Le sanzioni britanniche contro la Russia e Putin sono pietosamente inadeguate. Perché?

"restringere il denaro russo nel Regno Unito". Al tempo stesso Johnson non ha esteso il "blocco" ai donatori "russi" del suo partito conservatore


di Nicola Iuvinale

La chiave per una politica estera efficace, secondo Theodore Roosevelt, è parlare a bassa voce e portare un grosso bastone.

Dall'inizio della crisi ucraina Boris Johnson, al di là della grave crisi che riguarda il suo Governo, ha scelto di ignorare la prima parte di questo consiglio.

Lungi dal parlare a bassa voce, è stato invece una di quelle più forti tra i leader occidentali in difesa della sovranità e dell'integrità territoriale dell'Ucraina, chiedendo una risposta solida se la Russia avesse invaso il suo vicino.

Ora sembra che abbia ignorato anche la seconda parte dell'adagio dell'ex presidente degli Stati Uniti, come riporta oggi The Times.

In risposta alla decisione di lunedì scorso, del presidente Putin di riconoscere l'indipendenza delle regioni separatiste ucraine di Donetsk e Luhansk e di inviare truppe russe in entrambe le regioni come "custodi di pace", Johnson ha risposto che la Gran Bretagna ha solo imposto sanzioni su cinque banche russe e tre persone, tra cui Gennady Timchenko.

"Ogni asset detenuto nel Regno Unito verrà congelato e agli individui in oggetto sarà vietato l'ingresso", ha detto Johnson riferendosi alle persone soggette a sanzioni.

Timchenko è uno stretto alleato di Vladimir Putin.

Le banche sanzionate sono Rossiya, IS Bank, General Bank, Promsvyazbank e Black Sea Bank.

La Gran Bretagna ha solo minacciato di tagliare l'accesso delle aziende russe al dollaro e alla sterlina, impedendo loro di raccogliere capitale a Londra e di esporre quello che Johnson chiama il sistema a "matrioska" che riguarda le proprietà di immobili e aziende.

L'Inghilterra è, infatti, il paese con maggiori investimenti dei cosiddetti "oligarchi" russi; molti di loro sono perfettamente integrati nella società, nella politica, hanno la cittadinanza inglese, così come le loro famiglie e figli.

Tuttavia, quando è stato ripetutamente interrogato alla Camera dei Comuni ad estendere questa nuova "repressione" anche ai donatori del suo Partito conservatore, Johnson ha rifiutato.

Alla domanda sul perché il suo partito avesse accettato centinaia di migliaia di sterline dalla moglie di uno degli ex ministri del presidente russo Vladimir Putin, Johnson ha insistito sul fatto che tutti i donatori del partito sono nati nel Regno Unito.

Ha poi detto che coloro che hanno tentato di sollevare la questione erano colpevoli di "russofobia".

Johnson ha ripetutamente difeso la decisione del Partito conservatore di accettare finanziamenti da individui legati alla Russia.

Da quando è diventato il suo leader, il Partito conservatore ha accettato 2 milioni di sterline da tali persone, con un quarto del suo stesso gabinetto che riceve donazioni da loro.

Ma, al di là delle difficoltà politiche di Johnson e del suo paese a ritrovare un ruolo internazionale, di tentare di ricostruire una "economia produttiva post brexit" - oggi limitata a quella di grande paradiso finanziario globale - la scelta del "tipo di deterrenza" da perseguire, per far cessare il bullismo di Putin, assume inevitabilmente una dimensione di "complessità globale".

Sullo scacchiere geopolitico e sulla contrapposizione delle forze in campo però, solo una deterrenza credibile può impedire l'invasione russa dell'Ucraina e una nuova guerra in Europa.

La minaccia di devastanti sanzioni finanziarie, commerciali e personali dell'occidente è credibile, ma potrebbe non costituire un deterrente sufficiente.

La semplice minaccia di una risposta militare occidentale potrebbe rappresentare un deterrente ma non è credibile.

Una misura di deterrenza deve essere sia credibile che sufficiente.

Oltre la guerra con armi convenzionali, quella finanziariamente più pesante è, invero, la minaccia di sanzionare la Banca centrale russa.

È credibile perché comporta un basso rischio ed è semplice da eseguire.

È un forte deterrente perché è un'arma di massiccia distruzione economica.

Può rovinare il tasso di cambio della Russia, il sistema bancario, le finanze pubbliche e l'economia in generale.

Oggi, però, il mondo fortemente globalizzato e integrato nelle economie, presenta un intreccio mondiale di interessi, investimenti, denaro, potenza...

Colpire con sanzioni economiche pesanti un Paese potrebbe non solo comportare un effetto boomerang verso chi le applica, ma anche "infastire", se non "l'opporsi" degli stessi attori della coalizione, perché "portatori" di interessi individuali e, a volte, anche confliggenti tra loro.

Geopolitica e geoeconomia.

Anche per questo motivo, la più popolare "digressione" diplomatica del nostro tempo, quella delle "sanzioni economiche" , ha un record impeccabile di fallimenti nel dissuadere la guerra, il genocidio, il terrorismo o per mettere alla prova i governi canaglia.
"Le sanzioni economiche, inoltre, non scoraggiano, semplicemente infastidiscono: i cittadini comuni soffrono, ma le élite ostili continuano a far festa".
E, in tutto questo, "la debolezza, reale o percepita, è un invito a comportamenti scorretti, nel cortile della scuola o nelle paludi di Pripyat": Putin è un abile cacciatore e Johnson, così come un "debole occidente nel perseguire la sua prioritaria visione liberale", una facile preda.

Abbiamo approfondito il tema nell'odierna puntata di QUI RADIO LONDRA con Maurizio Derine direttamente dalle rive del Tamigi.


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