La giurisdizione universale. Una via per la tutela delle vittime di crimini contro l'umanità

Il ricorso alla giurisdizione universale come meccanismo giurisdizionale per le vittime di crimini internazionali è diventato, negli ultimi anni, sempre più frequente. Ciò, sia perché nei paesi nei quali si verificano violazioni c'è una certa riluttanza all'accertamento delle responsabilità, sia per le notevoli carenze del sistema giudiziario internazionale dell'Aia. Sebbene la giurisdizione universale debba affrontare ancora serie sfide a livello legale, politico e pratico, spesso rimane l'unica strada percorribile alle vittime per ottenere giustizia e affrontare il "divario dell'impunità"


di Nicola Iuvinale

Il 13 gennaio 2021, la Corte regionale superiore di Coblenza, in Germania, ha condannato all'ergastolo Anwar Raslan, alto funzionario del governo siriano di Bashar al-Assad per crimini contro l'umanità.

Raslan è stato a capo del dipartimento investigativo della direzione generale dell'intelligence siriana, in particolare sovrintendeva alla sezione investigativa del ramo 251 e successivamente del ramo 285, centri di prigionia nei quali i funzionari detenevano e interrogavano sospetti attivisti antigovernativi.

Dopo aver valutato le prove in un ordinario processo, la corte tedesca ha ritenuto dimostrato che l'imputato Anwar R. fosse stato un co-autore del reato, consistito nell'attacco sistematico e prolungato lanciato contro la popolazione civile della Siria, provocando l'omicidio di 27 persone e l'uccisione di altre 4.000, nonché la compromissione fisica di altri individui essendo stati anche sottoposti a torture durante il loro periodo di detenzione.

Il legislatore tedesco ha previsto l'ergastolo sia per omicidio che per i reati definiti nell'articolo 7 comma 1, n. 1 del Codice tedesco dei crimini contro il diritto internazionale (Völkerstrafgesetzbuch, in breve VStGB) e la sentenza è stata emessa sulla base di questi principi normativi.

La legislazione tedesca incorpora lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale dell'Aia (CPI) nel diritto interno.

La Corte penale internazionale all'Aia, operativa dal 2002 è un tribunale internazionale di giurisdizione generale per perseguire i cittadini degli Stati membri per genocidio, crimini contro l'umanità, crimini di guerra e crimini di aggressione, come previsto dallo Statuto di Roma della Corte penale internazionale firmato nel 1998.

Il grave crimine internazionale è definito nell'articolo 7 dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale come un atto criminale grave commesso nell'ambito di un "attacco diffuso o sistematico diretto contro qualsiasi popolazione civile, con conoscenza dell'attacco", inclusi omicidio, stupro, schiavitù, persecuzione, sterminio e tortura".

Visto che la Corte penale internazionale ha una giurisdizione di natura esplicitamente definita "complementare", non si può dunque escludere che questo tipo di reati - quando fuoriescano dalla competenza ratione temporis o ratione loci di quell'organo e non vengano puniti dallo Stato in cui hanno luogo - possano attivare la giurisdizione punitiva degli ordinamenti nazionali che contemplano questa possibilità.

Tuttavia la giurisdizione universale è ciò che consente al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di deferire situazioni specifiche alla Corte penale internazionale, come è successo con il Darfur (2005) e la Libia (2011).

In questa direzione va anche la risoluzione 1674 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, adottata il 28 aprile 2006: essa ribadisce le disposizioni dei paragrafi 138 e 139 del documento finale del vertice mondiale del 2005 sulla responsabilità di proteggere le popolazioni dal genocidio, dai crimini di guerra, pulizia etnica e crimini contro l'umanità e impegna il Consiglio di sicurezza ad agire per proteggere i civili nei conflitti armati.

Ma anche i singoli Stati possono fare molto per punire crimini efferati commessi contro l'umanità.

Il cosiddetto principio di giurisdizione universale, infatti, prevede il perseguimento globale dei reati, da parte di paesi e non del Tribunale Penale Internazionale, indipendentemente dal luogo di commissione del fatto e dalla nazionalità degli autori del reato e delle vittime.
Si basa sulla considerazione che il perseguimento dei principali crimini internazionali, sia nell'interesse dell'umanità e non del singolo stato.

In particolare in Germania, il principio della giurisdizione universale è stato inserito nella Sezione 1, comma 1, del codice penale internazionale tedesco. Questa disposizione prevede la giurisdizione dei tribunali tedeschi per i crimini contro l'umanità, anche se sono stati commessi all'estero e non vi è alcun collegamento con la Germania.

La Sezione 1 del Codice tedesco dei crimini contro il diritto internazionale del 2002, quindi, fornisce ai tribunali tedeschi una giurisdizione universale "pura" sui crimini elencati nel codice, anche in assenza di un legame tra la Germania e il crimine.

Secondo il sistema giuridico tedesco, i crimini internazionali sono reati perseguibili d'ufficio (Offizialdelikte): non si dipende quindi dalle denunce penali individuali delle vittime, per avviare l'azione penale.

la Germania ha attuato nel proprio diritto penale il principio della giurisdizione universale per genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra attraverso il Völkerstrafgesetzbuch ("codice penale internazionale", letteralmente "codice del diritto penale dei popoli"), che ha recepito, come detto, nel diritto nazionale, il trattato che istituisce la Corte penale internazionale.

Inoltre, l'articolo 7 del codice penale tedesco Strafgesetzbuch (stGB) stabilisce il principio di aut dedere aut judicare, affermando che il diritto penale tedesco si applica ai reati commessi all'estero da cittadini stranieri che attualmente risiedono in Germania se non esiste una giurisdizione penale all'estero o quando non è stata presentata alcuna richiesta di estradizione

Sebbene una diversa formulazione legislativa porti a diversi livelli di "purezza" del principio di giurisdizione universale ("pura" e "condizionale", gli stati che incorporano specificamente i principi di giurisdizione universale nella loro legislazione nazionale includono, tra l'altro, Argentina, Austria, Finlandia, Francia, Germania, Norvegia e Svezia.



Per ulteriori informazioni sulla differenza tra giurisdizione universale "pura" e "condizionale", scaricare il rapporto del Centro internazionale per la giustizia di transizione sulla giurisdizione universale qui.

Per una rassegna non esaustiva dei recenti sviluppi nei casi condotti secondo il principio della giurisdizione universale Lowfareblog.

Per risorse complete sull'argomento, vedere Universal Jurisdiction Database di Trial International e la sua Universal Jurisdiction Annual Review.

Corte regionale superiore di Coblenza comunicato

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