La crisi Kazaka e l'aumento del prezzo del gas. Cosa accadrà in Italia?

La politica energetica e del cambiamento climatico, spesso viste come una questione di politica interna, avranno un impatto crescente sia sulla geopolitica globale che sulla geoeconomia


di Nicola Iuvinale

Il perseguimento da parte dell'Occidente di obiettivi in ​​materia di energia verde e cambiamento climatico è indirettamente responsabile degli attuali disordini in Kazakistan?

E ciò, cosa potrebbe suggerire sui legami tra politica ambientale, scelte energetiche e stabilità geopolitica europea ed euroasiatica?

Negli ultimi due anni, c'è stata una grande pressione politica sui governi occidentali e le compagnie energetiche, per abbandonare la produzione e l'uso di idrocarburi, verso un futuro di energia verde.

Le compagnie energetiche occidentali sono state conseguentemente restie a fare nuovi e importanti investimenti nella produzione di petrolio e gas.

Nonostante le incertezze portate dall'ondata pandemica, la domanda di petrolio (e gas naturale) sta salendo, mentre le fonti di approvvigionamento si restringono.

Cercando di recuperare il terreno perduto, i venditori di petrolio stanno cercando di massimizzare i profitti, in parte per alleviare i danni inflitti dalla pandemia ai loro guadagni, ma anche per rafforzare le loro riserve di capitale.

La politica del gruppo OPEC Plus - che gestisce il controllo del prezzo attraverso la produzione di petrolio - e gli ultimi provvedimenti di Washington, per tentare di ribassarne il prezzo con l'uso una tantum delle riserve strategiche, evidenziano che la domanda continua a superare l'offerta.

Anche i consorzi petroliferi in Kazakistan - una partnership tra le compagnie statali e i loro partner occidentali - hanno visto aumentare la domanda e la disponibilità dei consumatori occidentali e asiatici a pagare di più.

E qui sta quello che potrebbe essere stato un calcolo fatale.

Un sottoprodotto chiave del petrolio greggio esportato dal Kazakistan è il "gas di petrolio liquefatto" (GPL), una miscela di gas idrocarburici rilasciati nella produzione di petrolio.

Il GPL (che molti americani usano sotto forma di propano) è un prodotto energetico di base in Kazakistan, per l'uso nel riscaldamento, nella cucina e nell'alimentazione dei veicoli (come il gas per auto).

Per anni il GPL è stato venduto ai consumatori locali "a tariffe agevolate ben al di sotto del costo di produzione"; anche altri beni sono stati sovvenzionati dallo Stato.

Questo fa parte del "contratto sociale" tra i cittadini e il governo negli stati autoritari, dove viene garantito un tenore di vita di base.

Come si è visto in Egitto e in Venezuela, quando un governo perde la capacità di "controllare" artificialmente i prezzi di mercato, come parte del suo implicito contratto sociale, segue invariabilmente la protesta.

La decisione di alzare il tetto massimo del prezzo del GPL è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e ha letteralmente alimentato la rabbia, latente, nei confronti del governo.

Oggi, il Kazakistan è in piana rivolta e "occupato" anche dalle truppe russe che devono necessariamente tutelare gli interessi di Mosca.

Il Kazakistan è, infatti, molto importante sia per la Russia che per la Cina.

Senza l'economia del Kazakistan, non esisterebbe l'Unione economica eurasiatica e ci sono una serie di importanti joint venture russo-kazake.

Inoltre, il lungo confine indifeso è di particolare vulnerabilità, che la Russia vuole rafforzare in un momento in cui la sua posizione nei confronti dell'Ucraina è così instabile.

Per la Cina, il Kazakistan è la chiave di volta per il "nuovo ponte terrestre eurasiatico" della sua iniziativa Belt and Road, ed è il suo fornitore chiave di energia e risorse.

Ulteriori interruzioni nelle forniture di gas naturale creerebbero reali difficoltà economiche per la Cina.

Ma la crisi in Kazakistan è anche una prova della “tenuta” Russia-Cina su come gestire la geopolitica dell'Asia centrale tra Mosca e Pechino.

Intanto gli Stati Uniti, con la loro produzione di GNL (gas naturale liquefatto), si posizionano per guidare il mondo nel 2022.

Gli usa sono, infatti, il maggior esportatore del globo.

In un momento in cui il mondo ha a che fare con una furia nelle forniture di gas naturale, con le navi cisterna americane di GNL che deviano dai loro tradizionali clienti asiatici a compratori europei più disperati, Italia ne è, purtroppo, esclusa per l'assenza di porti idonei ad accogliere le navi cisterna statunitensi e rigassificatori necessari a rendere "funzionale" il GNL.

Quindi, come l'energia funge da importante substrato dietro le tensioni Russia-Ucraina, cresce la preoccupazione per qualsiasi interruzione delle forniture di energia da parte di un importante produttore, perché ciò avrà importanti ripercussioni geopolitiche e geoeconomiche.

Ad esempio, l'aumento del prezzo del gas ha prodotto danni anche in Repubblica Ceca; ha causato un fenomeno che non era previsto. I giovani sono stati costretti a tornare a vivere con i loro genitori.

Il monopolio russo del gas.

L'Europa oggi paga perché si è resa suddita di Putin.

La Russia sta usando la sua fornitura monopolistica del gas verso l'Europa come un'arma per ottenere obbedienza politica. Questa strategia funziona perché l'Europa si è resa dipendente dall'energia russa e perché gli inverni europei sono freddi.

L'Europa, l'Italia, Biden e gli USA dovrebbero svegliarsi.

Putin sta estorcendo le democrazie europee perché gli è stato permesso di farlo.

Anche se i funzionari dell'amministrazione Biden responsabili delle questioni di sicurezza energetica europea non sembrano capirlo, Putin è stato in realtà abbastanza aperto sul motivo per cui sta aumentando la pressione.

Vuole l'approvazione del Nord Stream 2 e lo vuole ora. Putin sta "congelando" le imprese e le case europee e gli indici di gradimento dei politici europei, per ottenerlo.

Scommette sul fatto che Scholz prevarrà sul ministro degli esteri tedesco Annalena Baerbock e accelererà l'approvazione del Nord Stream 2.

Ciò significherà l'assicurazione del dominio energetico della Russia in Europa e, contrariamente alle finzioni del Dipartimento di Stato di Biden, l'assoggettamento energetico dell'Ucraina e dell'Europa orientale.

Gli eventi in Kazakistan sono un triste campanello d'allarme per i governi dell'Europa e dell'Eurasia; i problemi economici portano inevitabilmente alla protesta politica.

A ciò si aggiunga, la crescente fame di energia dei paesi in via di sviluppo, Africa compresa.

Tutto ciò suggerisce che la politica energetica e del cambiamento climatico, spesso vista come una questione di politica interna, in realtà avrà un impatto crescente sia sulla geopolitica globale che sulla geoeconomia.

Come affrontare, allora il green deal, cioè la sostituzione delle energie da fonti fossili con energia elettrica "pulita"?

Sicuramente con il nucleare e l'indipendenza energetica.

Su questo tema l'Italia è in profondo rosso e l'Europa sembra gingillarsi pensando alle case e alle auro green, senza preoccuparsi di dove e come "trovare" energia elettrica.

Parola a Chicco Testa che ce lo spiega con parole chiare ma molto, molto pesanti; con uno sguardo alla geoeconomia.

Fondazione Einaudi Prediche Moderatamente Utili con Fabio Scacciavillani, Nicola Iuvinale e Gabriele Iuvinale.


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