Autostrade: lo Stato le "riacquista" a prezzo di mercato

Dagli azionisti di Atlantia è arrivato il sì alla cessione del 100% di Autostrade per l’Italia S.p.A. al consorzio formato da Cassa depositi e prestiti con i fondi Blackstone e Macquarie. Il prezzo complessivo è di 9,3 miliardi di euro. Alla famiglia Benetton andranno quasi 2,5 miliardi. E i 5 Stelle portano a casa l'ennesima figuraccia


G. Iuvinale

Pacta sunt servanda. Con questa espressione i romani usavano spiegare che un contratto si rispetta perché ha valore di legge tra le parti. E la vendita di ASPI, a distanza di secoli, ne conferma tutta la sua validità.


Foto Blog 5 Stelle 15.7.2020

Ma questo concetto giuridico è sfuggito, strumentalmente, ai Cinque Stelle (e al Governo Conte 1), convinti, da sempre, di poterla "sfilare" alla famiglia Benetton a costo zero. E su questo equivoco hanno costruito parte della loro fortuna elettorale. Equivoco malcelato, però. Perché nessuno di loro ha mai detto la verità ai propri elettori. Cioè che la revoca della concessione andava pagata: 7 miliardi di penale (inizialmente ne erano 23, ridotti a 7 con una norma ad hoc). E senza i quattrini pubblici, la risoluzione unilaterale non avrebbe prodotto effetti. Così era scritto nella censurata concessione autostradale. E tutti lo sapevano, anche lo stesso Ministero dei Trasporti che, peraltro, si era premunito di un parere legale già a far data da giugno 2019 che ne sconsigliava l'esercizio. Inoltre, anche l'Avvocatura di Stato, in un parere reso all’inizio del 2020 al governo Conte 2, affermava di non poter “escludere che, in sede giudiziaria (nazionale o sovranazionale) possa essere riconosciuto il diritto di Aspi all’integrale risarcimento”. Motivo per cui la revoca non è stata mai esercitata. I Benetton, quindi, "venderanno" allo Stato ASPI, ma non la "lasceranno" a costo zero.


Il prezzo

ASPI, dunque, sarà ceduta ad un prezzo di mercato. Un prezzo vicinissimo al quantum voluto dagli azionisti di Atlantia. E la presenza di CDP, come market unit, non ne avrebbe consentito nemmeno un esito differente. Vittoria dei Benetton? Parrebbe di sì.

L'offerta del Consorzio per il 100% del capitale è di 9 mld di euro.

Ad esso si aggiungono:

  • l’adozione di un closing mechanism del tipo locked box, in base al quale il compratore dal 1 gennaio 2021 si assume il rischio di andamento dei flussi di cassa della società senza diritto ad alcuna revisione del prezzo.

  • l’applicazione di una ticking fee da corrispondersi a partire dal 1° gennaio 2021 "fino alla data di perfezionamento dell’operazione e da applicarsi al controvalore del Prezzo Offerto in ragione di un tasso di interesse annuo pari al 2%, con un beneficio economico addizionale stimabile in circa Euro 180 – 230 milioni per il 100% del capitale di ASPI, assumendo il perfezionamento dell’operazione rispettivamente tra la fine 2021 e il mese di marzo 2022.

Come si legge nei documenti ufficiali, dunque, "assumendo il perfezionamento dell’operazione tra la fine del 2021 e il mese di marzo 2022 si arriva a circa Euro 9,3 miliardi di corrispettivo".


Il prezzo offerto non si discosta "in maniera significativa dal limite inferiore del range di valore stimato dal Consiglio per il 100% del capitale di ASPI, tenuto conto che il minimo di detto intervallo di valorizzazione risulta pari a Euro 9,3-9,5 miliardi. In tali valutazioni il Consiglio ha tenuto conto fra l’altro delle analisi finanziarie svolte dagli Advisor Finanziari e da Goldman Sachs"

Le manleve

Atlantia sarà protetta da eventuali responsabilità risarcitorie per un ammontare significativo

Il meccanismo di gestione dei contenziosi consentirà, infatti, "una puntuale ed effettiva difesa in giudizio delle controversie oggetto di indennizzo e permetta di proteggere Atlantia da responsabilità per un ammontare significativo".

Si prevede una gestione coordinata dei contenziosi con una condivisione dei rischi tra venditore e compratore (75% - 25%) oltre la soglia di Euro 150 milioni di indennizzi

che rimarrebbe, invece, interamente a carico di Atlantia.


Le condizioni sospensive

L’obbligo delle parti di perfezionare l’operazione sarà soggetto al soddisfacimento di complesse condizioni sospensive. Le più importanti:

  • efficacia dell’accordo transattivo tra ASPI e il MIT e del Piano Economico Finanziario, che dovrà essere approvato;

  • ottenimento dell’autorizzazione antitrust;

  • conferma da parte della CONSOB che non si debba lanciare OPA su Autostrade Meridionali in conseguenza dell’operazione. Autostrade Meridionali, società di cui ASPI detiene il 58,98% del capitale, è un società quotata in borsa e pertanto la Consob dovrà confermare che a norma del TUF il cambio di controllo di ASPI non costituisce motivo per un’offerta pubblica di acquisto obbligatoria;

  • mancato esercizio dei poteri speciali dello Stato (c.d. golden power) su ASPI;

  • rilascio delle autorizzazioni del MIT per il cambio di controllo del concessionario.


La tragedia

Dopo quasi tre anni dal crollo del ponte Morandi finisce il braccio di ferro tra lo Stato e i concessionari autostradali. Ma il crollo resta una catastrofe immane. Non dobbiamo dimenticarla e non la scorderemo mai. La giustizia farà il suo corso con la consapevolezza, però, che il ristoro per i parenti delle vittime non sarà mai proporzionato alle sofferenze patite. E la verità sostanziale non coinciderà, purtroppo, con quella processuale. Ma tant'è. Così funziona in uno Stato di diritto. A loro, quindi, il ricordo e la mia vicinanza.




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