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Speciale: il PCC consolida l'accesso libero ai dati internazionali multi-omici, tra cui la genomica

Con la piattaforma Cell Press, il China National GeneBank Sequence Archive (CNSA) si integra con gli archivi e con i dati della comunità scientifica globale. Tuttavia, essendo il CNSA di proprietà del Governo cinese, ciò potrebbe aumentare i rischi per la sicurezza economica e militare dell'Occidente


G e N Iuvinale


Cell Press Multi-Journal Submission - una piattaforma di condivisine di dati e studi scientifici qualificati - ha recentemente ufficializzato il China National GeneBank (CNGB) Sequence Archive (CNSA),- un sistema di conservazione, condivisione e applicazione dei dati - come archivio di dati genomici e funzionali "open source".



Foto: GettyImages


Con l'ok ricevuto, CNSA si è unita con altri archivi internazionali, tra cui il DNA DataBank of Japan (DDBJ), l’European Nucleotide Archive (ENA), il National Center for Biotechnology Information (NCBI) e il China National Genomics Data Center (NGDC).


Cosa significa?

"Questa inclusione significa che Cell Press riconosce ufficialmente la CNSA e sottolinea il suo appoggio e la sua raccomandazione nei confronti della CNSA.


I ricercatori di tutto il mondo che inviano i loro manoscritti a Cell Press hanno ora l’opportunità di archiviare e condividere i propri dati scientifici con la CNSA, sottolineando ulteriormente la credibilità e il valore della stessa", si legge su EINPresswire.com.

Cosa fa Cell Press?

Cell Press seleziona gli archivi consigliati sulla base di criteri e linee guida generali concordate dalla comunità scientifica che garantiscono il supporto e il riconoscimento degli archivi all'interno della stessa, l'implementazione dei principi guida FAIR Data (FAIR: Findability, Accessibility, Interoperability and reusability), consentendo l’open source senza inutili restrizioni.


Cosa fa CNSA?

CNSA promuove la condivisione aperta di dati multi-omici, tra cui genomica, trascrittomica, metabolomica, trascrittomica unicellulare e spaziale.


"La China National GeneBank DataBase (CNGBdb) è una piattaforma unica costruita per la condivisione di big data biologici e servizi applicativi per la comunità dei ricercatori. Basata sulle tecnologie dei big data e del cloud computing, fornisce servizi di archiviazione, analisi, ricerca di conoscenze, autorizzazione alla gestione e visualizzazione dei dati. Attualmente, CNGBdb ha integrato grandi quantità di dati molecolari interni ed esterni e altre informazioni provenienti da CNGB, NCBI, EBI, DDBJ, ecc. indicizzati per ricerca, coprendo 10 strutture di dati. Inoltre, CNGBdb mette in relazione fonti viventi, campioni biologici e dati bioinformatici per realizzare la tracciabilità dei dati completi", si legge nel sito ufficiale.


Ad agosto 2023, la CNSA ha archiviato 11.691 TB di dati multi-omici e supporta la presentazione e la condivisione di dati di ricerca scientifica da oltre 400 istituti di ricerca in tutto il mondo. I dati supportano la pubblicazione di 1.229 articoli in 353 riviste, comprese riviste di fama mondiale come The Lancet, Science e Cell.


La CNSA ha già ricevuto riconoscimenti da diversi editori e riviste internazionali, tra cui Wiley, Oxford e Science Series. "L’inclusione in Cell Press rappresenta un ulteriore riconoscimento internazionale per il CNSA negli ambiti della governance dei dati e delle pratiche di dati scientifici aperti".


Chi c'è esattamente dietro la CNSA?

La China National GeneBank (CNGB) è una delle principali infrastrutture scientifiche di Shenzhen, approvata e finanziata dal governo cinese.

"La China National GeneBank (CNGB) è di proprietà del governo ed è gestita in modo indipendente da BGI-Research sotto la guida e la supervisione dello State High-Tech Industrial Innovation Center, Shenzhen (HIIC)".



La raccolta cinese dei dati genomici umani: un rischio per l'occidente?

Come si è avuto modo di evidenziare, il Partito Comunista Cinese (PCC) ritiene che la biologia sintetica possa aiutare ad affrontare molti dei problemi più urgenti della Cina: dalle esigenze sanitarie di una popolazione che invecchia alle sfide dell’approvvigionamento alimentare create dai cambiamenti climatici.


La biologia sintetica (nota anche come biologia ingegneristica) è un tipo di biotecnologia incentrata sulla progettazione o riprogettazione di parti, dispositivi e sistemi a base biologica per scopi utili.

