Il dopo Draghi è solo Draghi

Politica interna, Unione europea, rapporti con Cina e Russia e nuova agenda UE-USA per il cambiamento globale. Tanti i dossier da gestire nel prossimo futuro ma con un solo uomo capace di governarli: Super Mario


G. Iuvinale

Diciamolo subito. L'Italia ha una indiscutibile qualità dimostrata negli anni: saper fare subito massa critica nei momenti difficili, come nella gestione di eventi eccezionali. La storia, però, ha anche offerto la prova della sua speculare debolezza. Questa forza propulsiva tende, sistematicamente, a ridursi nel medio periodo, per poi scemare completamente. Ed alla fine il Paese ha finito spesso per ritrovarsi con problemi ben più gravi e complessi rispetto a quelli iniziali. Il rischio è, quindi, che la medesima cosa possa accadere nella gestione dei futuri dossier nazionali ed internazionali, come per il PNRR e per le riforme che si dovranno attuare.


Politica interna

Draghi è stato capace di realizzare ex novo, ed in tempi brevissimi, un PNRR presentabile in Commissione Europea. Il documento rappresenta un punto di partenza migliorabile. L'Organo europeo ha ora due mesi di tempo per analizzarlo nella sostanza e non è affatto escluso che possa chiedere ulteriori rettifiche. Calma, dunque.

Tuttavia, l'aspetto più delicato del dossier riguarda indubbiamente quello delle riforme strutturali che dovranno accompagnare il Recovery Plan. In particolare, l'efficienza della pubblica amministrazione, la giustizia, la concorrenza e le liberalizzazioni e la semplificazione amministrativa.

Le indicazioni riformatrici dovranno essere declinate in testi normativi. Insomma, entra in gioco il Parlamento. E qui iniziano i dolori.

Senza Draghi, il Paese si troverebbe nel medio periodo orfano di un soggetto catalizzatore di forze politiche miopi, incapaci di partorire finanche un topolino.

La credibilità e la fiducia internazionale

La politica domestica dimentica che i mercati si basano essenzialmente sulla credibilità e la fiducia. Ma la politica nostrana, rispetto anche al ceto creditorio, nutre oramai una diffidenza strutturale. L'Italia ha un vizio originario: l'instabilità politica. In 160 abbiamo accumulato 132 Governi. Inconcepibile in un sistema internazionale dove la fiducia è essenzialmente il motore dei mercati finanziari, anche dei debiti sovrani.

Ci sono, dunque, diverse variabili determinanti da considerare nel post Draghi (senza Draghi).

  • La fiducia della BCE

  • La fiducia dei creditori

  • La fiducia delle agenzie di rating

  • La fiducia della Germania e degli USA

La BCE sta ponendo in essere una politica monetaria espansiva su diversi fronti che ci ha salvato da una crisi finanziaria senza precedenti. Ma questa politica non sarà a tempo indeterminato. Il Consiglio direttivo della Banca Centrale ha più volte ribadito che il sostegno monetario ci sarà fintanto che la crisi sanitaria non sarà terminata. Dunque, una certezza: l'aiuto terminerà, seppur lentamente.

Capitolo debito pubblico. Sommando le quote di debito controllato da soggetti “esteri” (investitori stranieri e Bce), emerge come la quota complessiva del debito pubblico da essi detenuta arrivi a circa il 40% del debito totale: 1.000 miliardi. Tale dato potrebbe essere interpretato come un punto di debolezza per l’Italia in ordine alla capacità di autogovernare lo spread sui propri titoli di Stato all’interno di uno scenario ipotetico caratterizzato da instabilità politica interna e/o da rapporti ostili con le istituzioni europee e, quindi, con la Bce.

Immaginiamo, allora, un futuro Governo senza Draghi, con un Parlamento litigioso, certamente antieuropeista e populista.

E' ragionevole ritenere che eventuali tensioni con la Commissione e con il Consiglio (che verrebbero inevitabilmente a generarsi) produrrebbero un effetto di tensione a catena che si estenderebbe immediatamente alla Bce, la quale potrebbe a sua volta fare da detonatore a una più generale sfiducia degli investitori stranieri e delle agenzie di rating nei confronti dei titoli pubblici italiani.

Fermi, non possiamo correre un simile rischio.


Unione europea

Il primo problema che dovrà essere affrontato dai Capi di Stato e di Governo sarà quello di una rivisitazione delle rigide regole del debito pubblico e del deficit nazionale. Argomento complesso, che dovrà passare anche per una riscrittura dei trattati per rendere le eventuali modifiche strutturali pure nei rinnovati (si spera) compiti della BCE. Negoziati lunghi e complessi. E qui occorre lui, Mario Draghi. Non c'è alternativa. Qualche giorno fa è arrivato anche l'endorsement dalla Francia al riguardo.

In UE ci sono poi dossier importanti ancora da discutere:

  • la situazione della pandemia di Covid-19 e dei vari meccanismi per coordinare la risposta dell'UE e sostenere gli Stati membri;

  • il mercato unico, la politica industriale, digitale ed economia, con particolare riferimento alla nuova strategia industriale dell'UE e alle iniziative in materia di digitale recentemente presentate dalla Commissione europea;

  • la tassazione digitale

  • la situazione nel Mediterraneo orientale e le relazioni con la Turchia,

  • le relazioni con la Russia

  • e soprattutto, la nuova agenda UE-USA per il cambiamento globale.

Mario Draghi, poi, è colui che potrà ricostruire i rapporti con la Francia (partner naturale dell'Italia) e sedersi con la Germania nella gestione di questi delicati fascicoli. E la Germania resterà pure orfana, dopo 16 anni ininterrotti, della Cancelliera/statista Merkel. Cosa non da poco a nostra favore.


La geopolitica

La Germania ha stretto intensi rapporti con Russia e, soprattutto, commerciali con la Cina. Gli USA, però, hanno intenzione di ridimensionare la presenza cinese in EU e chi ci rimetterà sarà, probabilmente, la Germania.

In occasione del Consiglio Affari esteri del 22 febbraio scorso il nuovo Segretario di Stato USA, Antony Blinken, ha sottolineato l'impegno della nuova amministrazione a "riparare, rivitalizzare e alzare il livello di ambizioni delle relazioni con l'UE". In particolare, Blinken avrebbe ricordato la solidità delle relazioni transatlantiche, sottolineando come l'Europa rappresenti per gli USA un "partner di prima, non di ultima istanza" per tutelare il sistema globale. Riferendosi alla agenda di lavoro proposta dall'UE nella comunicazione congiunta, ha indicato che la cooperazione UE-USA dovrà riprendere attivamente in tutti i fori multilaterali.

Dunque, nella nuova strategia transatlantica si dovrà appoggiare il riavvicinamento della UE agli Stati Uniti. E chi potrà farlo se non lui, Super Mario, che gode anche dell'appoggio incondizionato degli Stati Uniti?


Mario Draghi, quindi, resta in futuro l'unica valida polizza assicurativa spendibile ovunque con rating tripla A.

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