nazionale dei vaccini per la prevenzione delle infezioni da virus SARS-CoV-2, regolando la relativa attuazione. Quest’ultima è demandata alle Regioni e alle Province autonome, che vi provvedono tramite i medici specializzandi e tramite i medici, infermieri ed assistenti sanitari reperiti mediante le agenzie di somministrazione di lavoro.

La norma dispone che la somministrazione dei vaccini viene effettuata presso le strutture individuate - sentite le Regioni e le Province autonome - dal Commissario straordinario, Domenico Arcuri.

Il comma 457 prevede, poi, che il Piano strategico nazionale viene adottato con decreto, avente natura non regolamentare, del Ministro della salute e deve garantire il massimo livello di copertura vaccinale sul territorio nazionale.

Va detto che la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome ha preso atto, nella seduta del 17 dicembre scorso, dell'informativa resa dal Governo sul Piano in questione.


Le censure

Secondo la nostra Costituzione, ciò che è essenziale per i diritti fondamentali deve essere regolato dal Parlamento con legge, non in dettaglio, ma nelle caratteristiche principali della definizione delle priorità.

Invece, la scelta governativa di delegare, per intero, l'adozione del Piano al Ministro della Salute si pone in evidente contrasto con questo principio. Dunque, potenzialmente incostituzionale.

Non solo.

Il Piano, potrà essere adottato dal Ministro Speranza attraverso un atto “singolare”: il“ decreto avente natura non regolamentare”.

Un atto di pura creazione politica che finisce anche per essere redatto da dirigenti ministeriali e tecnici.

Senza scendere troppo in dettaglio, la Corte Costituzionale nel 2016 (sentenza n. 116) lo ha chiamato “atto dalla indefinibile natura giuridica”.

La dottrina lo inquadra, inoltre, come atto che, dal punto di vista formale, è atto amministrativo mentre, sul piano pratico, viene adottato o per eludere l'articolo 117 comma 6 della Costituzione (riparto di competenze Stato – Regioni), oppure per aggirare il procedimento di adozione dei regolamenti o, infine, per evitare il parere del Consiglio di Stato, quale organo di controllo e garanzia deputato a mantenere il rispetto della legalità.


Conclusioni

L’impressione che si trae da questo modus operandi è, dunque, quella di un Governo che, ricorrendo con sempre rinnovata frequenza allo strumento del decreto-legge, ottenendo dal Parlamento la conversione in legge grazie al reiterato ricorso al voto di fiducia e rinviando, come nel caso di specie, per la disciplina di profili sostanziali e non formali, a “decreti di natura non regolamentare”, si sottragga, come più volte denunciato in questa sede, alla dialettica parlamentare.

Il tutto, favorito da un Parlamento sempre più inerte, che finisce per amplificare l’effetto di sollecitare il sistema delle fonti del diritto ad una torsione sempre più marcatamente autoritaria e tecnocratica nelle mani dell'Esecutivo.

Non si profila, dunque, in questo modo una sospensione della democrazia?

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