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Il "new look" della politica estera italiana. Ma i rischi cinesi restano lì

Aggiornamento: 23 set 2023

Per rimodellare l’immagine internazionale del Paese, il Premier italiano ha deciso di lanciare una nuova politica estera e di difesa, ma l'Italia resta vulnerabile ai "pericoli" provenienti dal regime di Pechino


G e N Iuvinale


Per far fronte all’attuale situazione politica interna, regionale ed internazionale, il Governo italiano, guidato da Giorgia Meloni, ha deciso di lanciare una politica estera e di difesa “più attiva”, tentando di rimodellare l’immagine e lo status internazionale dell’Italia.


Ma l'Italia resta vulnerabile ai pericoli provenienti dal regime di Pechino, anche se è ormai certa la (giusta) revoca del Memorandun of Understanding siglato dal Governo Conte nel marzo 2019.


Il Presidente del Consiglio dei Ministri italiano Giorgia Meloni. Foto GettyImages

Il Premier italiano e il Segretario Generale del PCC si incontreranno a Pechino nei primi mesi del prossimo anno.

Il New Look della politica estera e di difesa


Tre sono i pilastri che sorreggono il "Nuovo Volto" degli affari pubblici del Governo:

  • un "atlantismo" risoluto e pragmatico;

  • il "Piano Mattei" come nucleo della nuova politica verso l'Africa;

  • la costruzione di una rete di relazioni "Mediterraneo-Indo-Pacifico".

L'obiettivo principale è far sì che l'Italia recuperi la sua posizione di potenza regionale con influenza globale nel quadro dell'azione della NATO e dell'UE.

Tra questi, l'"atlantismo" enfatizza principalmente la solidarietà e la cooperazione militare, politica ed economica tra il Nord America e i Paesi dell'Europa occidentale.


L'Italia, in quanto membro fondatore dell'UE e membro del G7, è un tradizionale sostenitore dell'atlantismo e il Governo Meloni intende integrarlo ulteriormente nella sua politica estera e di difesa.


L'Africa

La politica del "Nuovo Volto" verso l'Africa è incentrata sul cosiddetto "Piano Mattei" con il quale, a fronte della crisi energetica in Europa, si è rivolta l'attenzione al continente africano nella speranza di renderlo un "fornitore stabile di energia" per l'Italia attraverso la formulazione di politiche rilevanti.


"[..] L’Africa non è un continente povero. È al contrario un continente ricco di risorse strategiche. Detiene la metà di quelle minerarie del mondo, tra cui abbondanti terre rare, e il 60% delle terre coltivabili, spesso inutilizzate. L'Africa non è un continente povero, ma è stato spesso, ed è, un continente sfruttato. Troppo spesso gli interventi delle Nazioni straniere nel continente non sono stati rispettosi delle realtà locali. Spesso l’approccio è stato predatorio, e ciononostante perfino paternalistico. Occorre invertire la rotta. L’Italia vuole contribuire a creare un modello di cooperazione, capace di collaborare con le Nazioni africane affinché possano crescere e prosperare grazie alle risorse che possiedono. [...] Saremo i primi a dare il buon esempio con il 'Piano Mattei per l'Africa', un piano di cooperazione allo sviluppo che prende il nome di Enrico Mattei, un grande italiano che sapeva conciliare l'interesse nazionale italiano con il diritto degli Stati partner a conoscere una stagione di sviluppo e progresso", ha detto il Premier italiano nel suo intervento alla 78ma Assemblea Generale delle Nazioni Unite".


Il Piano dovrebbe essere presentato il prossimo ottobre.

"Stiamo lavorando in cooperazione con i Paesi africani perché non puoi pretendere di sapere quali siano le soluzioni migliori senza interlocuzioni coi diretti interessati", ha detto la premier lo scorso aprile.


