Vaccini Covid: Europa promossa, Italia bocciata

Un ruolo decisamente fondamentale. Senza l'indispensabile contributo dell'Unione Europea la delicata questione dei vaccini non sarebbe a questo punto. Dopo l'annuncio di ieri della Presidente Ursula von der Leyen, infatti, arriverà oggi l'accordo della Commissione Europea con Pfizer-Biontech, per l'acquisto di 300 milioni di dosi del vaccino per il Covid-19. Lo ha annunciato il portavoce dell'esecutivo comunitario, Eric Mamer.

Ma l'Italia che ruolo ha avuto in tutto ciò? Come sempre, è in ritardo su tutti i fronti e, probabilmente, le si fa un grande complimento nell'affermare che è stata una semplice comparsa.

Proviamo a delineare alcune informazioni essenziali.

Biontech è stata fondata nel 2008. Due anni fa, la società con sede a Magonza, in Germania, ha firmato un accordo di cooperazione con Pfizer. L'accordo è stato ampliato a marzo di quest'anno per includere la ricerca di un vaccino in vista della pandemia da coronavirus. Biontech ha ricevuto aiuti dal governo tedesco per 375 milioni di euro per la ricerca.


La cornice normativa entro la quale si muove l'UE

L'Unione Europea non ha competenze dirette in materia sanitaria. Le sue azioni sono di completamento delle politiche nazionali. Lo dispone l'articolo 168 del TUEF secondo cui l'attività della UE si indirizza al miglioramento della sanità pubblica, alla prevenzione delle malattie e affezioni e all'eliminazione delle fonti di pericolo per la salute fisica e mentale. Tale azione comprende la lotta contro i grandi flagelli, favorendo la ricerca sulle loro cause, la loro propagazione e la loro prevenzione, nonché l'informazione e l'educazione in materia sanitaria, nonché la sorveglianza, l'allarme e la lotta contro gravi minacce per la salute a carattere transfrontaliero.

L'Unione incoraggia, inoltre, la cooperazione tra gli Stati membri, i quali coordinano tra di essi, in collegamento con la Commissione, le rispettive politiche e i programmi.

L'articolo 168 stabilisce, tra l'altro, che l'azione dell'Unione rispetta le responsabilità degli Stati membri per la definizione della loro politica sanitaria e per l'organizzazione e la fornitura di servizi sanitari e di assistenza medica. Le responsabilità degli Stati membri includono la gestione dei servizi sanitari e dell'assistenza medica e l'assegnazione delle risorse loro destinate.

Per sostenere i Governi nazionali sulle questioni relative alla salute, l'UE ha istituito due apposite agenzie: il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), che valuta e controlla le minacce di malattie emergenti per coordinarne la risposta, e l'Agenzia europea per i medicinali (EMA), che gestisce la valutazione scientifica della qualità, della sicurezza e dell'efficacia di tutti i farmaci.


Lo stato dell'arte europeo in materia di risposta alla crisi pandemica

Dallo scoppio della pandemia, la Commissione UE sta coordinando una risposta comune europea. La Von der Leyen ha istituito anche un team europeo che si occupa, tra l'altro, di prevenzione e approvvigionamento, misure di soccorso e previsioni.

Sul sito della Commissione è disponibile una cronistoria dell'azione dell'UE.

Questi sinora i programmi messi in campo:

  1. il nuovo programma "UE per la salute" (EU4Health)

  2. lo strumento di sostegno per la gestione della crisi pandemica del Meccanismo europeo di stabilità (MES)

  3. il sostegno ai sistemi sanitari nell’ambito dell’iniziativa REACT-EU

  4. il sostegno della BEI al settore sanitario italiano. Per il rafforzamento della sanità pubblica italiana, la Banca europea per gli investimenti (BEI) si è impegnata ad affiancare il Governo italiano con un finanziamento di 2 miliardi di euro, pari a circa i due terzi delle risorse previste dal cosiddetto “decreto rilancio” nel settore sanitario (3 miliardi e 250 milioni di euro). Il prestito finanzierà gli interventi inclusi nei piani di emergenza predisposti dalle regioni in risposta alla pandemia.

