Crisi Ucraina: l'Occidente prenda misure immediate

L'accumulo di truppe da parte di Mosca dentro e vicino ai confini dell'Ucraina e la retorica bellicosa hanno sollevato la prospettiva di una grande guerra convenzionale in Europa. La telefonata di ieri sera tra Biden e Putin evidenzia i pericoli di questa crisi generata unicamente dal Presidente russo. Dunque, vanno prese misure immediate, sostengono alcuni esperti dell'Atlantic Council.


G. Iuvinale

Il Presidente americano Joe Biden, in una conversazione telefonica avuta ieri sera (30 dicembre) con il leader russo Putin, è stato chiaro: "se l'escalation dovesse continuare lungo il confine ucraino, ci saranno sanzioni su larga scala senza precedenti", anche in ambito economico e militare. "Il nostro Presidente ha immediatamente reagito dicendo che se l'Occidente decidesse comunque di introdurre queste sanzioni, allora tutto ciò potrebbe portare ad una rottura completa delle relazioni tra i nostri Paesi. E gravi danni saranno inflitti alle relazioni della Russia con l'Occidente in generale", queste le parole riferite ieri ai giornalisti dall'assistente del leader russo Yuri Ushakov, commentando la risposta di Putin.



Ed ora?

Probabilmente si aprirà un negoziato in gennaio.

Tuttavia, per non "cedere" alla falsa narrazione dei fatti proposta da Putin, bisogna essere chiari su alcuni aspetti della vicenda.

Innanzi tutto, sin dal precedente incontro tra i due Presidenti tenutosi virtualmente il 7 dicembre scorso, la Russia ha continuato ad aumentare la sua presenza di truppe ai confini dell'Ucraina.

Dell'attuale crisi, poi, è responsabile esclusivamente il Presidente Putin, nel suo acclarato intento, evidentemente ottocentesco, di ricostruire una "grande" URSS. E come sostiene Andrew Wilson, membro del Royal United Services Institute, Ucraina e Russia non sono, come dice Putin, un'unica nazione - vale a dire con un solo popolo - quello russo - con un'unica lingua e religione. Il Presidente russo, aggiunge Wilson, utilizza artificiosamente "oggetti di scena storici" , come peraltro ha fatto anche nel suo recente "straordinario saggio" che nega la storia dell'indipendenza dell'Ucraina.

Il Cremlino, inoltre, ha chiesto garanzie di sicurezza che gli Stati Uniti ed i suoi alleati non possono assolutamente fornire, afferma una nota pubblicata dall'Atlantic Council, il noto think tank americano, che aggiunge come Putin abbia pure rilasciato dichiarazioni provocatorie ad alti livelli, come quella secondo cui appaltatori militari privati USA potrebbero lanciare un attacco con armi chimiche nell'Ucraina orientale.

Infine, l'allargamento della NATO, contrariamente a quanto affermato da Mosca, non ha generato una minaccia militare alla Russia. E su questo aspetto gli esperti dell'Atlantic Council sono categorici.

L'Alleanza del Nord ha pienamente rispettato i suoi impegni nell'Atto istitutivo NATO-Russia di astenersi dal dispiegare armi nucleari o dallo stanziamento permanente di consistenti forze da combattimento sul territorio dei nuovi Stati membri, nonostante il fatto che la Russia abbia violato molti dei suoi impegni nell'Atto istitutivo, così come la Carta delle Nazioni Unite, l'Atto finale di Helsinki, la Carta di Parigi e il Memorandum di Budapest.

Mosca sembra preparare il terreno per lanciare un grande assalto convenzionale all'Ucraina, anche se gli Stati Uniti e la NATO hanno mostrato la volontà di sedersi e discutere delle preoccupazioni del Cremlino, dicono gli esperti firmatari del documento.

Dunque, continua la nota, gli Stati Uniti dovrebbero - in stretta consultazione con gli alleati della NATO e con l'Ucraina - adottare misure immediate per influenzare i calcoli costi-benefici del Cremlino, prima che la leadership russa opti per un'ulteriore escalation militare. Queste misure consisterebbero nell'adozione di sanzioni punitive contro Mosca, nell'invio di importanti forniture militari in Ucraina e nel rafforzamento della NATO nel suo fianco orientale.