Ginkgo Bioworks, una delle più grandi aziende biotecnologiche del mondo, ha previsto che questo tipo di biologia un giorno sarà in grado di produrre “praticamente qualsiasi bene fisico”.


Un’applicazione immediata della biologia sintetica c’è stata durante la pandemia Covid-19 con lo sviluppo dei vaccini e dei kit per i test.


Mentre i progressi produrranno benefici per i consumatori globali, il vantaggio maggiore andrà ai Paesi che se ne assicureranno la leadership.

Ci saranno guadagni economici, maggiori opportunità di lavoro e possibilità di avere un ruolo di primo piano nella governance globale della biologia sintetica.


Conseguire una leadership in questo settore, però, comporta importanti implicazioni per la sicurezza nazionale degli Stati, sia per lo sviluppo di nuovi materiali con applicazioni militari, sia per la possibile creazione di armi biologiche più virulente.

Gli scienziati statunitensi concordano sul fatto che, mentre gli Stati Uniti rimangono il leader mondiale nella biologia sintetica, il loro vantaggio sta diminuendo a causa dei rapidi progressi della Cina.


Jason Kelly, CEO di Gingko Bioworks, ha detto che la cinese BGI, la più grande azienda di genomica del mondo, ha ormai raggiunto la parità con le aziende statunitensi nel sequenziamento genico.


Il 14° Piano quinquennale cinese ha elencato la biotecnologia, inclusa la biologia sintetica, come uno dei sette campi della scienza e della tecnologia in cui il PCC concentrerà risorse e pianificazione strategica.


Secondo alcune stime, i governi centrale, provinciali e locali della Cina avrebbero investito complessivamente oltre 100 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo (R&S) nel campo delle scienze della vita. Il sostegno del governo è stato essenziale anche per alcune delle principali società cinesi di biologia sintetica, tra cui BGI che ha ricevuto un sostanziale sostegno normativo dal governo subito dopo la sua fondazione nel 1999 e continua a ricevere sussidi.


Nel 2010, BGI ha infatti ricevuto 1,5 miliardi di dollari di finanziamenti dalla China Development Bank, una banca statale, per espandere le sue operazioni. Nell’ambito degli sforzi della Cina per diventare un leader globale del settore, aziende e ricercatori cinesi hanno anche cercato di ottenere l’accesso a competenze straniere.


In alcuni casi, gli acquisti di società estere da parte di società cinesi hanno portato significativi progressi nelle capacità di Pechino nel campo della biologia sintetica.

Nel 2013, BGI ha acquistato la Complete Genomics, una società statunitense di sequenziamento genico. Nel 2020 la Complete Genomics ha annunciato che sarebbe stata in grado di sequenziare un genoma umano per 100 dollari, rispetto ai 600 richiesti dalla maggior parte dei suoi concorrenti.


Il governo cinese ha anche sostenuto investimenti in aziende non statunitensi. Nel 2017 ChemChina, un’azienda statale, ha acquistato Syngenta, un’azienda agrochimica svizzera, per 43 miliardi di dollari; è stata la più grande acquisizione cinese di sempre di una società straniera. Con Syngenta, ChemChina ha acquisito non solo importanti seedstocks, ma anche applicazioni di ricerca per CRISPR, una tecnologia di editing genetico altamente precisa ed efficiente utilizzata nella biologia sintetica.


Il PCC ha fissato obiettivi ambiziosi per raccogliere e catalogare i dati genomici sia all’interno della Cina che da altri Paesi. I dati genomici, indipendentemente dal fatto che provengano da esseri umani, altri animali o piante, forniscono input cruciali per i progressi nella biologia sintetica. Ad esempio, utilizzando i dati genomici del SARS-CoV-2, il virus che causa il Covid-19, gli scienziati sono stati in grado di sviluppare prototipi di vaccini Covid-19 per test sull’uomo in meno di un anno.


Il governo cinese ha da tempo privilegiato la raccolta di dati genomici umani.

Un rapporto del 2020 dell’Australian Strategic Policy Institute ha stimato che Pechino possiede dati genomici di 140 milioni di persone, il più grande set di dati di questo tipo al mondo.


Oltre a quelli dei propri cittadini, ha anche raccolto dati genomici umani all’estero.

Mentre Pechino pone rigide limitazioni alla condivisione dei dati sanitari cinesi con aziende o ricercatori stranieri, entità cinesi hanno ottenuto un accesso ai dati sanitari in molti Paesi.


