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Libertà naturali a rischio: la repressione digitale cresce a livello globale

Focus on National Security


G Iuvinale


Il 10 maggio scorso, il National Intelligence Council (NIC) - l'organizzazione statunitense con il compito di rendere note le previsioni per l'Intelligence Community (IC) sui problemi e sulle sfide (National Intelligence Estimate) per la sicurezza degli Stati Uniti - ha pubblicato un rapporto parzialmente declassificato dal titolo Digital Repression Growing Globally, Threatening Freedoms nel quale vengono evidenziati i seguenti punti chiave:

  1. i governi utilizzano sempre più informazioni, comunicazioni digitali e tecnologie per monitorare e sopprimere il dibattito politico a livello nazionale e presso le comunità espatriate. I leader esercitano la repressione digitale perché temono che si apra un dibattito politico o sociale su argomenti che potrebbero mettere a repentaglio la loro presa sul potere. La repressione digitale, dunque, sta minacciando la libertà a livello globale;

  2. censura, cattiva informazione e disinformazione, sorveglianza di massa e spyware invasivo sono gli strumenti primari di tale forma di repressione. Negli ultimi anni, i governi, comprese alcune democrazie, hanno fatto passi indietro e sono diventati abili nell'usare questi strumenti per sopprimere il dibattito pubblico;

  3. la repressione digitale sta minacciando la libertà a livello globale perché ​​autocrati e leader individualisti nelle democrazie in declino usano sempre più frequentemente tali pratiche per cercare di esercitare un controllo sui creatori di contenuti e sul loro pubblico, nonché sugli espatriati dissidenti;

  4. è probabile che nei prossimi anni i rischi si intensifichino alla luce del crescente utilizzo delle piattaforme di social media con portata globale e del dibattito occidentale su come tali piattaforme dovrebbero adattarsi alle sfide future;

  5. l'uso di questi metodi per monitorare e limitare il dissenso, diventerà nei prossimi anni più pervasivo, mirato e complesso, limitando ulteriormente le libertà a livello globale. Mitigare la crescita della repressione digitale richiede, dunque, l'istituzione di norme internazionali unificate attraverso coalizioni tra governi, società civili e corporazioni tecnologiche.

Alcuni regimi, in particolare Cina e Russia, hanno temuto che il dibattito aperto su questioni politiche o sociali, facilitato dai social media e da altre tecnologie di comunicazione, potesse alla fine costare loro il potere.

Negli anni successivi alle "rivoluzioni colorate" nei Paesi post-sovietici (2003-2005) e alla primavera araba del 2010-2011, molti di questi Governi hanno incorporato le tecnologie digitali come componenti vitali della repressione statale e di una più ampia politica nazionale. Ciò li ha aiutati a soffocare il dissenso oltre i mezzi tradizionali, come la censura della carta stampata o il danneggiamento fisico dei dissidenti, cosa che continuano a fare.

Quest'anno, la libertà globale di Internet è diminuita per il 12° anno consecutivo, con la Cina che fornisce la minore libertà per l'ottavo anno di seguito.


L'industria dello spyware commerciale, che crea strumenti che consentono agli utenti di hackerare dispositivi digitali come i telefoni cellulari per sorvegliare gli utenti, è cresciuto rapidamente nell'ultimo decennio ed ora ha un valore stimato di 12 miliardi di dollari. Mentre alcuni Stati utilizzano tali strumenti e programmi di intercettazione in modo legale per arrestare criminali e terroristi, taluni ricorrono a queste tecnologie per prendere di mira opposizioni politiche e dissidenti.


La sorveglianza di massa del pubblico attraverso l'intelligenza artificiale/apprendimento automatico (AI/ML) in combinazione con telecamere a circuito chiuso e social media - già prevalente nella Repubblica popolare cinese (RPC) - sta diventando un metodo sempre più comune utilizzato dai regimi per cercare di prevenire disordini politici. Inoltre, Pechino è stata propensa a commercializzare questi strumenti ad altri Governi autoritari. Alla fine del 2019, Huawei e altre società cinesi avevano fornito - o stavano per fornire - la propria tecnologia di sorveglianza in circa 60 Paesi nell'ambito dei programmi "Città sicura" e "Città intelligente".


In termini di capacità di censurare le informazioni digitali e di sorvegliare la popolazione, Pechino viene ritenuta superiore a Mosca perché ha dato priorità ai controlli di natura digitale. La Cina, in particolare, ha creato il "Great Firewall" alla fine degli anni '90, strumento che l'ha aiutata a ridurre la dipendenza dalle società straniere, favorendo la crescita del proprio ecosistema di internet attraverso imprese che può controllare facilmente.


Secondo il NIC, la Russia può aspirare a livelli simili di controllo sull'infrastruttura digitale e per questo tenterà di ampliare la partecipazione in partenariati internazionali per migliorare le proprie capacità tecniche. Dal 2019, Mosca ha fatto progressi verso la creazione di un Internet sovrano in grado di ospitare solo piattaforme approvate dal Governo ma, a differenza della Cina, la Russia continuerà a dipendere dalle società occidentali di internet.


Il Cremlino, inoltre, continuerà ad aumentare il controllo digitale attraverso l'accesso temporaneo ai servizi Internet di proprietà di società statunitensi ed europee, chiudendo siti Web selezionati, applicando multe e designazioni di agenti stranieri e creando social media e piattaforme controllate.


Particolarmente pericolosi sono i cosiddetti deepfake utilizzati dagli Stati, che includono video falsificati abilitati all'intelligenza artificiale, clonazione vocale, immagini e testo generativo, per integrare le operazioni di influenza online attraverso la creazione di falsi personaggi. Il NIC ritiene che l'uso di tali deepfake verrà esteso per molestare e sopprimere i dissidenti. Ad esempio, la pubblicazione di immagini o video deepfake di donne dissidenti potrebbe diventare un modo più comune per minare la loro credibilità.


Sul piano normativo c'è un vulnus grave in quanto nessun Paese al mondo dispone attualmente di un meccanismo legalmente vincolante per disciplinare l'uso dell'intelligenza artificiale e la maggior parte delle democrazie liberali sta ancora lavorando per determinare norme appropriate per le società e la condotta dei social media. L'industria dello spyware commerciale è in gran parte non regolamentata, con i controlli sulle esportazioni dei singoli Paesi che guidano gran parte dell'attuale contesto normativo.


Cina e Russia hanno lavorato per indebolire e sostituire l'attuale modello multi-stakeholder sostenuto dagli Stati Uniti. Ulteriori arene di sviluppo normativo della governance di Internet in corso sottolineano la necessità di unificare gli sforzi.


Lo sviluppo delle norme, inclusa l'adozione di regolamenti e leggi, generalmente è in ritardo rispetto all'adozione di nuove tecnologie. Molti Paesi partner ed entità multilaterali, hanno iniziato a lavorare per raggiungere norme sufficientemente condivise.


Probabilmente, afferma il NIC, ci sarà bisogno di una leadership internazionale per riunire questi sforzi disparati ed affrontare le diverse opinioni sul ruolo dei governi nel controllare la condotta tecnologica del settore privato e l'ubicazione e la trasmissione dei dati digitali dei cittadini.


Sviluppare un maggiore senso di urgenza tra gli Stati democratici riguardo alla crescente minaccia che l'uso improprio delle tecnologie digitali rappresenta per le libertà dei popoli, potrà aiutare, dunque, a superare alcune di queste sfide eccezionalmente difficili da affrontare.



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