Xi Jinping crede nell'inevitabile ascesa della Cina sul mondo. L'occidente liberale è una minaccia.

Xi Jinping: "La storia è come uno specchio in cui le persone possono trarre saggezza per i tempi moderni". Gli fa eco Henry Kissinger: "La storia è la memoria degli Stati".


Di Nicola Iuvinale


Xi Jinping vede la Cina minacciata dagli stati occidentali liberal-democratici.

Egli, crede, vogliano mettere un freno a quella che vede come l'inevitabile ascesa della Cina sul mondo e sugli Stati Uniti.

In vista del grande evento di metà ottobre, i cinesi devono credere che i loro governanti, in primo luogo lo stesso Xi, hanno gli strumenti giusti per evitarlo.

Xi colloca “il rinnovamento della nazione cinese”, cosi' come lo attua con le sue politiche, in un contesto storico.

"La storia è come uno specchio in cui le persone possono trarre saggezza per i tempi moderni", ha detto di recente Xi, invitando gli studiosi del Paese a "imparare ancora meglio dalla storia, riconoscere le leggi storiche e comprendere correttamente le tendenze storiche".

Solo in questo modo, ha detto, la Cina potrà recuperare la forza che un tempo possedeva il Paese.

Per radunare dietro di sé gli 1,4 miliardi di cinesi, Xi sottolinea sempre, nelle apparizioni pubbliche, l'unicità della cultura tradizionale cinese, la speciale “cinesicità” che contraddistingue il Paese da tutti gli altri Paesi.

Nel loro lavoro, nei loro studi, anzi in tutto ciò che fanno, le persone dovrebbero essere guidate dalle proprie tradizioni e meno dalle idee dell'Occidente.

E' il suo acceso ultranazionalismo: un capo, una nazione, un popolo incentrato sulla razza Han.

Nei colloqui con i capi di stato e di governo occidentali, l'uomo forte della Cina sottolinea sempre che la "terra di mezzo" rimane integrata nell'economia globale e nella comunità mondiale.

Di fatto, però, Pechino si sta allontanando sempre più dall'estero e alcuni esperti affermano che il Paese si stia chiudendo. Tre anni fa, Xi ha inventato il concetto di "due cicli" per l'economia: la doppia circolazione. Nell'ambito del “ciclo esterno”, la Cina continua a commerciare con altri paesi, puntando, per il futuro ai paesi della bri; nel “ciclo interno”, dell'economia domestica, la Cina punta all'autosufficienza.

Xi, a quanto pare, sta tracciando una recinzione attorno al suo paese.

L'atteggiamento della Cina nei confronti dell'Occidente e dei potenziali rischi derivanti dall'influenza straniera, non è stato solo oggetto di contesa da ieri, ma, addirittura, di una secolare controversia interna.

Tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, ad esempio, gli intellettuali cinesi discutevano se la cultura e il confucianesimo cinesi fossero la ragione dell'arretratezza della Cina nei confronti dell'Occidente e se il paese non dovesse aprirsi completamente e occidentalizzarsi, ovvero gettare le sue proprie tradizioni in mare.

Nel contesto del cosiddetto movimento di autorafforzamento, durante la seconda metà del 19° secolo dopo le guerre dell'oppio, la Cina ha cercato di prevenire il dominio straniero appropriandosi delle capacità tecniche, soprattutto militari, dell'Occidente, ma tralasciando i valori occidentali e cultura.

E da qui, da questo movimento di ringiovanimento della nazione cinese, prende spunto la moderna autosufficienza annunciata da Xi Jinping anni fa in un discorso pronunciato in una fabbrica, la "China First".

In contrapposizione con la politica estera isolazionista dell'America First di Trump.

I blocchi si sono ricreati.

Anche questo troverete nel libro su "La Cina di Xi Jinping" in uscita a breve.

Prefazione di Giulio Terzi, editore Stango Antonio.

Autori i "Twins".

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