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Nome in codice "Progetto 141": il piano della Cina per il dominio del mondo



G e N Iuvinale


Secondo gli esperti di intelligence militare, "Progetto 141" dovrebbe essere il nome in codice del piano cinese volto a stabilire basi militari in tutto il mondo.


Negli ultimi due decenni, il Paese asiatico ha aumentato la sua connettività marittima di oltre il 60% ed oggi è la nazione meglio connessa a livello globale.


La Cina possiede 95 porti, dei quali sei figurano nella classifica dei 10 più grandi del mondo.

Una colossale rete marittima che, come evidenziato, è stata tessuta in modo furtivo e strategico per raggiungere obiettivi che vanno oltre quelli meramente commerciali.


Foto: AidData

Il loro possesso, infatti, è enormemente prezioso per Pechino per proiettare verso l'esterno la propria potenza globale militare. Dietro le infrastrutture civili, dunque, c'è l'impronta dell'egemonia militare cinese e i porti commerciali sono strategicamente progettati per un duplice uso (civile e militare).


Questa strategia è evidente se si analizza la posizione geografica dei terminal portuali.


La maggior parte dei porti, infatti, sono concentrati nel Pacifico, perché la Cina vuole utilizzare i collegamenti di trasporto commerciale per aprire canali attraverso i quali possano passare anche i militari. E'una rotta strategica che stanno costruendo. In un eventuale dispiegamento della Marina cinese, tutti i porti commerciali cinesi potranno fungere in futuro da basi militari.

L'Esercito Popolare di Liberazione (PLA) ha progettato con cura l'iniziativa "141" per capitalizzare l'aumento del supporto logistico dei regimi "amici" di Xi Jinping.

L'ultimo tassello è rappresentato dalla base cinese a Cuba. L'Avana e Pechino, infatti, hanno raggiunto un accordo per stabilire una base permanente di spionaggio elettronico sull'isola caraibica in cambio di diversi miliardi di dollari.


Questa mossa riflette gli sforzi della Cina volti ad aumentare la sua influenza in America Latina e nei Caraibi (LAC).


L'Avana sostiene gli interessi cinesi nel LAC per coprire il suo deficit economico, soddisfacendo al tempo stesso le esigenze strategiche di Pechino in termini di intelligence militare e biotecnologia.

Si teme che l’influenza penetri nella regione con maggiore forza attraverso l’espansione dei porti, che, secondo gli esperti, porta con sé dipendenza economica, perdita di sovranità e rischi per la sicurezza nazionale.


Le infrastrutture portuali supportano le operazioni globali della PLA. Attraverso le compagnie che operano nei porti, le agenzie di intelligence cinesi possono monitorare qualsiasi movimento di navi commerciali o militari e ciò consente alla Cina di capire dove limitare le rotte marittime durante un potenziale conflitto militare o addirittura chiudere il Canale di Panama (se ne è parlato qui)

Documenti resi noti dall'Huffington Post ad aprile hanno rivelato che il Progetto 141 mira a stabilire almeno cinque basi e dieci siti di supporto logistico cinesi all'estero entro il 2030.


Entro il 2049, inoltre, la Cina avrà il controllo delle rotte commerciali e vigilerà nuove catene di approvvigionamento.

Nel 2017, Pechino ha stabilito la sua prima base militare all'estero a Gibuti, in Africa orientale. Ma le speculazioni che si fanno sono numerose ed ormai è quasi una certezza che ci siano altre basi cinesi "segrete" in Medio Oriente e in Africa. L'avamposto di Gibuti è finora l'unica base all'estero riconosciuta ufficialmente da Pechino.


Nel 2019 è emersa anche la notizia che la Cina aveva firmato un accordo segreto per stabilire una seconda base navale in Cambogia. Nel giugno 2022, il Washington Post ha pubblicato immagini satellitari che mostravano la rapida costruzione di tale base che condivide strutture con l'esercito cambogiano.


Queste basi sono intrinsecamente legate agli sforzi commerciali e geopolitici cinesi dispiegati in tutto il mondo.

Vengono definiti porti a doppio uso perché hanno un uso commerciale per i carichi che la Cina gestisce, ma in qualsiasi momento possono avere un impiego militare per le esercitazioni navali, a partire da quelli più piccoli.


La Cina conduce un'esercitazione navale annuale chiamata "Invasion Drill", che si svolge nel Mar Cinese Meridionale. Si tratta di attività militari tarate su come attaccare Taiwan, instillare paura, inviare un messaggio, provocare e testare le capacità della società cinese Cosco Transportation nello spostare i veicoli anfibi utilizzati in tale "esercitazione".


Nel settembre 2020, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti (DoD) ha riferito sulle intenzioni della Cina di aumentare la sua presenza globale.

Il rapporto afferma che la Repubblica Popolare Cinese cerca di creare infrastrutture logistiche e di base all'estero per consentire alla PLA di proiettare e mantenere il proprio potere militare su distanze maggiori.


Per gli esperti, le scelte più ovvie per la Cina di stabilire basi militari in America Latina sono il Venezuela, il Nicaragua e Cuba, perché tutti e tre i Paesi hanno una stretta relazione con Pechino (concessioni legali e debiti).


La Cina, inoltre, punta anche all'Argentina, al Brasile e all'Uruguay perché ha bisogno di dominare quelle aree, soprattutto per avere una rotta commerciale transoceanica che colleghi gli oceani Pacifico e Atlantico, senza dipendere più dal Canale di Panama.

È qui che Pechino vuole posizionarsi strategicamente.

"La Cina ha probabilmente preso in considerazione l'ubicazione di strutture logistiche militari in Myanmar, Thailandia, Singapore, Indonesia, Pakistan, Sri Lanka, Emirati Arabi Uniti, Kenya, Seychelles, Tanzania, Angola e Tagikistan", si legge nel rapporto del DoD del 2020.


La Marina statunitense è il più grande difensore del commercio internazionale. Protegge, infatti, le rotte commerciali di tutto il mondo, compresi i sette punti strategici di strozzatura marittima che sono lo Stretto di Gibilterra, il Canale di Panama, il Canale di Suez, il Capo di Buona Speranza, lo Stretto di Hormuz, lo Stretto di Malacca lo Stretto di Turchia e quello di Taiwan.

Se la Cina dovesse ottenere il controllo delle rotte commerciali e di rifornimento, sarebbe necessario un posizionamento navale per sostituire gli Stati Uniti come principale "protettore" di queste nuove rotte. Il Progetto 141, d'altra parte, è stato pianificato proprio per questo.


 

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