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Mar Cinese Meridionale: l'India dà ora ragione alle Filippine nella disputa marittima contro la Cina

International Law


G Iuvinale


In un incontro tra diplomatici indiani e filippini tenutosi la settimana scorsa, l'India è tornata sui suoi passi, rivendendo a favore delle Filippine la propria posizione sull'arbitrato del Tribunale Internazionale per il Diritto Marittimo istituito ai sensi della Convenzione sul Diritto del Mare (UNCLOS) che nel 2016 ha stabilito che qualsiasi pretesa della Cina sui “diritti storici” nel Mar Cinese Meridionale, all’interno dell’area raffigurata come la “linea dei nove trattini”, non poteva eccedere i suoi diritti marittimi come espressamente previsti dalla Convenzione stessa.



Foto Gettyimages

La nuova posizione dell'India, resa nota nella Dichiarazione congiunta sulla quinta commissione mista India-Filippine per la cooperazione bilaterale del 29 giugno scorso, arriva mentre il Paese, sotto la spinta statunitense, aumenta l'impegno per la sicurezza marittima con i Paesi del sud-est asiatico.


Una questione sottolineata dal documento, infatti, è quella riguardante "l'interesse condiviso in una regione indo-pacifica libera, aperta e inclusiva". Nel richedere la risoluzione pacifica delle controversie, nonché il rispetto del diritto internazionale, i due Paesi hanno anche fatto espresso riferimento all'UNCLOS e al lodo arbitrale del 2016 sul Mar Cinese Meridionale.


Mentre in precedenza l'India si è "impegnata in una posizione non allineata ed è riluttante a prendere posizione in questioni che comportano una grande competizione tra potenze", il Paese ora "riconosce anche che la Cina è l'unica grande potenza che rappresenta una minaccia diretta ai suoi interessi di sicurezza, sia al suo confine che nell'Oceano Indiano", ha affermato Raymond Powell, responsabile del progetto Myoushu presso la Stanford University.


"Sostenere la decisione del tribunale arbitrale del 2016 consente all'India di assumere una posizione di principio a sostegno del diritto internazionale senza allinearsi con nessuna delle grandi potenze, pur continuando a sostenere i propri interessi di sicurezza nazionale", ha detto Powell ad USNI News.


Secondo USNI News, "i legami di sicurezza rafforzati di Nuova Delhi con le Filippine fanno parte della “Act East Policy” dell'India, che mira ad aumentare i legami con i Paesi dell'Indo-Pacifico. Molti degli sforzi dell'India nell'ambito di questa politica, in particolare per quanto riguarda la cooperazione alla difesa, possono essere visti in tutto il sud-est asiatico".


Durantre la 5a commissione mista India-Filippine per la cooperazione bilaterale - dove il segretario filippino per gli affari esteri Enrique Manalo e il ministro indiano per gli affari esteri Subrahmanyam Jaishankar si sono incontrati a Nuova Delhi - i diplomatici hanno anche discusso della cooperazione marittima e di difesa indiano-filippina, che include esercitazioni marittime, una maggiore collaborazione della guardia costiera, una linea di credito per attrezzature militari e l'acquisizione di risorse navali.


La condanna della Cina per il caso Filippine

Il 22 gennaio 2013 la Repubblica delle Filippine ha avviato un procedimento arbitrale contro la Repubblica Popolare Cinese ai sensi dell’allegato VII della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare del 1982 (UNCLOS), ratificata da entrambe le parti.


Le Filippine hanno chiesto alla Corte, tra le altre cose, di: (1) dichiarare se le affermazioni della Cina basate sulla linea dei nove trattini non sono valide; (2) dichiarare se alcuni elementi di terra nel Mar Cinese Meridionale sono rocce, isole o elevazioni di bassa marea1977; (3) dichiarare se la Cina ha interferito con il diritto delle Filippine di sfruttare le risorse all’interno delle acque dichiarate da quest’ultima. Al centro della controversia c’è la “linea dei nove trattini” della Cina, una vaga rappresentazione della sua rivendicazione che copre circa il 90% del Mar Cinese Meridionale.


Dal 2009 circa, Pechino ha costantemente aumentato gli sforzi per consolidare la propria posizione nel Mar Cinese Meridionale con varie tattiche, incluso l’uso dei militari, della Guardia Costiera e della Milizia Marittima. Dal 2013 ha anche costruito isole artificiali basandovi risorse militari e civili.

Il 12 luglio 2016 il Tribunale arbitrale, con la sentenza The South China Sea Arbitration di 479 pagine, si è pronunciato in modo netto in favore delle Filippine, stabilendo che gli elementi principali della richiesta della Cina, tra cui la sua linea a nove trattini, le recenti attività di bonifica dei terreni e altre attività nelle acque filippine fossero illegali.

Nonostante sia legalmente vincolata al rispetto della sentenza del Tribunale in virtù della ratifica dell’UNCLO, Pechino ha sempre considerato il provvedimento arbitrale “nient’altro che un pezzo di carta”1986, una “farsa” senza alcuna “forza vincolante”.


In aperto disprezzo delle regole, Pechino non ha mai riconosciuto l’autorità del Tribunale arbitrale, non si è attenuta alla sentenza e non si è discostata dall’assertiva posizione tenuta dal 2013.

Negli ultimi anni ha anche costruito avamposti militari sulle isole artificiali, sugli scogli e nelle aree che rivendica. Nonostante la decisione arbitrale, continua ad utilizzare tattiche coercitive, compreso l’impiego di navi militari e paramilitari della PLA, per far valere le proprie pretese e promuovere i propri interessi, in modi calcolati per rimanere al di sotto della soglia di provocazione di un conflitto.


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