La cultura italiana dell'autoassoluzione

La nuova "italianizzazione" delle politiche europee sui debiti nazionali. Così potremmo definire questa nuova, ed anodina, corrente di pensiero esplicitata, prepotentemente, in questo fine settimana da alcuni esponenti politici italiani di primo piano.

I debiti accumulati dagli Stati a causa della pandemia da Covid-19, dicono, dovrebbero essere cancellati dall'Europa ed il MES andrebbe gestito direttamente dalle istituzioni europee in modo da creare un tesoretto da 400 miliardi di euro.

Teoria poco realistica, per non dire pericolosa. E la sua inammissibilità, dunque, va eccepita seguendo un percorso del doppio binario: uno tecnico e l'altro politico. Entrambi accomunati da una medesima linea: la recidiva irresponsabilità politica italica.

Partiamo innanzitutto dai fatti di cronaca.

Dopo il discorso di Christine Lagarde, Presidente della Banca Centrale Europea, al Forum della BCE sull'attività bancaria centrale - che ha rassicurato tutti dicendo che la politica monetaria espansiva della Banca centrale continuerà ancora a lungo - e le dichiarazioni del Commissario Ue per l'economia, Paolo Gentiloni – il quale ha ventilato la possibilità che il Patto di stabilità e crescita resti sospeso anche nel 2022 – ieri sono intervenute le proposte, contestuali, del Presidente del Parlamento europeo David Sassoli e dell'ex premier italiano Enrico Letta. Cosa vorrebbero.

Sassoli, in un'intervista su Repubblica, propone la Cancellazione dei debiti accumulati dai governi per rispondere al Covid, Eurobond permanenti, nuovo Mes gestito direttamente dalle istituzioni europee e riforma dei trattati per eliminare il diritto di veto in tutti gli ambiti della politica dell’Unione.

Alle parole di Sassoli seguono quelle di Letta. Noi - dice-abbiamo fatto una proposta, con l'istituto Jacques Delors: si prenda atto che è assurdo che ci siano 400 miliardi bloccati e si faccia una scelta: si trasformi il Mes e lo si porti dentro la Commissione Ue, lo si dia in gestione alla Commissione.


L'inammissibilità tecnica.

La questione cancellazione dei debiti.

Qui entra in gioco la BCE. Perché? Perché la maggior parte del debito pubblico accumulato dagli Stati europei per rispondere alla crisi pandemica – si stima un 70% dal febbraio scorso ad oggi - è già stato acquistato dalla BCE. Sono cioè in pancia alla Banca Centrale.

Per quanto riguarda l'Italia, la Banca di Francoforte ha acquistato (con il supporto della Banca d’Italia) dall’inizio dell’anno fino alla fine del mese di settembre complessivamente 143 miliardi di euro di titoli pubblici italiani nel mercato secondario. Si stima che dovrebbe arrivare ad acquistarne entro dicembre fino a 210 miliardi (di cui 34 miliardi di reinvestimento del capitale rimborsato sui titoli in scadenza). Al 31 agosto la Bce deteneva attraverso Banca d’Italia ben 517 miliardi di euro di titoli italiani.

La BCE, però, non è una società di mutuo soccorso, una sorta di croce rossa internazionale come qualcuno pensa. E' una Banca Centrale. Ad ogni passività corrisponde una attività. Ci sono garanzie collaterali. Regole complesse di bilancio e di vigilanza. Responsabilità e credibilità verso il mercato internazionale creditizio. E poi gli azionisti, gli Stati membri della UE, che ne dovrebbero rispondere pro quota. Cancellare il debito, dunque, significa che qualcuno quel buco dovrà colmarlo. Se non lo facessero gli Stati membri, ci sarebbe il fallimento certo della Banca Centrale. I mercati si basano sulla fiducia e se viene a mancare quella crolla, ovviamente, tutto. Quindi, dal punto di vista tecnico, la cancellazione del debito è inammissibile. Salvo, ovviamente, eventuali miracoli, per chi ci crede.

Neppure accettabile è una generalizzazione della nozione di debito pubblico. I debiti pubblici contratti dai singoli Stati differiscono tra loro sia per quantità che per qualità. L'Italia, ad esempio, ha finora “bruciato nella stufa” 100 mld per politiche errate.


Questione MES. Sassoli e Letta sostengono che il Mes andrebbe portato sotto il “comando” della BCE e i suoi 400 miliardi utilizzati subito a favore degli Stati membri. Il loro assunto muove da questa premessa. Siccome nessuno Stato fa uso del Mes pandemico, allora si dovrebbe smantellare l'intero meccanismo salva Stati (dunque non solo quello pandemico) ed "impadronirsi" dei suoi soldi, gestendoli a livello di Commissione europea.

Una tesi fallace.