La Cina non offre una condizione di reciprocità. Difatti, le sue normative sulle risorse genetiche umane vietano agli stranieri di raccogliere, conservare, utilizzare, trasferire o esportare campioni biologici umani ottenuti in Cina.
Al contrario, tutte le entità straniere sono invece obbligate ad avviare una collaborazione con un partner cinese e tale collaborazione deve essere approvata dall’Office of Human Genetic Resources Administration, che fa parte del Ministero della Scienza e della Tecnologia.

Mentre molti Paesi regolano l’accesso ai dati medici e alle informazioni genetiche dei cittadini, le normative cinesi sono significativamente più rigorose e comportano ostacoli procedurali maggiori, e ricercatori internazionali hanno espresso preoccupazione per il fatto che questi limiti rischiano di rallentare la ricerca scientifica.


L’hacking di Stato e l'acquisizione illecita del DNA

I gruppi sponsorizzati dallo Stato cinese hanno anche preso di mira i dati sanitari di Paesi esteri attraverso l’hacking degli operatori sanitari e delle imprese. Inoltre, la vendita internazionale di alcuni prodotti medici fabbricati da aziende cinesi ha fornito a Pechino un potenziale accesso ai dati genomici delle popolazioni di tutto il mondo.


Un rapporto della Reuters del luglio 2021 ha rilevato che i test prenatali della BGI, venduti in almeno 52 Paesi, sarebbero stati sviluppati in coordinamento con l’Esercito Popolare di Liberazione.

I test prenatali raccolgono un’ampia gamma di informazioni, inclusi il codice genetico, l’ubicazione dei test e l’anamnesi della madre.


L’indagine in questione ha rilevato che le informazioni genetiche di almeno 500 donne, anche al di fuori della Cina, sarebbero state archiviate nella China National GeneBank (CNGB) Sequence Archive (CNSA), un progetto, come detto, sostenuto dal governo cinese ed amministrato dalla BGI per ricercare centinaia di milioni di campioni genetici di esseri umani, animali, piante e microrganismi.

BGI, comunque, ha contestato il rapporto Reuters, inclusa l’affermazione che i test prenatali sarebbero stati sviluppati insieme alla PLA, e ha dichiarato che “non le è mai stato chiesto di fornire, né ha fornito dati dal suo test [prenatale] all’Autorità cinese a fini di sicurezza nazionale o di difesa nazionale”.


Nel 2022, il Dipartimento di Stato ha incluso la BGI nell'elenco delle “compagnie militari cinesi” che operano negli Stati Uniti e nel 2021 l'intelligence nordamericana ha stabilito che è collegata allo sforzo globale del regime cinese di ottenere informazioni sul genoma umano di tutto il mondo, compresi gli Stati Uniti.

Sulla scia della pandemia di Covid-19, le aziende cinesi hanno offerto test ad altri Paesi, suscitando preoccupazioni sul fatto che i dati raccolti da questi servizi potessero essere segretamente utilizzati per la ricerca genetica in Cina. Nel marzo 2020 la Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha concesso a BGI Americas, la sussidiaria statunitense di BGI, l’autorizzazione all’uso di emergenza per il suo dispositivo di test per rilevare il Covid-19. Ad agosto 2020, BGI aveva venduto oltre 35 milioni di kit di test Covid-19 in 180 Paesi, inclusi gli Stati Uniti.

A complemento dell’accesso al mercato per i dispositivi di test, BGI ha ottenuto la conoscenza dei dati sanitari globali, istituendo laboratori per supportare i test Covid-19. Entro l’agosto 2020, la società aveva istituito 58 di questi laboratori in 18 Paesi.

Anche in questo caso, BGI ha negato di raccogliere da tali test dati genomici stranieri a fini di ricerca.



La raccolta di dati genomici è stata anche utilizzata per monitorare i cittadini e perseguitare minoranze etniche


I primi sforzi nella raccolta di massa di dati genomici si sono concentrati sui gruppi di minoranze etniche in Tibet e nello Xinjiang, dove gli scienziati cinesi hanno raccolto decine di milioni di campioni durante ciò che il governo aveva definito essere visite mediche annuali gratuite. Insieme ai campioni di DNA, le autorità hanno raccolto altre forme di dati biometrici, tra cui fotografie, registrazioni vocali, impronte digitali e scansioni dell’iride poi archiviati nei database della Polizia.


Tali dati hanno consentito un aumento nell’uso di metodi di sorveglianza ad alta tecnologia per monitorare le minoranze etniche, inclusa la popolazione uigura prevalentemente musulmana dello Xinjiang.

Nel 2019, uno studio del New York Times ha rilevato che la polizia cinese avrebbe utilizzato la tecnologia di riconoscimento facciale per determinare se i residenti di alcune città fossero uiguri.


