Primato del diritto europeo e potere di sindacato: Polonia condannata pesantemente

Nella controversia sulla riforma giudiziaria polacca, la Corte di giustizia europea ha emesso il proprio verdetto: multa da un milione di euro al giorno a carico della Polonia


G. Iuvinale

A distanza di pochi giorni dalla pubblicazione della controversa sentenza della Corte Costituzionale polacca, arriva la dura risposta della Corte di Giustizia europea. Non avendo sospeso l'applicazione di talune disposizioni nazionali, la Polonia è stata condannata a pagare alla Commissione europea un'ammenda giornaliera di 1.000.000 di euro.


Sede della Corte di Giustizia UE - foto DPA

Il provvedimento è stato emesso a seguito di un procedimento sommario rubricato al numero C-204/21, a conclusione della fase di impugnativa dell’ordinanza del 14 luglio scorso a firma della vicepresidente della Corte di Giustizia con la quale era stata ordinata alla Polonia l'immediata sospensione di alcune norme interne - in particolare quelle riguardanti il controverso organo disciplinare dei magistrati, il cosiddetto Izba Dyscyplinarna (Sezione disciplinare) del Sąd Najwyższy (Corte suprema) - perché ritenute contrarie allo stato di diritto europeo.

Il rispetto delle misure provvisorie disposte il 14 luglio è necessario al fine di evitare un danno grave ed irreparabile all'ordinamento giuridico dell'Unione Europea nonché ai valori su cui si fonda l'Unione, in particolare quello dello Stato di diritto.

La decisione si basa, essenzialmente, su due concetti cardine:

  • il primato del diritto dell’Unione (che sancisce la preminenza del diritto sovranazionale su quello dei singoli Stati membri);

  • il potere di controllo sugli ordinamenti interni che, ai sensi dell’articolo 19, paragrafo 1 secondo comma TUE, può essere esercitato dal Giudice nel procedimento sommario previsto dall'articolo 279 del TFUE.

Il principio del primato del diritto europeo

Il principio del primato sancisce la preminenza del diritto dell’Unione sul diritto degli Stati membri, dice la Corte nel provvedimento. Questo principio, prosegue il Giudice, impone a tutte le istituzioni degli Stati membri di dare pieno effetto alle varie norme dell’UE, dato che il diritto degli Stati membri non può sminuire l’efficacia riconosciuta a tali differenti norme nel territorio dei suddetti Stati.

La Corte, in più occasioni ha rilevato che, a norma dell’articolo 19, paragrafo 1, secondo comma del TUE, ogni Stato membro deve garantire che gli organi che fanno parte, in quanto «organi giurisdizionali» nel senso definito dal diritto dell’Unione, del suo sistema di rimedi giurisdizionali nei settori disciplinati dal diritto dell’Unione (che, pertanto, possono trovarsi a dover statuire in tale qualità sull’applicazione o sull’interpretazione del diritto dell’Unione) soddisfino i requisiti di una tutela giurisdizionale effettiva.

Tale disposizione pone, quindi, a carico degli Stati membri un obbligo di risultato chiaro e preciso e non accompagnato da alcuna condizione con riferimento ai requisiti che devono caratterizzare i giudici chiamati a interpretare e ad applicare il diritto dell’Unione (sentenza del 18 maggio 2021, Asociaţia «Forumul Judecătorilor Din România» e a., C‑83/19, C‑127/19, C‑195/19, C‑291/19, C‑355/19 e C‑397/19, EU:C:2021:393, punto 250 e giurisprudenza ivi citata).

Pertanto, aggiunge la Corte, sebbene l’organizzazione della giustizia negli Stati membri rientri nella competenza di questi ultimi, nell’esercizio di tale competenza gli Stati sono tenuti a rispettare gli obblighi per essi derivanti dall’articolo 19, paragrafo 1, secondo comma del TUE.


Il potere di controllo sugli ordinamenti interni

Le disposizioni nazionali riguardanti l’organizzazione della giustizia possono essere sottoposte ad un controllo ai sensi dell’articolo 19, paragrafo 1, secondo comma del TUE, nel quadro di un ricorso per inadempimento e, di conseguenza, essere oggetto nello stesso contesto di provvedimenti provvisori disposti dalla Corte ai sensi dell’articolo 279 TFUE e diretti, segnatamente, a sospendere le suddette disposizioni (ordinanza della vicepresidente della Corte del 14 luglio 2021, Commissione/Polonia, C‑204/21 R, EU:C:2021:593, punto 54).


Lo Stato di diritto è uno dei valori fondamentali dell'Unione, lo sancisce l'articolo 2 del trattato sull'Unione europea. È anche la conditio sine qua non per la tutela di tutti gli altri valori fondamentali dell'Unione, a cominciare dai diritti fondamentali e dalla democrazia. Il rispetto dello Stato di diritto è capitale per lo stesso funzionamento dell'Unione: efficace applicazione del diritto UE, corretto funzionamento del mercato interno, mantenimento di un contesto propizio agli investimenti, fiducia reciproca. L'essenza ultima dello Stato di diritto è una tutela giurisdizionale effettiva, il che presuppone l'autonomia, la qualità e l'efficienza dei sistemi giudiziari nazionali.

E l'estensione del diritto europeo non cede neppure di fronte a norme interne superprimarie. La Corte ricorda, infatti, che, in forza del principio del primato del diritto dell’Unione, il fatto che uno Stato membro invochi disposizioni di diritto nazionale, anche di rango costituzionale, non può pregiudicare l’unità e l’efficacia del diritto europeo.

Le sanzioni economiche contro la Polonia sono state richieste il 9 settembre scorso dalla Commissione UE responsabile del monitoraggio dello stato di diritto nell'Unione. Ora sono dovute fino a quando la Polonia non si conformerà agli ordini della Corte di giustizia.



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