Con il sì al NGEU, Karlsruhe ribadisce la potenza tedesca in EU

Aggiornamento: 23 apr 2021

Il BVerfG consente alla Germania di partecipare al pacchetto di stimoli da 750 miliardi di euro finanziato a debito condiviso. Alla base della decisione una difficile comparazione degli interessi in gioco. E per la Germania, la decisione assume una triplice positiva valenza


G. Iuvinale

La Corte costituzionale federale tedesca dice si al Next Generation EU, il fondo europeo destinato a contenere le conseguenze economiche e sociali della pandemia nei 27 Stati membri dell'UE. E' stato, infatti, respinto il ricorso di ingiunzione preliminare presentato dal fondatore di AfD, partito di estrema destra, Bernd Lucke, contro la promulgazione dell'atto di ratifica del Bundestag sulle risorse proprie dell'Unione Europea.


La decisione era attesa da tutti i Governi dell'UE dopo che la Corte federale, il 26 marzo scorso, aveva (provvisoriamente) vietato al Presidente Federale di firmare la legge tedesca sul fondo per la ricostruzione dell'UE.

La decisione era scontata? Non proprio, a ben vedere.

Dietro le parole utilizzate dal giudicante si scorge, infatti, il (difficile) canovaccio che ne ha sorretto il ragionamento: una comparazione degli interessi coinvolti, un mix tra vaglio giuridico e valutazione delle eventuali conseguenze politiche e geopolitiche.

Il vaglio giuridico

Per il momento, la Corte Costituzionale federale si è limitata a respingere il ricorso d'urgenza. Tuttavia, dovrà decidere ancora nel merito. E quest'ultimo non sembra affatto così scontato, anzi. Si, perché per la Corte la censura proposta nel procedimento principale non appare poi così tanto "manifestamente infondata". La decisione sulle risorse proprie del 2020 del Consiglio europeo, ad esempio, potrebbe superare le competenze conferite dall'art. 311, paragrafo 3 del TFUE. Ed è questa la principale lamentela del ricorrente: il fatto che con il fondo per la ricostruzione, l'UE avrebbe superato le competenze fissate nei trattati. Lucke, il ricorrente, teme che alla fine l'UE non sarà in grado di ripagare i debiti che si è assunta e che gli Stati membri dovranno intervenire, compresa la Germania che rischierebbe di pagare l'intero.

E qui, la comparazione degli interessi coinvolti giunge in soccorso del giudicante.

Dato che l'esito del procedimento principale non può essere accertato in un esame sommario, la Corte costituzionale federale, sostiene, deve, in linea di principio, basare la sua decisione nel procedimento ingiuntivo preliminare su un bilanciamento delle conseguenze. E nella fattispecie, sostiene Karlsruhe, il bilanciamento non si risolve in una decisione a favore dell'istante.

Pragmatismo, quindi.

"D'altra parte, gli svantaggi che sorgono se il provvedimento provvisorio non viene emesso, ma il Capital Adequacy Ratification Act successivamente si rivela incostituzionale, sono notevolmente meno gravi".

Tradotto, la Corte tranquillizza tutti: la Germania può garantire le inadempienze di terzi Paesi. Anche nel peggiore dei casi, infatti, se la Germania dovesse ripagare i debiti dell'Ue da sola, si tratterebbe di una somma annua gestibile di "circa 21 miliardi di euro". Per fare un confronto: il bilancio federale ha attualmente un volume di circa 500 miliardi di euro.

Se la Corte costituzionale federale dovesse dichiarare in futuro che la decisione sulle risorse proprie del 2020 costituisce un atto ultra vires o ritenere, contrariamente all'esame sommario, che essa invade l'identità costituzionale, spetterebbe al Governo federale, il Bundestag e il Bundesrat, ripristinare l'ordine costituzionale con tutti i mezzi a loro disposizione.


Il vaglio politico

Dietro le disquisizioni giuridiche c'è stato un evidente vaglio politico circa le possibili conseguenze di una decisione di accoglimento. La Corte lo ammette apertamente. Oltre alle conseguenze per l'economia, che dovrebbe rinunciare allo stimolo economico richiesto nel breve periodo con evidenti conseguenze nefaste, la Corte ha anche menzionato significative distorsioni della politica estera ed europea.

Dopo tutto, il fondo per la ricostruzione era basato su un'iniziativa franco-tedesca. Bloccarlo, avrebbe significato una "Caporetto" politica. Assumersi la responsabilità del fallimento dell'economia dell'area euro e dell'Unione stessa.

Con questo provvedimento, quindi, la Germania esce rafforzata. Ribadisce di avere il pallino in mano nelle decisioni che contano. Soldi e garanzie di inadempimento.


...e quello geopolitico

C'è anche una terza chiave di lettura, quella geopolitica. L'UE è sempre più "germanocentrica". Lo stesso provvedimento giudiziale sottolinea, come detto, che la Germania è in grado di garantire il pagamento dell'intero NGEU.

Inoltre, durante il periodo "trumpiano", la Nazione, guidata dalla Merkel, ha ulteriormente rafforzato i propri rapporti commerciali con la Cina, diventandone il primo esportatore a livello europeo. Per questo, sarà anche il Paese che per primo nell'UE si riprenderà dalla crisi pandemica sulla scia della forte ripresa dell'economia cinese.

Ma Biden non è Trump e gli USA vogliono ora tornare a ribadire con forza la propria egemonia sull'Unione Europea.

Si vedrà come andrà a finire e chi ci rimetterà.

Per il momento, però, è sempre lei, la Germania, ad avere su tutto l'ultima parola, quella definitiva ... "a seconda che Minosse avvinghi la coda".

104 visualizzazioni0 commenti