La Cina e la futura criptovaluta nazionale. Ovvero il cashback italico e il tozzo di pane avvelenato

Aggiornamento: feb 22

di Nicola Iuvinale

La Cina ha appena concluso il più esteso test al mondo sperimentando una versione digitale dello Yuan, la moneta nazionale.

I primi test pilota sono stati avviati dalla Banca Centrale Cinese ad aprile 2020.

Per incentivare i cittadini a pagare utilizzando la moneta digitale, il Governo ha pensato ad una particolare iniziativa: una lotteria che ha messo in palio per circa 50mila cittadini un totale di 10 milioni di yuan digitali (1,2 milioni di euro) da spendere per le spese quotidiane.

La finalità dichiarata dal governo cinese è quella di eliminare l’uso del cash per fronteggiare problemi come l’evasione, il riciclaggio, la corruzione e garantire maggiore stabilità monetaria.

L’adozione della valuta digitale a livello nazionale è generalmente ritenuta ormai prossima.

Non dimentichiamo, però, che la Cina pur avendo uno sviluppo economico che impressiona gli uomini politici di tutto il mondo, è la più grande dittatura comunista, nota non solo per le diffuse violazioni dei diritti umani ma anche per l’influenza e il controllo del partito sulla società.


Oggi, coloro che osano criticare il regime sono ancora braccati dalla polizia e i sindacati autonomi continuano a essere proibiti.

Si comprende, allora, che l'adozione dello yuan digitale va anche verso la direzione del controllo dello Stato sui cittadini; sui consumi, sulle abitudini di vita, sugli acquisti, sui guadagni e soprattutto, sulla eventuale possibilità di “sospendere” temporaneamente la circolazione interna della “criptovaluta” di Stato staccando semplicemente la “spina”.

Anche in Europa la BCE ha avviato una consultazione pubblica sulla valuta elettronica comunitaria. E anche in USA la FED punta a una versione virtuale del dollaro, tra non poche perplessità.

Ma queste nuove monete elettroniche non saranno certo create con l’obiettivo di sostituire il contante, ma di affiancarlo.

Una sorta di "criptovaluta" regolamentata, centralizzata e non anonima come il Bitcoin.

Ma la strada per le democrazie occidentali è ancora molto lunga.

Ne andranno, tra l'altro, valute la sicurezza nella circolazione e il rispetto della privacy dei cittadini.

Non dimentichiamo che la strutturazione di un equo sistema monetario internazionale è il presupposto indispensabile per la normalizzazione degli equilibri politici ed economici mondiali.

Poiché il tema, anche se di fondamentale importanza, costituisce un aspetto puramente tecnico della politica economica, va preliminarmente chiarito che esso presuppone a monte un discorso che deve necessariamente toccare aspetti essenziali di razionalità, di etica e culturali, perché, altrimenti, lo strumento monetario impazzisce nelle mani di chi l'adopera e non è più uno strumento al servizio della collettività, ma viceversa una grave minaccia alle stesse libertà fondamentali dei popoli.

Quando dei termini strabilianti entrano nel linguaggio corrente, l'opinione pubblica perde la consapevolezza del loro significato e si adatta ad accettare come fatti normali anche episodi assolutamente straordinari.

Oggi l'opinione pubblica italiana ha accettato, come fatto del tutto normale, ragionevole e finanche conveniente, l'istituzionalizzazione del cosiddetto cashback e della lotteria di Stato.

Attraverso la sudditanza allo “Stato burocrate e parassitario” voluto dalla cattiva politica, una soggezione paragonabile ai vecchi regimi comunisti, è stata inconsapevolmente accettata la svendita della propria libertà.

Una misura voluta dalla comune grillino-piddina, da quel governo di sinistra che ha rappresentato una delle peggiori politiche populiste e liberticide degli ultimi anni.

Un ingente sperpero di denaro pubblico pari a circa 4,5 miliardi di euro in tre anni che avrebbe potuto, invece, essere destinato ad incentivare la produzione dei vaccini anti-covid su licenza in Italia.

Subito dopo l'adozione del cashback è arrivato pure il richiamo formale della Banca Centrale Europea che ha ribadito il ruolo fondamentale del contante e la prerogativa della BCE sulla politica monetaria in UE.

Anche la Corte di giustizia dell’Unione europea ha riaffermato che il pagamento in contanti non può essere sostituito da mezzi elettronici obbligatori, salvo casi eccezionali.

Una misura, quella italica, fatta passare come aiuto ai negozianti e cittadini ma, di fatto, malcelatamente finalizzata a tentare di combattere l'evasione fiscale, attraverso la lotta al contante.

Come nei paesi comunisti dove il denaro è considerato il “diavolo” da combattere.

E qui, in terra italica, dove lo sperpero di Stato degli ultimi trenta anni è in qualche modo “tollerato”, il contante viene invece considerato il nuovo “demone” da sconfiggere.

Il suo uso è considerato, nella percezione sociale e non solo, quale “presunzione” di evasione fiscale.

E si impone, quindi, una sorta di sistema di spionaggio perpetuo che evoca ambienti da “Stasi o da polizia cinese”.

Non che l'evasione sia giusta, sia chiaro.

In Italia lo Stato ha sempre investito nella lotta all'evasione ma con scarsissimi risultati pur disponendo di sistemi informatici raffinatissimi.

Colpa anche di una burocrazia inefficiente e di una pessima politica.

Di quella che si erge a paladina della tutela del fisco e delle libertà che però, a ben vedere, è essa stessa, da anni, una dissipatrice cronica di denaro dei contribuenti attraverso una spesa abietta e improduttiva.

E in cambio del tozzo di pane avvelenato cosa si è ceduto?

Una parte della propria libertà!

Proprio come ideato e voluto dal Partito Comunista Cinese.

.....Pochi comprenderanno questo sistema, coloro che lo comprenderanno saranno occupati nello sfruttarlo, il pubblico forse non capirà mai che il sistema è contrario ai suoi interessi”. (Cit. Ezra Pound).

La futura buona politica dovrà parlare chiaro e invertire la rotta; i cittadini, dal canto loro, dovranno inevitabilmente essere più consapevoli delle proprie scelte.


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