La politica della paura

E' il virus che divide le istituzioni e la politica, come ha affermato ieri il Presidente della Repubblica Mattarella, oppure è la politica che sta facendo emergere tutte le sue criticità ed incapacità nella gestione della pandemia? Uno stress test, insomma.

Non sappiamo se Mattarella voleva riferirsi ad entrambe le cose, invocando il senso di responsabilità per creare convergenze e collaborazione.

Ma la differenza c'è, eccome. E ciascuna di essa non è la faccia di una medesima medaglia perché l'una esclude l'altra.

Allora, ciascuno è libero di dare la propria risposta, ovviamente. Proviamo, però, a fare un esperimento. Riserviamoci una valutazione dopo aver osservato alcuni fatti che andremo ad esaminare.

All'inizio di questa maledetta pandemia alcuni giuristi avevano invocato l'istituzione di un governo di larghe intese, aperto cioè anche alle forze di opposizione. Motivo? Esercitare un vero controllo parlamentare durante la fase di gestione della crisi, prevenendo diatribe dannose.

Qualcuno, invece, ha deciso diversamente. E quel qualcuno ha un nome e un cognome: Giuseppe Conte ed il suo Governo.

Conosciamo bene la storia dei DPCM. Il Consiglio dei Ministri emette il decreto legge conferendo poteri speciali al Premier ed il Parlamento, sotto fiducia, converte il provvedimento in legge ordinaria. Conferimento di poteri speciali mai visti prima d'ora. Attenzione, non auto-attribuiti ma conferiti dal Parlamento. Poteri, peraltro, finora ignoti allo stesso mondo giuridico, che finiscono anche per introdurre un pericoloso precedente. Ed in questo contesto il confronto parlamentare non c'è stato affatto.

Primo grave errore che ha provocato, peraltro, due effetti: ha generato una cosiddetta politica della paura ed ha esacerbato il confronto politico, diventato una rissa oramai quotidiana, con effetti devastanti.

Qualche giorno fa in Germania alcuni studiosi hanno evidenziato che un dibattito politico parlamentare sereno ed aperto a tutte le forze politiche, avrebbe avuto l'effetto di inibire una paura collettiva sugli effetti del Covid-19. Dunque, un rapporto diretto tra sana politica e salute psicofisica del cittadino. Pensiamo che proprio in Germania, durante il primo lockdown, il rischio suicidi era aumentato del 14%..

Ed in Italia? E' innegabile che qui, come detto, il confronto parlamentare non c'è stato proprio e si è ingenerata appunto la politica della paura. E la responsabilità è anche, in parte, delle forze di opposizione.

Non solo. Come sappiamo la pandemia è stata gestita anche con opacità nelle scelte del decisore. I dati sui quali vengono prese le decisioni non si conoscono appieno. Una situazione scappata di mano al Governo, con le Regioni che, per vari motivi, si mettono di traverso.

E poi perché mettere nelle mani di un'unica persona, il Commissario Straordinario Domenico Arcuri, tutta l'attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell'emergenza epidemiologica COVID -19? Poteri da plenipotenziario tuttologo. Perché i contratti relativi all'acquisto dei beni sono stati sottratti al controllo della Corte dei Conti? Perché ora gli è stato affidato addirittura il compito della distribuzione del vaccino? Perché non tenere conto delle regole di gestione del rischio aziendale? Sono proprio queste a dirci che più si concentrano i poteri decisionali nelle mani di una sola persona più aumentano, esponenzialmente, i rischi di commettere errori.

E poi la farsa della nomina del nuovo Commissario alla sanità calabrese, con il Ministro Speranza scudato da Conte, il quale si è trovato costretto ieri a sbrogliare la matassa, prendendosi tutte le responsabilità del caso.

Ed il cittadino? La sua salute? Le imprese? Ecco, il cittadino viene dopo, evidentemente. Dopo gli interessi partitici, quelli personali e le pericolose aspirazioni individuali.

Questo è, appunto, il risultato della politica della paura. Il popolo ha paura ora. Ha timore di perdere la salute ed il reddito. Di ritrovarsi solo, insomma. Con uno Stato che ha dato dimostrazione di non saper tutelare appieno i propri cittadini, scavalcando e facendo ormai a meno di un necessario e maturo confronto parlamentare e istituzionale.

Allora, torniamo alla domanda iniziale. E' il virus che divide oppure la situazione attuale altro non è che il frutto di presunzione, di inettitudine e di irresponsabilità di coloro che dovrebbero guidare il Paese che ha finito per generare una pericolosa politica della paura?

A voi la risposta.




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