Banca d'Italia: le soluzioni per evitare il rischio di una "economia zombie"

L’evoluzione della situazione sanitaria e l’incertezza sulle prospettive economiche rendono le misure pubbliche di sostegno ancora indispensabili, sostiene Banca d'Italia. Ma con il ridursi dell’incertezza andrà fatta una inevitabile selezione tra le imprese.


Gabriele Iuvinale

Baca d'Italia lancia l'allarme: dobbiamo evitare di sussidiare una economia zombie. Con il ridursi dell’incertezza sulle prospettive dell’economia, l’utilizzo delle misure misure pubbliche di sostegno alle imprese andrà reso selettivo, ha avvertito ieri Alessio De Vincenzo, Capo del Servizio Stabilità finanziaria della Banca d’Italia, in audizione presso la Commissione Permanente VI (Finanze) della Camera dei Deputati.


Sarà necessario, quindi, limitare il rischio di destinare risorse a imprese prive di prospettive di rilancio, con ricadute negative sulla crescita dell’economia. Vi sono diversi possibili meccanismi in grado di incentivare la selezione e l'auto-selezione da parte di imprese e di intermediari che andrebbero approfonditi.

Ecco quali:

  • modificare le condizioni di accesso alla garanzia statale (il costo a carico delle imprese e la percentuale di copertura del rischio di credito);

  • indirizzare i fondi pubblici verso le aziende con buone prospettive ma più colpite dalla crisi (ad esempio quelle con un calo del fatturato superiore a una certa soglia);

  • valutare l’opportunità di mantenere o ampliare l’accesso ai prestiti garantiti dopo la scadenza della moratoria ex lege per le imprese che vi avevano aderito. In particolare, sarebbe importante favorire l’erogazione dei prestiti alle imprese più piccole, che tendono generalmente a incontrare maggiori difficoltà nell’accesso al credito.

Ma c'è un ulteriore problema: l'aumento dell'indebitamento sostiene De Vincenzo.

Superata l’attuale fase congiunturale, ancora critica, le conseguenze economiche innescate dalla pandemia di Covid-19 determineranno un più elevato livello di indebitamento delle imprese, con ripercussioni sulle loro condizioni finanziarie e sul merito creditizio, nonché sulla capacità di autofinanziarsi e di intraprendere investimenti nella fase successiva alla crisi, sostiene Banca d'Italia. E gli effetti saranno particolarmente pronunciati nei comparti dell’alloggio e della ristorazione, dell’intrattenimento e del commercio al dettaglio.

Tuttavia, l'Istituto di via Nazionale suggerisce che il rischio di un aumento dei fallimenti può essere attenuato in un solo modo: attraverso politiche che nel medio termine accrescano la rapidità e l’efficacia dei processi di ristrutturazione delle imprese che hanno prospettive di rilancio e incentivino il rafforzamento patrimoniale e la raccolta di capitale.

Come?


Rendere più rapidi ed efficaci i processi di ristrutturazione

Per le imprese esposte al rischio di insolvenza ma con prospettive di rilancio, bisognerà favorire la ristrutturazione dei loro debiti attraverso procedure idonee a garantire la continuità delle attività aziendali, inclusi i rapporti di finanziamento, e l’efficiente composizione degli interessi dei creditori coinvolti.

Dunque, è necessario intervenire sui fattori che limitano il ricorso agli strumenti di ristrutturazione e ne riducono l’efficacia.

Un impulso a ristrutturazioni più rapide ed efficaci, suggerisce l'Istituto di Vigilanza, potrebbe anche derivare da una accorta attuazione del nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, la cui entrata in vigore è stata posticipata a settembre di quest’anno


Incentivare il rafforzamento patrimoniale e la raccolta di capitale

Una seconda linea di intervento include misure che mirano a favorire il riequilibrio della struttura finanziaria delle imprese attraverso incentivi alla ricapitalizzazione. Si tratta degli interventi pubblici, dice Banca d'Italia, probabilmente più efficaci nel ridurre la leva finanziaria, che troverebbero giustificazione nei problemi causati da livelli di indebitamento eccessivi. La patrimonializzazione delle società potrebbe essere ulteriormente favorita da una sostanziale riduzione del costo del capitale per gli investimenti finanziati con mezzi propri. In questa prospettiva, gli incentivi offerti dallo strumento dell’ACE potrebbero essere rafforzati ad esempio attraverso un aumento del tasso di rendimento nozionale rispetto a quello base, soprattutto per le PMI, che sono caratterizzate da un costo dell’indebitamento più elevato.

Vi è poi necessità di riequilibrare la struttura finanziaria di molte piccole e medie aziende che devono investire per adeguare i loro modelli di business alle mutate condizioni. La quotazione sui mercati azionari è aumentato ma è ad appannaggio delle grandi imprese.

Le imprese di piccola o media dimensione che non riescono ad accedere ai mercati dei capitali potrebbero utilizzare canali di finanziamento alternativi, quali i collocamenti privati di capitale di rischio presso fondi di investimento e altri investitori istituzionali. In particolare, i fondi di venture capital possono costituire un’importante fonte di finanziamento degli investimenti di imprese ad alto potenziale di crescita.


Migliorare il funzionamento delle procedure per la gestione delle crisi di impresa

La durata media dei fallimenti in Italia è molto elevata: le statistiche del Ministero della Giustizia indicano in circa 7,5 anni quella dei procedimenti chiusi nel 2019, con elevate differenze a livello territoriale (da 4,8 anni nel distretto di Trento a 17 anni in quello di Messina). Secondo i dati recentemente diffusi dall’Autorità bancaria europea (EBA), le procedure fallimentari in Italia si caratterizzano per durate maggiori e tassi di recupero minori rispetto alla media europea.

Nonostante il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza operi una riforma del sistema della legge fallimentare che interessa la disciplina degli strumenti e delle procedure per la gestione delle situazioni di crisi, Banca d'Italia evidenzia come esso conservi l’impianto complessivo dell’attuale quadro giuridico, in particolare per quanto riguarda le procedure di liquidazione. Quindi, il problema della lunghezza dei tempi potrebbe non essere risolto.

Andrebbe migliorato anche il sistema delle procedure di recupero dei crediti che risente della scarsa efficienza della giustizia civile.


Conclusioni

Il rischio che lo shock causato dalla pandemia determini un grave squilibrio nella struttura finanziaria delle imprese italiane è serio, conclude l'Istituto di vigilanza.

Bisogna intervenire oggi – sfruttando anche l’opportunità offerta dalle risorse disponibili nell’ambito del programma europeo Next Generation EU – per agevolare quanto più possibile la patrimonializzazione, la raccolta di capitale direttamente sui mercati, la diversificazione delle fonti di finanziamento e, quando occorre, processi di ristrutturazione rapidi ed efficaci.

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