Indipendentemente dall'entità o dalla forma dell'escalation russa, Biden dovrebbe, poi, continuare a lavorare a stretto contatto con l'Unione europea e gli altri partner per definire insieme una eventuale risposta ad un assalto russo all'Ucraina. Una di queste risposte, dice il documento, dovrebbe includerebbe un pacchetto di sanzioni "importanti e dolorose" che verrebbero applicate immediatamente se la Russia attaccasse l'Ucraina. Sarebbe preferibile, dicono gli esperti, anticipare il contenuto di queste sanzioni a Mosca, in modo che il Cremlino abbia una chiara comprensione dell'entità del colpo economico che dovrà affrontare. In particolare Washington dovrebbe consultarsi con Berlino ed assicurarsi il consenso tedesco per impedire l'entrata in funzione del Nord Stream 2 in caso di attacco russo, chiarendo che, altrimenti, l'amministrazione americana non rinuncerà più alle sanzioni sull'oleodotto.

La cosa più importante che l'Occidente può fare ora è rafforzare la forza deterrente delle forze armate ucraine fornendo assistenza militare ed equipaggiamento in tempi rapidi. Per il Cremlino, una grande invasione dell'Ucraina funziona solo se le forze russe sono in grado di conquistare e tenere il territorio ucraino, precisa il documento, senza subire perdite significative e costanti. I paesi occidentali dovrebbero agire ora per dotare le unità militari e di difesa territoriale dell'Ucraina di capacità aggiuntive che possano imporre tali costi.

I funzionari militari occidentali, inoltre, dovrebbero consultarsi urgentemente con le loro controparti ucraine per capire il tipo di assistenza ed equipaggiamento di cui ha bisogno l'esercito ucraino e per rafforzare la sua forza difensiva. Questa assistenza potrebbe includere ulteriori missili anti-armatura Javelin e sistemi radar controbatteria Q36, nonché Stinger e altri missili antiaerei.

L'amministrazione Biden dovrebbe anche incoraggiare gli alleati della NATO a fare di più per migliorare le capacità difensive dell'Ucraina, chiarendo che l'intera Alleanza NATO è solidale nell'opporsi all'aggressione russa.

La NATO dovrebbe iniziare a rafforzare, subito, la sua presenza militare sul fianco orientale e comunicare a Mosca che l'escalation della Russia porterebbe un numero sostanziale di forze statunitensi ed alleate e una presenza permanente negli Stati baltici e nella regione del Mar Nero. La NATO dovrebbe anche segnalare a Mosca che eventuali ulteriori schieramenti potrebbero essere riconsiderati se/quando l'attuale crisi si placherà.

L'Occidente, aggiunge la nota, dovrebbe anche ampliare la sua controffensiva politica per limitare l'iniziativa di Mosca quando questa cerca di usare la minaccia della forza per intimidire l'Ucraina, l'Europa e gli Stati Uniti.

L'amministrazione Biden dovrebbe, inoltre, cercare di sollecitare una dichiarazione del Gruppo dei Sette (G7) a livello dei Capi di stato che condanni la minaccia di Mosca ad una guerra più ampia contro l'Ucraina e dovrebbe lavorare con alleati e partner per utilizzare altri forum, tra cui l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa e, possibilmente, le Nazioni Unite,per evidenziare l'inaccettabilità dell'azione militare russa e delle minacce coercitive.

L'amministrazione Biden dovrebbe consultarsi con la NATO, l'Unione Europea, l'Ucraina e gli alleati chiave come la Polonia sui preparativi approfonditi per affrontare la crisi umanitaria che creerebbe una grande invasione russa.

Infine, concludono i firmatari, gli Stati Uniti ed i loro alleati dovrebbero continuare a chiarire la loro disponibilità al dialogo con la Russia, includendo le preoccupazioni della NATO e di altre parti circa le attività militari russe ed altre attività aggressive. Gli Stati Uniti e la NATO dovrebbero anche chiarire al Cremlino che dovrebbe attenuare la minacciosa situazione militare intorno all'Ucraina prima che possa esserci qualsiasi negoziazione sostanziale.

Questi problemi non possono essere risolti semplicemente in un canale bilaterale USA-Russia.

Qualsiasi negoziato, aggiunge la nota, dovrebbe essere coerente con principi concordati da tutti i membri della NATO, dalla Russia e dall'Ucraina, nonché dai firmatari dell'Atto finale di Helsinki e della Carta di Parigi; dunque, anche dall'Unione europea.

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