  5. la preparazione sanitaria a breve termine dell’UE per affrontare futuri focolai di Covid-19. Con la Comunicazione del 15 luglio scorso, intitolata Preparazione sanitaria a breve termine dell’UE per affrontare futuri focolai di Covid-19", la Commissione ha indicato una serie di azioni prioritarie per le Autorità nazionali. In particolare sono state previste le seguenti linee di intervento:

  • aumentare la copertura dei test, il tracciamento dei contatti e la sorveglianza da parte degli enti sanitari pubblici, con l'obiettivo di mappare i cluster e contenere la diffusione dei focolai. La Comunicazione ha chiesto, tra l'altro, agli Stati di condurre, tra luglio e settembre, degli stress test dei sistemi di tracciamento dei contatti e delle capacità di eseguire e distribuire i test

  • garantire la regolare fornitura di dispositivi di protezione individuale, medicinali e dispositivi medici, attraverso appalti comuni di emergenza e scorte strategiche dell'UE. Al riguardo, la Commissione ha chiesto agli Stati di identificare le esigenze di forniture mediche, le capacità di produzione nazionali e le scorte di attrezzature essenziali. Si precisava, altresì, che gli Stati avrebbero dovuto fare pieno uso degli strumenti esistenti, come l'accordo di approvvigionamento congiunto, per l'acquisto e lo stoccaggio di attrezzature mediche essenziali, e garantire iniziative nazionali coordinate per garantire scorte nazionali

  • assicurare che la sanità pubblica sia in grado di attivarsi in tempi rapidi e in qualsiasi momento per la gestione di un massiccio afflusso di pazienti, con modalità che non determinino effetti negativi in altri settori dell'assistenza sanitaria

  • sostenere i gruppi vulnerabili, come gli anziani, le persone con patologie pregresse e le persone socialmente emarginate, attraverso la condivisione delle migliori pratiche in materia di effettuazione di test, assistenza e cura, anche per quanto riguarda il sostegno psicosociale e la salute mentale

  • ridurre l'impatto dell'influenza stagionale, in modo da evitare una pressione supplementare sui sistemi di assistenza sanitaria già sovraccarichi, mediante l'aumento della copertura vaccinale e altre misure, ad esempio garantendo ulteriori acquisizioni di vaccini antinfluenzali a livello nazionale. Al riguardo, la Commissione ha chiesto agli Stati di anticipare l'avvio delle campagne di vaccinazione, di ampliare i gruppi target e di preparare le infrastrutture di vaccinazione adattate per l'influenza stagionale in un focolaio di Covid-19.

A questo punto, appare evidente che il Governo italiano è in gravissimo e colpevole ritardo. E' mancata completamente la programmazione richiesta.

Nell'anno in corso, inoltre, la Commissione ha avviato diverse azioni speciali in materia di pandemia, intese ad affrontare l'epidemiologia ed a sviluppare la preparazione e la risposta ai focolai, la diagnostica, i trattamenti e i vaccini, nonché le infrastrutture e le risorse che consentono questa ricerca.

Questi sono:

La strategia dei vaccini e lo stato dell'arte

Il 27 agosto la Commissione europea ha firmato il primo contratto per conto degli Stati membri relativo all'acquisto di vaccini. Il contratto è stato stipulato con la società farmaceutica AstraZeneca.

Con questo accordo, gli Stati potranno acquisire 300 milioni di dosi del vaccino, con un'opzione per l'acquisto di ulteriori 100 milioni di dosi da distribuire in proporzione alla popolazione. Il contratto è basato sull'accordo preliminare di acquisto approvato il 14 agosto che sarà finanziato dallo strumento per il sostegno di emergenza. Il vaccino è stato messo a punto dalla AstraZeneca e dall'università di Oxford e sarà distribuito agli Stati membri una volta che ne sarà dimostrata l'efficacia e la sicurezza. Attualmente è in corso una sperimentazione clinica su larga scala che sembra portare risultati promettenti per quanto riguarda la sicurezza e l'immunogenicità.

