Scuola: se la Germania dice e fa, l'Italia ......

Due dati.

Due dati che danno la dimensione dell'enorme gap, economico e culturale, esistente tra la Germania e l'Italia.

Questioni di priorità.

Per la Germania la priorità è ora l'istruzione scolastica. Per l'Italia, invece, i banchi a rotelle di Arcuri ed il nuovo e salvifico “Stato imprenditore”. La scuola da noi può tranquillamente attendere.

Ma è anche una questione di coerenza politica; coerenza che da noi latita, anzi non è mai esistita.

La Merkel lo aveva annunciato. Al primo posto dell'agenda di Governo quest'anno ci sarà la scuola, poi gli investimenti nei settori dell'economia.

Detto e fatto.

6,5 miliardi di euro saranno investiti solo nella digitalizzazione delle scuole e 100 miliardi in investimenti in strade, ferrovie, nella ristrutturazione dell'economia (che dovrà essere rispettosa del clima) ed anche nell'assistenza all'infanzia.


Il tutto, ovviamente, senza attendere i fondi del Next Generation EU.

Serve un forte impulso all'educazione digitale ha detto la Cancelliera.

Per questo i governi federali e statale mirano ora a portare avanti rapidamente la digitalizzazione delle scuole.

L'obiettivo, comune, è quello di evitare ulteriori chiusure scolastiche su larga scala.

La Cancelliera Angela Merkel ed i Ministri dell'istruzione e degli affari culturali dei singoli Stati federali hanno preso questa decisione in una riunione di martedì scorso.

Nello specifico, il Governo federale fornirà, come detto, un totale di 6,5 miliardi di euro per la digitalizzazione delle scuole e per dotare insegnanti e bambini svantaggiati di dispositivi elettronici adeguati.

Entrambi saranno finanziati nell'ambito del patto digitale per le scuole.

Non solo. Il governo federale fornirà anche parte della formazione per gli amministratori IT e si farà carico di una parte dei costi di questi incarichi. Priorità del Governo nazionale che si farà carico di tali oneri nonostante l'istruzione sia materia di responsabilità degli Stati federali.

Quanto ai nuovi 100 miliardi di investimento pubblico, invece, la notizia è arrivata proprio ieri quando il Gabinetto federale ha approvato il progetto di bilancio per il 2021 (da noi ancora in mente dei).

Nella lotta contro la crisi causata dal coronavirus, il Ministro delle finanze Olaf Scholz ha previsto l'emissione, per l'anno prossimo, di nuovo debito, il più elevato nella Repubblica federale di Germania, con circa 96 miliardi di euro.

Questioni di priorità dicevamo, mentre il governo Italiano decide di “investire” altrove.

Alla scuola pubblica solo 1 mld circa, mentre a quella privata qualche briciola.

Lo Stato imprenditore detta le precedenze: prima bisogna investire in Cassa Depositi e Prestiti con una dotazione fino a 44 miliardi per il “Patrimonio rilancio” nel 2020, poi in Alitalia con quasi 4 mld di aiuti di stato. Seguiranno probabilmente anche Autostrade e Borsa Italiana.

Questioni di priorità dicevamo.

Ed in questo Paese, oltre che per la scuola, la “digitalizzazione” non è una priorità nemmeno per le imprese.

Questo è il desolante quadro delineato due giorni fa dalla Corte dei Conti europea nel suo ultimo rapporto sulla digitalizzazione dell’industria.

Secondo questa nuova relazione (qui https://www.eca.europa.eu/Lists/ECADocuments/SR20_19/SR_digitising_EU_industry_IT.pdf), alcuni paesi, tra cui l'Italia, sono ancora troppo indietro e non hanno ancora elaborato le strategie nazionali di digitalizzazione.

Dove si trova l'Italia?

Al quartultimo posto.



Questioni di priorità dicevamo, mentre la Germania ha annunciato nei giorni scorsi anche la creazione del più grande consorzio di ricerca europeo nel campo dell'intelligenza artificiale: la Cyber​​Valley nella città di Tubinga, nella Germania meridionale.

E da noi che si dice?

Si dice che la Corte dei conti italiana ha anche certificato l'incapacità della macchina amministrativa di alcune regioni italiane nell'utilizzo dei fondi per la sanità (ne parlavamo qui https://twitter.com/GabrieleIuvina1/status/1301191648110694404).

Questioni di priorità, ovviamente.

E mentre la Germania ha le idee chiare, noi stiamo ancora con la lista della spesa in mano.

600 miliardi di euro di proposte (peraltro del tutto generiche) contenute nelle Linee guida sul PNRR elaborate dal Governo, per averne soltanto 200.

In alto mare. Un mare agitato però.

Alcuni banchi a rotelle, un numero esiguo di supplenti in rapporto alle reali necessità e ancora tanta confusione.

Ma tanto noi abbiamo tempo per riflettere.

Il tempo è dalla nostra parte.

Intanto però mi vado a comprare un protettore gastrico, non si sa mai.








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