Perché la "zero covid" è diventata la nemesi di Xi Jinping? Potrebbe finire con una guerra...

di Nicola Iuvinale


Gli imperi, tutti prima o poi crollano.

Cause diverse.

Estinzione, guerre, pestilenze....

La storia insegna.

Oggi c'è un impero consolidato, gli Stati Uniti e i suoi alleati.

La capitale a Washington.

L'altro la Cina marxista-leninista dalle caratteristiche cinesi del PCC.

Con il suo timoniere, l'eletto eterno Padre Xi, chiamato dalla storia a realizzare il sogno cinese profetizzato da Mao Zedong.

La scusa, vendicare il secolo dell'umiliazione.

Scuse.

Storicamente in queste circostanze, l'impero preesistente mette in discussione la sua sopravvivenza di fronte a quello emergente.

E quest'ultimo si sente il predestinato a vincere la guerra.

La democrazia contro il totalitarismo.

La sfida più grande dopo quella della Germania di Hitler.

Tuttavia, l'impero emergente è anche in crisi, una crisi sociale ed economica profonda.

Una crisi che il Partito e la sua propaganda non ammetterebbero mai.

Ma, tant'è.

Potrebbe Xi Jinping ritenere, in queste circostanze, che la guerra possa essere l'atto finale per la propria sopravvivenza?

Destinato a crollare tenta il tutto per tutto.

Sì, potrebbe, come sta facendo Wladimir Putin.

Tuttavia c'è una riflessione da fare.

Perché, in questa fase determinante per la vittoria, Xi Jinping sta attuando la politica zero covid, distruggendo l'economia cinese e alterando gli equilibri interni sociali e del partito?

Da pochi giorni sta emergendo con una certa forza la teoria dell'origine di laboratorio del covid-19.

Sempre più forte, suffragata dalle nuove indagini disposte dall'OMS.

Una fuga (colposa) da quel laboratorio di Wuhan di quel maledetto virus mutaforma manipolato.

Quasi certo.

Con elevatissimo grado di probabilità.

Oggi la Cina non ha ancora un vaccino efficace. Non ne ha neppure uno RMNA.

L'occidente si, efficace.

E mettiamo pure il caso che in quel laboratorio, anni addietro, siano confluiti fondi Usa, per sostenere una ricerca congiunta con i cinesi, allora non identificati ancora come nemici sistemici.

E, per assurdo, poniamo il caso che a condurre quelle ricerche congiunte sia stato Antony Fauci.

L'indiscutibile ricercatore americano, oggi sul palco dei principali indagati: vecchio e in pensione.

Anche questo altamente probabile.

E, com'è possibile che l'occidente possa aver sviluppato un vaccino efficace in pochi mesi, quando invero ce ne vogliono anni?

Cina docet.

Non è stata in grado di produrlo....

E perché noi si e loro no?

Pensateci bene....

Forse noi già lo avevamo prodotto?

Forse....

E, allora, la zero covid, dovuta alla pandemia da coronavirus innescata da quel virus "cinese", oggi è diventata la nemesi di Xi Jinping.

La sua più grande sconfitta.

Non solo.

Negli ultimi giorni è apparsa sui giornali la notizia che un laboratorio Usa avrebbe prodotto un coronavirus con una mortalità l'80%.

Possibile?

Perché no.

Propaganda?

Perché no.

Su queste basi, la zero covid sarà imposta per mesi e mesi a venire in Cina.

Non hanno alternative.

Perché non ci vuole molto che qualcuno possa imprudentemente introdurre un ceppo covid più pericoloso.

Si viaggia molto.

È un virus mutaforma.

È la sua natura e nessuno potrebbe incolpare nessuno di aver innescato una guerra biologica.

In questa situazione potrebbe Xi Jinping tentare il colpo finale, decisivo come Wladimir Putin?

Potrebbe essere la trama di un film?

Potrebbe...

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