Mobilità elettrica: l'UE è in ritardo nella realizzazione delle infrastrutture di ricarica

L’energia elettrica è il principale modo di alimentazione alternativo per il trasporto su strada. Tuttavia, la diffusione non uniforme delle stazioni di ricarica rende difficile viaggiare nell’UE con veicoli elettrici


G. Iuvinale

Secondo una nuova relazione della Corte dei conti europea, l’UE è tuttora molto lontana dal raggiungere l’obiettivo del Green Deal di un milione di punti di ricarica entro il 2025 e non dispone di una tabella di marcia strategica generale per la mobilità elettrica.

Nonostante alcuni successi, quali la promozione di uno standard comune per i connettori di ricarica dei veicoli elettrici, e il migliorato accesso alle diverse reti di ricarica, permangono, però, ostacoli agli spostamenti con veicoli elettrici nell’Unione Europea.

Il gap, in particolare, è il risultato di una serie di fattori congiunturali negativi, quali:

  • il notevole variare della disponibilità di stazioni di ricarica accessibili al pubblico da Paese a Paese

  • la mancanza di armonizzazione dei sistemi di pagamento

  • l'indisponibilità di informazioni in tempo reale per gli utilizzatori.

Nel 2020, nonostante il generale calo delle immatricolazioni di nuovi veicoli dovuto alla pandemia di COVID-19, il segmento dei veicoli elettrici e ibridi ricaricabili ha visto crescere considerevolmente la propria quota di mercato. Le reti di ricarica, tuttavia, non si stanno sviluppando allo stesso ritmo, afferma l'Organo di audit europeo. Vi sono sostanziali differenze tra Stati membri: la densità più elevata viene registrata nei paesi dell’Europa occidentale, mentre quella più bassa nei paesi dell’Europa centrale ed orientale. Nell’UE-27, la Germania, la Francia e i Paesi Bassi rappresentano insieme la grande maggioranza (69 %) di tutti i punti di ricarica. E questa diffusione non uniforme delle infrastrutture di ricarica non facilita gli spostamenti con veicoli elettrici nell’UE.


Secondo la Corte, al momento difetta anche un’analisi completa del deficit infrastrutturale, che avrebbe dovuto stabilire quante stazioni di ricarica accessibili al pubblico mancherebbero, dove avrebbero dovuto essere situate e quale potenza avrebbero dovuto erogare. I finanziamenti forniti mediante il meccanismo per collegare l’Europa (MCE) non sono sempre andati là dove erano maggiormente necessari, e non vi erano valori-obiettivo chiari e coerenti né requisiti minimi in materia di infrastrutture a livello UE.


Informazioni sul contesto e quadro normativo

Spetta a ciascuno Stato membro predisporre ed attuare la propria politica nazionale in materia di combustibili alternativi, nell’ambito del quadro definito nella normativa dell’UE. Questa politica può prevedere misure quali sgravi fiscali o sussidi per l’acquisto di veicoli elettrici e per la costruzione di infrastrutture di ricarica.

Spetta, invece, alla Commissione indirizzare la politica complessiva dell’UE in materia di combustibili alternativi. La Commissione ha, inoltre, il compito di redigere e negoziare proposte legislative

Con il Green Deal europeo annunciato nel dicembre 2019, l’ultimo di una serie di documenti strategici, l’UE mira a ridurre, entro il 2050, le proprie emissioni di gas a effetto serra generate dai trasporti del 90 % rispetto al 1990, nell’ambito di più ingenti sforzi profusi per divenire un’economia climaticamente neutra. I trasporti generano circa un quarto di tutte le emissioni di gas a effetto serra nell’UE, prevalentemente (72 %) tramite il trasporto su strada.

Una parte essenziale della riduzione delle emissioni generate dal trasporto su strada consiste nel passare gradualmente a modi di alimentazione alternativi, a minore intensità di carbonio, quali quelli ad energia elettrica, a idrogeno, a biocarburanti o a biogas. Invece, il trasporto su strada continua ad essere quasi interamente dipendente dai combustibili fossili: circa il 95 % di tutti i veicoli stradali utilizzano ancora carburanti convenzionali. Oltre ai più alti costi di acquisto dei veicoli, ciò che ostacola lo sviluppo di mercato dei combustibili alternativi è la mancanza di stazioni di ricarica e di rifornimento.

Secondo l’Associazione dei costruttori europei di automobili, l’89,4 % di tutti i veicoli nuovi immatricolati nell’UE nel 2019 era alimentato a benzina o a diesel, mentre i veicoli elettrici ibridi rappresentavano il 6 %, quelli elettrici ricaricabili il 3 % e tutti gli altri ad alimentazione alternativa non elettrica (ad esempio, a gas o a idrogeno) solo l’1,6 %.



Nel 2020, in un contesto di generale calo delle immatricolazioni dei veicoli passeggeri nuovi dovuto alla pandemia di COVID-19, il segmento dei veicoli a ricarica elettrica (veicoli elettrici a batteria o ibridi ricaricabili) ha visto crescere considerevolmente la propria quota di mercato. I veicoli elettrici hanno costituito il 10,5 % delle nuove immatricolazioni nel 2020. In altre parole, un’autovettura ogni dieci vendute nell’UE nel 2020 era ricaricabile elettricamente. I produttori di autovetture prevedono che la produzione di veicoli elettrici in Europa aumenterà di sei volte tra il 2019 e il 2025, raggiungendo più di 4 milioni di autovetture e furgoni all’anno, ossia più di un quinto dei volumi di produzione di autovetture nell’UE.

Il Green Deal fa riferimento ad una previsione di 13 milioni di veicoli a basse e a zero emissioni sulle strade europee entro il 2025.

Nella Strategia per una mobilità sostenibile e intelligente del 2020, la Commissione ha fissato un target intermedio di “almeno 30 milioni di veicoli a emissioni zero” entro il 2030 e una flotta di veicoli prevalentemente a emissioni zero entro il 2050, un aumento significativo rispetto ai circa 2 milioni di veicoli elettrici attualmente immatricolati nell’UE. Inoltre, un numero crescente di Stati membri (tra i quali Danimarca, Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia e Svezia) hanno annunciato che pianificano di vietare la vendita di automobili alimentate a combustibili fossili a partire dal 2030. Fuori dall’UE, in Norvegia, il principale mercato di mobilità elettrica del mondo, i veicoli elettrici costituiscono il 15 % di tutte le autovetture (l’allegato I mette a confronto questo dato con la percentuale di veicoli elettrici nell’UE e nel Regno Unito). La Norvegia ha fissato il valore-obiettivo più ambizioso di tutti: già a partire dal 2025, tutte le nuove autovetture e i nuovi veicoli commerciali leggeri venduti dovranno essere a zero emissioni.



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