Il Mediterraneo

La costruzione di una rete di relazioni "Mediterraneo-Indo-Pacifico" è vista come un passo importante per aumentare l'influenza internazionale dell'Italia. Il Governo Meloni intende rafforzare la cooperazione con Paesi come gli Emirati Arabi Uniti, Israele e l'India attraverso una serie di accordi bilaterali e multilaterali.


Secondo gli analisti, la politica del "New Look" è incentrata sul rendere il Mediterraneo "il cortile di casa dell'Italia", in modo che quest'ultima possa espandere la propria influenza in Europa e in Africa. L'intento, è costruire una "rete ampia" che includa il Nord Africa, i Balcani occidentali, il Medio Oriente, il Golfo Persico e la regione del Mar Rosso.


Difesa

Anche il Ministero della Difesa italiano ha un ruolo importante nell'attuazione concreta della politica del "New Look".


Alcuni analisti hanno sottolineato che in passato l'Italia ha considerato l'"uso della forza" come una "opzione secondaria" nella sua politica estera e che questa linea di pensiero potrebbe essere modificata in futuro.


Il Ministro della Difesa Crosetto ha dichiarato di volere che le forze armate diventino un affidabile supporto e moltiplicatore di forze per le operazioni dell'Italia all'estero. A tal fine, il governo italiano investirà maggiormente in ricerca e sviluppo nei settori dell'intelligenza artificiale, dei sistemi di telerilevamento, dei velivoli senza pilota e dei sistemi di contrasto ai droni, delle tecnologie avanzate di attacco e difesa informatica, dei sistemi di fuoco aereo e antiaereo e delle attrezzature antisommergibile.


A livello diplomatico, le Forze Armate italiane creeranno maggiori opportunità di cooperazione con gli alleati per aumentare la propria presenza e influenza sulla scena internazionale.


Secondo la visione del governo Meloni, il Ministero della Difesa e quello dello Sviluppo Economico guideranno l'attuazione di questa nuove politica estera, attraverso la firma di accordi di cooperazione nel settore della difesa con altri Paesi, la diplomazia navale, nonché il co-investimento in tecnologie chiave, come nel settore aerospaziale.


I possibili ostacoli

La promozione di tale nuova politica si scontra con molte incertezze, come la lenta crescita economica del Paese, il rischio di sovraccaricare l'economia nazionale, gli attriti e i conflitti con i vicini europei.


I rischi cinesi

Sul tavolo, però, restano ancora irrisolte le quesioni riguardanti la sicurezza nazionale.

Di seguito un elenco non esaustivo.


  1. Mancanza di una legge sugli agenti stranieri. Il Foreign Agents Registration Act del 1938 degli Stati Uniti richiede, ad esempio, che le persone che agiscono come agenti di presidi stranieri a titolo politico (o quasi politico) debbano rendere pubblica periodicamente la loro relazione con il preponente estero, nonché le attività, gli incassi e gli esborsi a sostegno di tali attività. Sempre negli USA, diversi atti legislativi adottati nel 2018 hanno incluso disposizioni importanti per contrastare il PCC e altre influenze maligne straniere. Il National Defense Authorization Act del 2019 definisce “operazioni e campagne di influenza straniera maligne” quelle “coordinate, dirette, o applicazione indiretta di capacità diplomatiche, informative, militari, economiche, commerciali, di corruzione, educative e di altro tipo nazionali, da parte di potenze straniere ostili per influenzare atteggiamenti, comportamenti, decisioni o risultati all’interno degli Stati Uniti”.

  2. L'impiego della tecnologia cinese nelle infrastrutture critiche. Non c'è ancora una exit strategy che ci metta al sicuro dall'utilizzo massivo di tale tecnologia nelle reti nazionali. L’UE ha consigliato ai suoi Stati membri di non utilizzare tali apparecchiature come quelle Huawei e ZTE sulle loro reti 5G, nel tentativo di rafforzare la sicurezza a livello di blocco. Il Regno Unito è in procinto di rimuovere la tecnologia Huawei dalla sua rete 5G, “in risposta alle sanzioni statunitensi” relative alla tecnologia cinese.