Nell’ottobre 2019, il Dipartimento del Commercio USA ha inserito 28 organizzazioni, tra cui l’Ufficio di Pubblica Sicurezza dello Xinjiang e le entità affiliate, nella sua Entity List – un elenco di restrizioni commerciali composto da determinate persone, entità o governi stranieri – a causa del loro coinvolgimento nella “campagna cinese di repressione, detenzione arbitraria di massa e sorveglianza ad alta tecnologia contro uiguri, kazaki, e altri gruppi di minoranze musulmane nello [Xinjiang]”, azioni che il governo degli Stati Uniti ha ritenuto da allora costituire un genocidio.


Alle aziende statunitensi è stato, quindi, vietato di condurre affari con le organizzazioni incluse nell’elenco senza avere prima ricevuto una licenza governativa.


La Cina ha usato la pandemia per ampliare la propria banca dati genetica della popolazione mondiale


Come si è scritto recentemente, Il regime di Pechino si è offerto di donare la tecnologia per rilevare le infezioni da coronavirus da piccoli frammenti di DNA, ma il dono nascondeva un agghiacciante progetto biotecnologico globale. Nell'aprile 2020, nel bel mezzo del blocco di gran parte dell'Europa a causa della pandemia di COVID-19, un aereo è atterrato nella capitale serba, Belgrado, portando con sé un prezioso dono della Repubblica popolare cinese: il laboratorio Fire-Eye.


Questo dispositivo, però, si è rivelato essere una sofisticata creazione cineseche si distingueva per la sua capacità di rilevare le infezioni da coronavirus da piccoli frammenti genetici che l’agente patogeno lasciava nella sua scia.


Il Fire-Eye non si limitava solo a decifrare il codice genetico dei virus, ma era progettato anche per analizzare il DNA umano.

I media americani affermano che i laboratori cinesi Fire-Eye, donati o venduti a diversi paesi stranieri durante la crisi del Covid, hanno iniziato ad attirare l'attenzione delle agenzie di intelligence occidentali a causa delle crescenti preoccupazioni sulle intenzioni del regime di Xi Jinping.


Alcuni analisti vedono questa “generosità cinese” come parte di un tentativo globale di accedere a nuove fonti di dati genetici umani di alto valore in tutto il mondo.

Durante la pandemia, i laboratori Fire-Eye si sono moltiplicati. Hanno raggiunto quattro continenti e più di 20 paesi, dal Canada e dalla Lettonia all'Arabia Saudita, e dall'Etiopia e dal Sud Africa all'Australia. Molti di questi laboratori, come quello di Belgrado, ora funzionano come centri permanenti di test genetici.


L'amministrazione del presidente americano Joe Biden ha espresso preoccupazione per il ruolo delle aziende cinesi come BGI Group nella raccolta di dati genetici globali.


Secondo il Washington Post - che ha reso nota la questione - BGI è la società dietro i laboratori Fire-Eye e gestisce anche la National Genetic Data Bank cinese.

Sebbene la Cina abbia negato qualsiasi uso improprio dei dati genetici raccolti, persistono preoccupazioni riguardo alla privacy e alla sicurezza dei dati genetici detenuti dalle aziende cinesi.


Joby Warrick e Cate Brown nel loro articolo sul Washington Post evidenziano la crescente presenza della Cina nella raccolta globale di dati genetici, sollevando interrogativi sulle sue intenzioni e sul suo ruolo nell'economia globale e nella ricerca scientifica.


“Se la Cina riuscisse a diventare l’unico o il principale fornitore di un nuovo importante farmaco o tecnologia, acquisirà influenza”, ha detto al Washington Post un alto funzionario dell’intelligence americana.


“Se si acquisisce una massa critica di dati – e se si è in grado di analizzarli e sfruttarli – si può cooptare il futuro”, ha aggiunto.

Funzionari ed esperti statunitensi riconoscono l’incertezza sulle intenzioni della Cina. Warrick e Brown ritengono che accumulando grandi quantità di dati sul DNA, “Pechino sta creando una risorsa che potrà utilizzare in futuro, come risorsa economica o forse in altri modi”.


Non dimentichiamone il possibile uso per la creazione di armi biologiche altamente letali. Se ci riflettiamo, anche il covid lo è stato. La ritardata dolosa comunicazione dello scoppio della pandemia da parte di Pechino, in violazione dei trattati internazionali OMS, ha causato milioni di morti in tutto il mondo e la mancata collaborazione per scoprirne le cause cagionerà un ulteriore danno: l'impossibilità di identificarne l'origine.
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