Sono poi seguiti:

  • un accordo con Sanofi-GSK per l'acquisto di 300 milioni di dosi, per conto di tutti gli Stati

  • un accordo con Johnson and Johnson per l'acquisto iniziale di 200 milioni di dosi per conto di tutti gli Stati membri dell'UE, e che potrebbero portare ad acquistare fino a ulteriori 200 milioni di dosi di vaccino

  • colloqui esplorativi con CureVac per l'acquisto di 225 milioni di dosi, per conto di tutti gli Stati membri

  • colloqui esplorativi con Moderna e messa a punto di un quadro contrattuale per l'acquisto iniziale di 80 milioni di dosi per conto di tutti gli Stati membri dell'UE, più un'opzione di acquisto di un massimo di ulteriori 80 milioni di dosi

  • colloqui esplorativi con BioNTech-Pfizer per l'acquisto iniziale di 200 milioni di dosi per conto di tutti gli Stati membri, più un'opzione di acquisto di un massimo di ulteriori 100 milioni di dosi. Ed oggi, come detto, sarà sottoscritto il relativo contratto.

La Commissione, comunque, sta proseguendo discussioni anche con altri produttori di vaccini.

I contratti di acquisto rientrano nella procedura prevista dalla Strategia europea per i vaccini, varata lo scorso 17 giugno per di definire un approccio comune al fine di accelerare lo sviluppo, la produzione e la distribuzione di vaccini contro la malattia. La strategia mira a garantire la disponibilità di vaccini in un lasso di tempo compreso tra 12 e 18 mesi, se non prima.

La procedura di acquisto, proposta dalla Comunicazione, prevede una procedura centralizzata d'appalto, che consentirà agli Stati membri dell'UE di beneficiare dell'opzione di acquistare vaccini attraverso un'unica gara d'appalto. Solo quando sarà provata la validità di uno dei vaccini che beneficiano del sostegno, gli Stati potranno acquistarlo direttamente dal produttore alle condizioni stabilite nell'accordo preliminare di acquisto. Agli Stati sarà dato accesso a una quantità di dosi di vaccino secondo un criterio di ripartizione basato sulla popolazione.

Le risorse finanziarie europee per la conclusione degli accordi preliminari coprono attualmente una parte dei costi iniziali sostenuti dai produttori di vaccini (un'altra parte dei costi può essere coperta mediante prestiti della BEI - Banca europea per gli investimenti - garantiti dalla Commissione europea). Le risorse saranno attivate utilizzando una quota dei 2,7 miliardi di euro che costituiscono la dotazione - nell'ambito dei Fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE) - del suddetto strumento per il sostegno di emergenza (qualora saranno necessarie risorse supplementari per gli accordi preliminari, gli Stati membri potranno integrare i fondi SIE). Attualmente la Commissione ha contribuito con 1 miliardo di euro sotto forma di sovvenzioni e 400 milioni sotto forma di prestiti garantiti.

Inoltre, dal 4 maggio scorso sono stati raccolti fondi per 15,9 miliardi di euro tramite il Coronavirus Global Response. L'Italia ha partecipato con un contributo di 318 milioni di Euro. Un'inezia.

Ancora una volta, il Bel Paese non brilla per la sua adesione alle indicazioni europee: ritardi su tutti i fronti (riforma della medicina territoriale, tracciamento dei contagi, acquisto e distribuzione vaccini antinfluenzali, predisposizione delle terapie intensive, solo per indicarne alcune), dovuti ad una mancata programmazione sull'erroneo presupposto che il virus fosse scomparso durante l'estate. Un atteggiamento a dir poco superficiale e totalmente carente di un giudizio prognostico di prevedibilità.

Un ringraziamento sentito, dunque, deve essere rivolto da ogni cittadino italiano all'Unione Europea. Non lo stesso si può fare per i nostri governanti che, invece, con la loro inettitudine, ci hanno condotto su questo baratro.

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