  3. Il Governo cinese penetra nella tecnologia nazionale. L’ingresso di una qualsiasi società cinese fornitrice di tecnologia nel mercato interno di uno Stato equivale ad autorizzare un’infiltrazione di Pechino. Nel 2017 in Cina è stata adottata la legge sull’intelligence nazionale che dispone l’obbligo, per tutte le organizzazioni e i cittadini cinesi, di collaborare con il governo per questioni di sicurezza.

  4. Gli acquisti (e l’uso) di hardware e software “commerciali pronti all’uso” (COTS) da società di proprietà o controllate cinesi. Su questo aspetto, gli Stati Uniti hanno già lanciato l’allarme nel 2019 quando un rapporto dell’Ispettore generale del DOD individuava negli acquisti di computer, stampanti e videocamere cinesi un potenziale rischio. Non solo; aziende cinesi bandite o limitate dalle reti militari e di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, continuano a stipulare contratti con il Governo italiano e con gli enti pubblici per l'acquisto di prodotti tecnologici prodotti da Lexmark (come le stampanti), Lenovo (come i laptop), Hikvision (come le telecamere di sorveglianza) che "possono in vario modo raccogliere o rubare dati personali sensibili o proprietà intellettuale proprietaria, essere impiegati come canali per armi informatiche e condurre una sorveglianza surrettizia" sugli italiani (leggi qui tutti i rischi). “L’approvvigionamento di componenti critici dalla Cina presenta il rischio di prodotti deliberatamente compromessi o sabotati” riferisce l’U.S.-China Economic and Security Review Commission nel suo ultimo rapporto inviato al Congresso. Gli scrittori militari cinesi, come il teorico Ye Zheng, considerano il sabotaggio e lo sfruttamento delle catene di approvvigionamento di un avversario un’efficace tattica militare e di spionaggio. Nel 2020, un rapporto di SOSI International ha rilevato che i documenti strategici dell’Esercito popolare di liberazione danno la priorità allo “sfruttamento delle catene di approvvigionamento nemiche e ad altre vulnerabilità”, inclusi “attacchi hardware nascosti con mine, interfacce o backdoor incluse nelle infrastrutture di trasporto, informazione e comunicazione”. Sebbene non tutto l’hardware prodotto in Cina rappresenti una minaccia per la sicurezza nazionale delle infrastrutture, l’Esercito popolare di liberazione (PLA) considera il sabotaggio delle catene di approvvigionamento di un avversario come una tattica di guerra. L’esperto Jan-Peter Kleinhans ha avvertito gli Stati Uniti che “i semiconduttori sono particolarmente vulnerabili al sabotaggio e ad altri exploit durante le fasi di produzione APT di back-end in cui la Cina rivendica una quota di mercato sostanziale”. Il fatto che il 90% dei telefoni del mondo e quasi l’80% dei computer siano fabbricati in Cina rende lo sfruttamento dei prodotti tecnologici una seria minaccia. Un rapporto del 2019 dell’ispettore generale del Dipartimento della Difesa americano (DOD) evidenziava che gli Stati Uniti non avevano sviluppato controlli per impedire l’acquisto di prodotti informatici (IT) commerciali offthe-shelf (COTS) con rischi noti per la sicurezza informatica. Ad esempio, il rapporto stabiliva che l’esercito e l’aeronautica degli Stati Uniti avevano acquistato più di 32 milioni di dollari di articoli IT COTS, tra cui Computer Lenovo di proprietà cinese, con vulnerabilità note della sicurezza informatica. Nella sua valutazione sulle minacce provenienti dall’uso dei computer Lenovo, il DOD elenca lo spionaggio informatico, l’accesso alla rete e la proprietà, il controllo e l’influenza del governo cinese. L’approvvigionamento persistente da fornitori cinesi come Lenovo, comporta, quindi, seri rischi alle catene di approvvigionamento della difesa italiana, nonché alla sicurezza statale "latu senso".

