Tridico: tutti colpevoli, nessun responsabile

L'Italia è ormai un Paese dove ci si scandalizza più di questioni di minore importanza che di problemi seri, drammatici, come la giustizia, le pensioni che i giovani non prenderanno mai, la loro povertà, il mancato riequilibrio intergenerazionale o il reddito di cittadinanza divenuto una sorta di pensione anticipata.

Caso Tridico.

La nota questione riguardante il quantum del compenso dell'attuale Presidente dell'INPS non dovrebbe interessare.

Non condivido certamente chi lo ha voluto, né tanto meno come abbia operato finora (ricordiamo ad esempio lo "spoils system" posto in essere da Tridico al suo insediamento https://www.ilgiornale.it/news/politica/spoil-system-tridico-cos-manager-m5s-ha-azzerato-i-vertici-1805526.html)

Lui è indiscutibilmente espressione dei suoi danti causa politici che lo hanno voluto al vertice dell'Istituto.

I fatti, anche passati, come quello della CIG, dimostrano degli evidenti limiti nell'attività svolta.

La responsabilità politica, dunque, è collegiale. Quindi tutti colpevoli. Ma come accade in questo nostro strano Paese, ovviamente, nessuno è mai responsabile.

Ma si sa, le nomine in politica avvengono in questo modo, sono fiduciarie, ossia intuitu personae.

L’ordinamento giuridico italiano prevede poi una forma specifica di spoils system (art. 19 comma 8 del d.lgs. n. 165/2001), applicato agli incarichi dirigenziali apicali delle amministrazioni statali, le cui attività sono strettamente connesse con gli indirizzi politico-amministrativi del governo in carica, anche se non si applica alla presidenza dell'INPS.

E' tutto legale. Tutti scandalizzati dal fatto in sé e nessuno dalle norme che lo consentono.

Eppure, ripeto, ci sono le leggi. Tutto legale. Trattasi, evidentemente, solo di un diverso modo di concepire lo Stato. Merito e serietà dovrebbero essere i pilastri fondanti.

Ma questa è un'altra storia.

Torniamo allora “a bomba”.

Il caso Tridico è esploso il 25 settembre scorso a seguito di un articolo apparso su Repubblica (https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2020/09/25/news/tridico_si_alza_la_paga_con_effetto_retroattivo_e_polemica_all_inps-268539385/ ).

Oggi, invece, è arrivata la risposta del Presidente (https://www.repubblica.it/politica/2020/09/27/news/inps_tridico_e_l_aumento_di_stipendio_non_l_ho_deciso_io_e_non_prendero_gli_arretrati_-268634453/ ).

La storia del quantum dello stipendio non mi interessa (ricordo a me stesso che fino al 2004 lo stipendio riconosciuto era di 1 milione e 200 mila euro). Lascio giudicare ad altri questa vicenda. La questione storica degli accadimenti è ricostruibile semplicemente leggendo le premesse dei vari provvedimenti pubblici.

Ciò che mi interessa in questa sede, invece, è rappresentare la situazione, direi kafkiana, che avvolge questa vicenda con particolare riferimento ai rapporti tra i Ministeri vigilanti (Lavoro ed Economia) e l'INPS riguardo la decisione afferente il momento di decorrenza del pagamento del compenso di Tridico.

Questa è, a mio sommesso avviso, la questione importante.

Andiamo, allora, con ordine.

Il Prof. Pasquale Tridico è stato formalmente nominato Presidente dell'INPS con decreto del Presidente della Repubblica del maggio 2019 (https://www.inps.it/docallegatiNP/Mig/Istituto/DPR_22_maggio_2019.pdf), anche se con precedente decreto adottato dal Ministero del lavoro, di concerto con quello dell'economia, del 14 maggio 2019 gli erano stati attribuiti i poteri di Presidente dell'Istituto e ciò al fine di “consentire il corretto dispiegarsi dell'azione amministrativa dell'Istituto … nelle more del perfezionamento della procedura di nomina del nuovo Presidente”.

Con successivo decreto adottato dal Ministero del lavoro, di concerto con quello dell'economia (https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/normative/Documents/2020/DI-07082020-emolumenti-INPS-INAIL.pdf,) del 7 agosto 2020 sono stati fissati gli emolumenti annui lordi da corrispondere al Presidente, determinati in euro 150.000,00.

Il comma 3 dell'articolo 1 dispone: “Gli emolumenti definiti con il presente articolo sono riconosciuti con decorrenza dalla data di nomina del Presidente, del Vice Presidente e dei consiglieri di amministrazione di INPS e di INAIL”.

Fermi. Leggiamo attentamente.

La decorrenza è dalla data di nomina (avvenuta, come detto, anteriormente, cioè nel 2019) e non dalla data dall’effettivo esercizio della funzione, come prevede invero la normativa attuale (per tutti art. 3 DL 8/1999).

E di certo i due Ministeri in questione, Economia e Lavoro, non potevano non sapere che anche la stessa nomina di Tridico era avvenuta precedentemente.

Con comunicato stampa del 26.9.2020 in risposta al quotidiano (https://www.inps.it/docallegatiNP/InpsComunica/UfficioStampa/comunicatistampa/Lists/ComunicatiStampa/CS200926.pdf), la Direzione centrale delle Risorse umane dell'INPS ha precisato di non aver mai corrisposto al Presidente Tridico compensi arretrati in seguito all’emanazione del citato Decreto del 7 agosto 2020.

Nel rispetto della normativa vigente in materia” aggiunge la nota, “la decorrenza dei predetti compensi è fissata a partire dall’effettivo esercizio della funzione, ossia dal 15 aprile 2020, data di insediamento del Consiglio di Amministrazione”.

Strano Paese l'Italia, vero?

Il soggetto vigilato “corregge” il vigilante.

Ma il documento interministeriale sugli emolumenti da versare al nuovo presidente dell'INPS porta la firma di ben due ministri (Catalfo e Gualtieri), responsabili dei rispettivi dicasteri, rimasti finora in silenzio.

I Ministeri del lavoro e dell'economia, controllori sull'INPS, avrebbero dunque errato? Avrebbero emesso un provvedimento illegittimo in quanto adottato in violazione di legge riguardo la decorrenza del pagamento?

E il Presidente del Consiglio Conte che dice al riguardo?

Il premier non sa nulla. "Non ero personalmente informato di questa vicenda” - ha detto il presidente del Consiglio, intervenendo al Festival dell'economia di Trento - “ho chiesto degli accertamenti perché vorrei approfondire la questione. Non posso parlare ora, devo prima fare una verifica".

Conte vuole una verifica? Bene, visti gli atti, può partire dall'art. 95 della Costituzione. Poi a scendere.

Consentitemi una chiosa.

In questa situazione spiacevole tutta l'opinione pubblica si è scagliata contro Tridico, senza pensare però che lo stesso è solo un “mero esecutore”, un fiduciario della politica la quale, solo dopo che il polverone è stato alzato, si sdegna e prova a prendere le distanze. Ma non è stata la stessa “politica” a volere ciò?


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