Guerra ucraina: i limiti all'influenza cinese su Mosca nel diritto internazionale

L'aumento dell'influenza cinese in Russia - le cui basi sono state gettate subito dopo l'ascesa al potere di Putin - non è un caso, ma un passo consapevole che il Presidente russo ha fatto prima dell'invasione dell'Ucraina. Nei rapporti reciproci, però, ci sono dei limiti cogenti posti dal diritto internazionale: se Pechino dovesse soddisfare la richiesta di Mosca di assistenza militare, la Cina sarebbe responsabile di crimini e gravi violazioni del diritto umanitario sovranazionale


G Iuvinale

I rapporti tra la Russia di Putin e la Cina di Xi Jinping sono divenuti sempre più amichevoli, e reciprocamente soddisfacenti, negli ultimi anni. Anche se le basi sono state gettate subito


dopo l'ascesa al potere del Presidente russo, l'aumento dell'influenza cinese – resa ancora più evidente dai recenti appelli rivolti a Pechino per l'aiuto di munizioni, razioni di cibo per le truppe russe e per un più ampio sostegno finanziario – non è un fatto occasionale, ma un passo consapevole che Putin ha compiuto prima dell'invasione dell'Ucraina.

Ci sono alcuni fattori che suggeriscono ciò:

  • il riavvicinamento di Putin con il ministro della Difesa Sergei Shoigu, uno dei principali lobbisti cinesi al Cremlino;

  • l'uso della rete di conoscenze del potente uomo d'affari Yevgeny Prigozhin (incluso il famigerato gruppo Wagner e vari tecnologi politici) nello sviluppo degli interessi della Cina in Africa;

  • il riorientamento di Rosneft e Gazprom verso la Cina con nuovi accordi di fornitura di petrolio e gas alla Cina per un valore stimato di 117,5 miliardi di dollari, uniti alla promessa di Putin di aumentare le esportazioni russe dell'Estremo Oriente in un momento di accresciuta tensione con i clienti europei;

  • la circostanza che la Russia è stata il principale utilizzatore di "prestiti segreti" cinesi tra il 2010 e il 2017

  • la Cina non ha aderito alle sanzioni internazionali contro la Russia, fornendo al Paese emarginato un'ancora di salvezza economica.

Anzi, per alcuni ci sarebbe anche di più.

Putin ha ormai capito che la guerra in Ucraina avrebbe messo la Russia nel stessa posizione della Bielorussia un anno fa, cioè divenire uno stato satellite, in questo caso della Cina. Putin, Shoigu, Nikolai Patrushev e altri falchi, quindi, non solo hanno accettato, ma hanno cercato attivamente queste conseguenze. Proprio come ha fatto Lukashenko con Mosca, Putin e il suo entourage hanno firmato un accordo con Pechino per cedere la sovranità nazionale russa in cambio del mantenimento del loro regime. E questo accordo, secondo l'esperto Oleksandr Danylyuk, sarebbe già in fase attuativa, con la Cina che acquista partecipazioni in società statali russe.


I limiti del diritto internazionale nell'assistenza militare

Secondo i funzionari statunitensi, la Russia avrebbe chiesto alla Cina assistenza militare per sostenerla nella sua guerra con l'Ucraina. Se Pechino dovesse seguire questa strada, la Cina potrebbe essere ritenuta legalmente responsabile del sostegno al ricorso illegale della Russia alla guerra ed alle violazioni del diritto umanitario internazionale commesse durante le ostilità.

Innanzi tutto, occorre premettere che la condotta della Russia è manifestamente illegale per due motivi.

In primo luogo, l'invasione è una chiara violazione del divieto della Carta delle Nazioni Unitecui all'articolo 2, paragrafo 4, sull'"uso della forza contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica di qualsiasi stato".

In secondo luogo, la Russia è stata coinvolta in violazioni del diritto umanitario internazionale: ha compiuto bombardamenti indiscriminati con uccisioni di civili, facendo uso di bombe a grappolo in aree urbane. E alcune di queste azioni possono equivalere non a semplici violazioni del diritto umanitario, ma a veri e propri crimini internazionali.

Quindi, se la Cina dovesse fornire assistenza militare alla Russia, diventerebbe legalmente (cor) responsabile anche di queste violazioni.

Tre sarebbero i fattori scatenanti la responsabilità giuridica che la Cina non sarebbe in grado di evitare.


La violazione dell'articolo 16 del Responsibility of States for Internationally Wrongful Acts del 2001

Secondo la cosiddetta dottrina della responsabilità dello Stato, gli Stati possono essere ritenuti responsabili se aiutano consapevolmente un altro Stato a violare il diritto internazionale. L'articolo 16, in particolare, dispone

“Uno Stato che aiuta o assiste un altro Stato nella commissione di un atto internazionalmente illecito da parte di quest'ultimo è internazionalmente responsabile di farlo se: (a) tale Stato lo fa con conoscenza delle circostanze dell'atto internazionalmente illecito; e (b) l'atto sarebbe internazionalmente illecito se commesso da quello Stato”.

La violazione dell'articolo 41 del Responsibility of States for Internationally Wrongful Acts del 2001

Secondo la legge sulla responsabilità statale, agli Stati è severamente vietato fornire aiuti o assistenza a sostegno del mantenimento di un altro Stato in una situazione che viola le norme cogenti, come nel caso di una guerra di aggressione.

L'articolo 41, difatti, dispone

1. Gli Stati cooperano per porre fine con mezzi leciti a qualsiasi violazione grave ai sensi dell'articolo 40 [obbligo derivante da una norma imperativa del diritto internazionale generale]. 2. Nessuno Stato riconosce come lecita una situazione creata da una grave violazione ai sensi dell'articolo 40, né presta aiuto o assistenza per mantenere tale situazione.

La violazione dell'articolo 1 comune delle Convenzioni di Ginevra

L'articolo comune delle Convenzioni di Ginevra, così chiamato perché il suo testo letterale è comune a tutte e quattro le Convenzioni, obbliga gli Stati ad “impegnarsi a rispettare e garantire il rispetto” delle Convenzioni di Ginevra in ogni circostanza. Nel marzo 2016, il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) ha pubblicato nuovi Commentari alla Convenzione di Ginevra, in cui si afferma che l'articolo 1 comune impone non solo un obbligo negativo agli Stati di non incoraggiare violazioni del diritto dei conflitti armati, ma anche un obbligo positivo a carico di terzi Stati di garantire che altri Stati e attori non statali rispettino i loro obblighi di diritto umanitario (caso 1986 Nicaragua).


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