Quando la “tempestività” lascia il posto al “faremo più in là”

Non c'è più tempo da attendere.

Gli Stati dovranno presentare i progetti dei piani nazionali di ripresa e resilienza per il Next Generation EU al più presto possibile e comunque non oltre il 2020. E' questo il monito lanciato ieri dalla Corte dei Conti europea alla Commissione nel proprio parere n. 6/2020 formulato ai sensi dell'articolo 287 paragrafo 4 e dell'articolo 322 paragrafo 1 lettera a) del TFUE (vedi https://www.eca.europa.eu/it/Pages/NewsItem.aspx?nid=14293).

Tenendo conto della proposta della Commissione del maggio scorso e delle modifiche apportate nelle conclusioni del vertice straordinario del Consiglio europeo di luglio, sussiste, sostiene la Corte nel documento, il rischio concreto che l'adozione definitiva dei piani nazionali di RF possa avvenire “molto probabilmente nella seconda metà del 2021”.

Un evento, questo, che l'organo di controllo sovranazionale intende assolutamente scongiurare vista la profonda e grave crisi economica in cui è caduta l'intera Unione europea dalla scoppio della pandemia da Covid-19.


La regolamentazione del NGEU prevede attualmente che gli Stati membri abbiano tempo fino al 30 aprile 2020 per sottoporre il piano di ripresa e resilienza alla valutazione della Commissione europea. Ma c'è anche un invito: anticipare la presentazione della bozza già a far data dal 15 ottobre insieme al progetto di bilancio statale.

Sul piano procedurale ricordiamo che la valutazione dei piani per la ripresa e la resilienza deve essere approvata dal Consiglio europeo a maggioranza qualificata, su proposta della Commissione europea, mediante un atto di esecuzione che il Consiglio si adopera ad adottare entro quattro settimane dalla proposta e la valutazione positiva delle richieste di pagamento sarà subordinata al soddisfacente conseguimento dei pertinenti target intermedi e finali.

Una procedura, dunque, lunga e complessa come si nota qui:


Cosa suggerisce, allora, la Corte dei Conti europea per accorciare i tempi?

Per la Corte è necessario:

1) incoraggiare fortemente la presentazione di progetti di RF entro e non oltre il 2020;

2) che la Commissione europea fornisca agli Stati membri un'attività di consulenza attraverso l'indicazione di orientamenti sulla preparazione dei piani di ripresa e resilienza anche per quanto riguarda la scelta delle tipologie di investimento ritenute più efficaci a sostegno dell'economia;

3) abbreviare i tempi di valutazione della Commissione riguardo i piani finali, basandosi sulle precedenti analisi delle varie bozze;

4) valutare, infine, la possibilità di scaglionare la presentazione dei piani di RF in modo da evitare situazioni del tipo “colli di bottiglia” cioè che gli Stati depositino le prime bozze direttamente l'anno prossimo in prossimità della scadenza di aprile 2021.

Giova anche ricordare che, con il citato parere, l'organo di controllo europeo è intervenuto per la terza volta in soli venti giorni sul tema dei fondi europei previsti dal NGEU. La prima volta lo ha fatto il 20 agosto scorso suggerendo l'opportunità di prevedere un'attività di audit di secondo livello sull'uso dei fondi europei (vedi https://www.eca.europa.eu/it/Pages/NewsItem.aspx?nid=14160). La seconda è stata il successivo 3 settembre nella propria relazione speciale n. 16/2020 sul semestre europeo ove, tra l'altro, ha espresso forti critiche sul fatto che gli Stati membri non rispettino sistematicamente gran parte delle raccomandazioni della Commissione (vedi https://www.eca.europa.eu/it/Pages/NewsItem.aspx?nid=14232).

Se questa è la situazione europea (ricordiamo che la Francia ha già reso noto il proprio Piano) sul fronte interno si registra, invece, una situazione ancora in fieri.

In un comunicato del 9 settembre scorso si apprende, infatti, che il Comitato Interministeriale per gli Affari Europei avrebbe al momento solo concordato le "Linee guida per la definizione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)" .

La presentazione del piano, invece, avverrà, si legge nella nota, "a partire dal gennaio 2021" (vedi http://www.politicheeuropee.gov.it/it/ministro/ciae/comunicati-del-ciae/comunicato-ciae-9-set-2020/)

Al riguardo, è bene ricordare, però, che fu proprio il Premier Conte ad affermare nel luglio scorso, nell'immediatezza della conclusione del famoso vertice del Consiglio UE, la presentazione entro ottobre 2020 della bozza (e non delle semplici linee guida) del piano di rilancio nazionale.

Inoltre, non da ultimo, c'è anche da registrare l'ennesimo cambio delle carte in tavola operato da Conte riguardo la sostanza del piano di ripresa e resilienza.

Se in un primo momento, infatti, il Piano Nazionale delle Riforme (PNR) avrebbe dovuto essere il canovaccio su cui elaborare il successivo piano di riforme (vedi http://www.dt.mef.gov.it/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/def_2020/DEF_2020_Programma_Nazionale_di_Riforma.pdf), oggi si apprende che le basi sarebbero, invece, rappresentate dalle nuove “LINEE GUIDA PER LA DEFINIZIONE DEL PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA - NEXTGENERATIONITALIA” sviluppate “sul Piano di Rilancio presentato dal Presidente del Consiglio e approfonditamente discusso nei recenti ‘Stati Generali’ (13-21 giugno 2020” (vedi https://media2-col.corriereobjects.it/pdf/2020/economia/LINEE_PNRR_ITA.pdf).

Linee guida, peraltro, contenute solo in una trentina di slides.

Senza dimenticare che lo stesso PNR (presentato anche questo in ritardo) era stato definito poco incisivo oltre che da Banca d'Italia e dalla Corte dei Conti, anche dal Presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio. https://gabrieleiuvinale.wixsite.com/website/post/il-recovery-fund-e-quel-goal-di-zoff-di-testa-su-calcio-d-angolo).

Insomma, quando il legislatore con la legge 400/88 attribuì al Presidente del Consiglio dei Ministri una competenza specifica, segnatamente quella prevista dal disposto cui al comma 3 dell'art. 5 lett. a) secondo cui il Premier “promuove e coordina l’azione del Governo relativa alle politiche comunitarie e assicura la coerenza e la tempestività dell’azione di Governo e della pubblica amministrazione nell’attuazione delle politiche comunitarie”, di certo non avrebbe mai pensato a queste proroghe di decisioni importanti per il Paese.

Siamo proprio sicuri, quindi, che questo continuo “allungare il brodo” di Conte faccia bene alla nostra Italia?



191 visualizzazioni0 commenti