In primis va detto che non è vero che tutti gli Stati dovrebbero fare richiesta del Mes pandemico essendo vero, invece, che la maggioranza di essi non ne avrebbe necessità. Neppure la Grecia che ha rifinanziato, proprio attraverso il MES salva stati, il proprio debito pubblico a 70 anni. In questo contesto, allora, l'unico Stato che avrebbe necessità impellente sarebbe appunto l'Italia e forse la Spagna. Dunque, primo errore. Non generalizzare. Parlare per sé e non per gli altri.

In secondo luogo, non è vero che il MES (da non confondere con la linea di credito pandemica) avrebbe 400 miliardi di liquidità. Questa liquidità, ad essere precisi, non esiste. Esiste, invero, una capacità di prestito di 400 miliardi. Qualcosa di diverso, dunque.

Cos'è, dunque, il MES?

Il MES è una organizzazione istituita nel 2012, sulla base di un Trattato intergovernativo, sottoscritto da tutti i 19 Paesi dell'Eurozona, e si configura come uno strumento di difesa dalle crisi finanziarie in grado di compromettere la stabilità della zona euro, residuale rispetto ai presidi stabiliti dal quadro integrato di sorveglianza fiscale e macroeconomica.

A tal fine, il meccanismo può intervenire per fornire un sostegno ai Paesi aderenti che si trovino in gravi difficoltà finanziarie o ne siano minacciati, sulla base di condizioni rigorose, commisurate allo specifico strumento di sostegno utilizzato (principio della rigorosa condizionalità).

Sul piano delle risorse a disposizione, oltre al capitale sottoscritto dagli Stati aderenti (704 miliardi di euro, di cui circa 80 effettivamente versati), il MES ha la possibilità di raccogliere fondi emettendo strumenti del mercato monetario, nonché strumenti finanziari di debito a medio e lungo termine, con scadenze fino a un massimo di 30 anni. La capacità di prestito del MES è pari a 410,1 miliardi di euro (dato aggiornato ad agosto 2019), pari alla differenza fra la capacità massima di prestito (500 miliardi) e gli impegni di credito (89,9 miliardi).

Quindi non di liquidità si deve parlare ma capacità di prestito.

Peraltro, nessuno Stato membro ha mai sostenuto finora la tesi di una riforma di tal fatta tale da sottrarre, addirittura, l'autonomia decisionale del MES trasferendola in seno alla Commissione. Significherebbe snaturare completamente l'Istituto nato, come visto, con ben altre finalità residuali.

Inoltre, non è neppure vero che questa organizzazione non viene utilizzata. Il Mes, finora, ha prestato assistenza finanziaria a diversi Stati membri, salvandoli da un default certo.

La Commissione, poi, come anche più volte evidenziato dalla Corte dei Conti europea, troppo spesso si è dimostrata indulgente verso gli Stati – come l'Italia - irrispettosi delle raccomandazioni europee e refrattari alle riforme strutturali.


L'inammissibilità politica.

Le proposte di Gentiloni e Letta rappresentato la scolastica declinazione della politica italica. Una politica che si fonda sulla de-responsabilizzazione del cittadino.

Anziché dire agli italiani la verità dei fatti – cioè che avremmo bisogno di riforme "lacrime e sangue" e che i debiti fatti comunque si onorano, come peraltro pretende lo Stato italiano dai suoi “sudditi”– si preferisce seguire la via “furbesca” della remissione dell'obbligazione.

Saltare a piè pari il vero problema italico. E il tentativo è chiaro. Autoassolversi dalle proprie responsabilità.

D'altra parte è evidente che dal linguaggio politico degli ultimi 25 anni sono scompare le parole crescita, sostenibilità del debito pubblico e giovani.

Buona fede? No, e non ci torno su.

L'ho spiegato nel mio ultimo post.

E ci risiamo. Il problema per la politica italiana non è la crescita ma la remissione del debito. Quindi annulliamo il debito così poi le riforme non le facciamo.

E chi in questi anni ha fatto la formichina con tanti sacrifici perché mai dovrebbe accettare questa tesi che pare anche irrispettosa nei loro riguardi?

E questa italianizzazione popolar – sovranista dei debiti europei, oltre a comportare una de-responsabilizzazione della collettività, finisce anche per ingenerare un falso affidamento nel cittadino. Se i debiti statali – come sarà – non saranno annullati di chi sarà allora la colpa? Ovviamente della cattiva Europa, vero?

Ed alle parole di Sassoli e Letta si sono accodati in tanti ieri.

Anche Fassina, deputato di Liberi e Uguali, plaude alle parole del presidente dell'Europarlamento.


E poi Salvini che rincara la dose. Smantellare il Mes, utilizzando gli 80 miliardi del suo capitale ... e cancellare i debiti Covid, coperti dalla Bce coi 1.350 miliardi del programma Pepp …

Ecco. Non ci smentiamo mai. Ma state tranquilli. L'Italianizzazione dell'Europa non ci sarà. Resteranno, invece, i debiti e i danni, enormi, che questa classe politica sta continuando a fare. Nella recidiva irresponsabilità che ci contraddistingue.

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