L'Europa chiama i giovani. L'Italia non risponde

Un treno europeo per i giovani.

Questo è ciò che l'UE farà partire presto, già dal prossimo anno, da Palazzo Berlaymont in quel di Bruxelles.

Un treno che attraverserà le capitali europee portando con sé sogni di speranza, un vento di cambiamento per gli Stati e soprattutto per le future generazioni.

Una novità assoluta che segna il passo verso un cambiamento radicale nella politica europea.

I giovani, per la prima volta nella storia, saranno al centro degli obiettivi di crescita.

Su di loro, infatti, occorre puntare. Sono loro che bisogna tutelare. A loro si deve restituire dignità. Perché sono loro che pagheranno il prezzo più alto dell'attuale crisi economica, non altri.

Ed è questa la ratio ispiratrice della politica di sostegno economico lanciata dalla UE a maggio di quest'anno. Un treno unico, speciale, che non passerà una seconda volta. Un treno nel quale il posto a sedere assicurato ce l'anno di diritto loro, i giovani. I biglietti sono stati stampati solo per loro. Loro hanno la prelazione. Punto. Non si discute.

E l'Italia? Siamo proprio sicuri che l'Italia sia pronta ad accogliere questo treno e ad assicurare ai nostri ragazzi un posto?

La mia impressione è molto negativa.

In ogni talk show televisivo, in ogni intervista al politico di turno nonché nelle varie audizioni che in questi giorni si stanno susseguendo presso le Commissioni bilancio e finanze della Camera e del Senato sul NGEU, il termine che più ricorre è “soldi”. I famigerati soldi europei. La manna salvatrice che scende dal cielo.

Si brinda. L'Italia non sarà più “un'Italietta” si sente addirittura dire.


“Bisogna spenderli bene questi soldi” dicono i politici di ogni colore.

Ma non una parola è rivolta ai giovani. Non un pensiero per loro. Nessuna loro voce che si sente nelle miriadi di trasmissioni e approfondimenti di questo periodo. Solo richiami per endiadi.

No, non ci siamo proprio!

L'ultimo referendum sul taglio del numero dei parlamentari ha certificato che una buona parte dei giovani italiani non ha votato. Un 30%? Forse.

Tanti comunque. In troppi non hanno più una rappresentanza parlamentare, delusi da una classe politica che li ha relegati a mere comparse privandoli anche della dignità più intima.Il sussidio narcotizzante del reddito di cittadinanza non può bastare.

Finirà l'effetto.

E poi è un'offesa per come è stato concepito.

Giovani ridotti a zombie.

Il 30% di loro non ha lavoro e forse non lavorerà mai.

Come puoi sentirti quando ti alzi la mattina e non hai speranza?

Qualche politico l'ha mai chiesto a qualcuno di loro?

Come si può stare quando pensi che l'unica alternativa che resta per salvarti è andare ad elemosinare un misero posto di lavoro dal politico di turno? Politico, tra l'altro, che da quella richiesta di sostegno si nutre ed alimenta il proprio consenso elettorale ormai da decenni.

Non ci siamo.

Io non ci sto.

I giovani devono essere gli attori preminenti di questo nuovo vento di cambiamento.

A loro vanno rivolte tutte le attenzioni, i progetti, i programmi. Tutto insomma.

Il timore, invece, è che tutto ciò non accadrà, almeno qui da noi.

“Next generation UE”. Il nome dato, non affatto a caso, al programma europeo di sostegno, in Italia corre il rischio di diventare il “Last Generation IT”.

Una sorta di tappabuchi delle voragini poste in essere nel passato.

Proprio ieri la Corte dei Conti, nella sua relazione annuale sull'INPS, ha messo in evidenza la necessità di intervenire sul sistema pensionistico anche a favore dei giovani.“In un sistema previdenziale che eroga ancora gran parte delle prestazioni ad elevata componente retributiva", sostiene l'INPS riferendosi a QUOTA 100 “misure ampliative della spesa attraverso l’anticipo dell’età di pensionamento rispetto a quella ritenuta congrua con l’equilibrio attuariale e intergenerazionale ...“comportano sia esigenze di cassa immediate, sia debito implicito, in quanto la componente retributiva del trattamento non viene corretta per tener conto della maggiore durata della prestazione”.

Insomma i conti previdenziali rischiano di andare in crisi e a pagare saranno sempre e solo loro, i giovani appunto.

Che fare?

Serve un'inversione di marcia immediata.

Occorre, come ci chiede anche l'UE, “attuare pienamente le passate riforme pensionistiche al fine di ridurre il peso delle pensioni di vecchiaia e di anzianità nella spesa pubblica e creare margini per altra spesa sociale e spesa pubblica favorevole alla crescita”.

Avete sentito qualche politico che si rende proponente di una riforma di questo genere? No, perché è una riforma impopolare e loro non possono permettersi di perdere il consenso.

Ma i giovani rischiamo di perdere quel poco si spazio rimasto per salvarli. I giovani di questo Paese hanno, dunque, il diritto – dovere di prendere la parola e decidere quali riforme fare. Sono loro i veri titolari di un'aspettativa che non è assurdo definire “giuridicamente rilevante”, cioè la salvezza.

Il treno europeo non passerà una seconda volta, sappiatelo.

Muovetevi!

51 visualizzazioni0 commenti