  5. Propaganda e spionaggio cinese. Difetta un valido strumento giuridico di mitigazione del rischio. E' noto che un certo numero di entità ufficiali (e para-ufficiali) conducono attività all’estero, guidate o finanziate dal Fronte Unito: fra queste, le associazioni culturali e di “amicizia” e i gruppi accademici all’estero, come le Associazioni di Studenti e Studiosi Cinesi (CSSA) e gli Istituti Confucio (vedi qui l'elenco di quelli presenti in Italia). Gli Istituti Confucio, in particolare, sono organizzazioni educative sponsorizzate dal PCC che insegnano lingua, cultura e storia cinese a livello primario, secondario e universitario in tutto il mondo. Tuttavia, promuovono anche la narrazione preferita da Pechino e sovvertono importanti principi accademici come l’autonomia istituzionale e la libertà accademica. È significativo che i Confucio Institutes sono finanziati dal Dipartimento di Propaganda del PCC, mentre sono supervisionati da personale con sede nelle ambasciate e nei consolati cinesi. Oltre ad ospitare eventi culturali e corsi di lingua, gli Istituti Confucio organizzano proteste contro argomenti ritenuti “minacce” alla stabilità del governo del PCC oppure eventi per distorcere la storia (ad esempio, invitando oratori che ripetono punti di propaganda del PCC sul Tibet o sulla inaccettabile versione cinese dei diritti umani. (E' recente la notizia secondo cui le autorità britanniche avrebbero arrestato due persone con l'accusa di spionaggio, tra cui un ricercatore del parlamento britannico che è indagato per spionaggio a favore della Cina. L’ ultima volta che un giornale britannico ha riportato accuse di spionaggio cinese è stato nel febbraio 2021, quando The Telegraph ha riferito dell’espulsione di tre cittadini cinesi che lavoravano come giornalisti). Diversi rapporti hanno portato alla luce ulteriori esempi di campagne di influenza poste in essere nei Paesi europei, Italia compresa, importanti sia per le tattiche usate dal Fronte Unito che per il chiaro intento di influenzare positivamente la politica estera nei confronti della Cina. Queste pincludono: l’influenza sul discorso accademico e politico; l’interferenza politica ed elettorale; la cooptazione delle élite; il controllo dei media in lingua cinese all’estero; le dipendenze finanziarie dei mercati dell’istruzione; i coinvolgimenti istituzionali; l’induzione all’autocensura; la guerra politica a Taiwan; l’uso di think tank; l’utilizzo dei movimenti di cittadini, turisti cinesi, influencer (compresi gli YouTubers occidentali) e accademici stranieri; l’uso dei social media, comprese le relative app, come TikTok. Anche le collaborazioni scientifiche universitarie con Pechino, spesso finanziate con i soldi dei contribuenti, comportano un rischio di furto e/o trasferimento di tecnologia.

  6. Il rischio dei porti gestiti dalle imprese statali cinesi con forti legami con il PCC e le Forze Armate cinesi (PLA), e quelli per l'uso della piattaforma digitale cinese LOGINK utilizzata in almeno due porti italiani. Per una analisi integrale dei rischi vedi il video qui.

  7. La fragilità delle catene di approvvigionamento. Anche se il problema riguarda più in generale l'Unione Europea, l'Italia ha una dipendenza strategica dalla Cina per numerosi prodotti (minerali, chip, batterie, terre rare, prodotti farmaceutici, elettronica di consumo) che finiscono per mettere a rischio la sovranità economica italiana ed europea. Da questo punto di vista occorre aprire nuovi mercati con Paesi "sicuri", attuare politiche di sostegno per cogliere nuove opportunità di investimento straniero (vedi Intel), attuare una severa pressione politica in Europa per l'attuazione di accordi di libero scambio nei settori critici. Agire a livello internazionale con gli USA/Giappone/Canada/Corea del Sud per l'istituzione di un organismo alternativo all'OMC in grado di tutelare gli Stati partecipanti dalla coercizione economica di Pechino.




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