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"Two Fronts, One Goal": la strategia euro-statunitense per battere contemporaneamente Cina e Russia

La difficile situazione degli Stati Uniti nel sostenere simultaneamente la deterrenza nelle regioni euro-atlantiche ed indo-pacifiche potrebbe essere alleviata dall'Europa, afferma The Marathon Initiative che indica una soluzione realistica ed efficace. Ma il vecchio continente va rimesso in sesto, aggiunge


G e N Iuvinale


Come abbiamo più volte scritto, l'attuale contesto globale in cui Cina e Russia hanno congiuntamente dato inizio ad una nuova era di grande competizione tra potenze con l'intento di dominare il globo, riscrivendo anche le regole internazionali, impone all'Europa di rendersi maggiormente parte diligente per contribuire ad alleviare la difficile situazione statunitense che vede gli USA impegnati contemporaneamente “su due fronti”: quello russo e, soprattutto, nell'Indo-Pacifico.


Nella sostanza, si tratta di comporre una partership militare realistica, adattata alle attuali esigenze e carenze militari degli Stati Uniti e dell'Europa.



Foto: copertina del documento

"Gli europei possono contribuire a liberare la larghezza della banda strategica degli Stati Uniti in Europa in modo da consentire agli USA di dare un’adeguata priorità alla Cina, senza però indebolire l’architettura di deterrenza dell’Europa".

Questa, la premessa su cui si sviluppa il canovaccio della strategia militare euro-statunitense proposta dal think tank americano The Marathon Initiative nel suo ultimo documento dal titolo Two Fronts, One Goal: Euro-Atlantic Security in the Indo-Pacific Age a firma di Luis Simón, Daniel Fiott e Octavian Manea.


"Siamo contrari all’idea di una netta divisione del lavoro, secondo la quale gli Stati Uniti non lascerebbero quasi nessuna forza in Europa e gli europei si asterrebbero da qualsiasi ruolo militare nel Pacifico".

Questo è un passaggio fondamentale nel quale gli autori mostrano come gli europei "possono contribuire agli sforzi guidati dagli Stati Uniti per sostenere la deterrenza nell’Indo-Pacifico".


Per attuare questa partership asimmetrica, occorre però una pianificazione della difesa ed una cooperazione industriale molto più strette tra la NATO e l'UE per garantire che gli investimenti siano adattati alle esigenze operative concrete e siano indirizzati in modo sufficiente e appropriato verso la difesa critica. E' necessario, inoltre, rendere operativi sia i nuclei terrestri tedesco-polacchi che quelli navali franco-britannici. A tal fine, servono anche legami operativi e di intelligence più stretti tra le nazioni europee ed il Comando Indo-Pacifico degli Stati Uniti, affermano gli analisti.


Gli europei, dunque, possono contribuire ad una migliore gestione della criticità americana dei "due fronti", assumendosi parte del peso della deterrenza convenzionale in Europa, fornendo, al contempo, un contributo piccolo ma strategicamente significativo alla deterrenza nell’Indo-Pacifico.


"Queste due argomentazioni si basano, sostengono gli analisti della Marathon Initiative, sul presupposto che le Nazioni europee investano sempre più in capacità e forze militari. Senza sostanziali impegni finanziari europei per la difesa, sarà infatti difficile per l’Europa contribuire a questa situazione 'Two Fronts'.



Foto: Two Fronts, One Goal: Euro-Atlantic Security in the Indo-PacificAge
 


Comprendere l'attuale criticità dei "due fronti" con realismo


L'invasione dell'Ucraina da parte della Russia - ed il significativo sforzo dell'amministrazione Biden di assistenza alla difesa di Kiev - ha scatenato un intenso dibattito negli Stati Uniti su come conciliare la richiesta di sostegno militare all'Ucraina con la necessità di concentrarsi sulla minaccia cinese nell'Indo-Pacifico.


Tutto ciò si inserisce in discussioni strategiche più ampie su come gli Stati Uniti dovrebbero affrontare la cosiddetta situazione dei "due fronti", vale a dire mantenere la deterrenza in Europa e in Asia e, in caso di suo fallimento, combattere contemporaneamente due guerre.


Come più volte segnalato da Extrema Ratio, i partner e gli alleati degli Stati Uniti, Italia compresa, hanno un interesse diretto e concreto in questo dibattito perché la Cina rappresenta una sfida a lungo termine molto più impegnativa rispetto alla Russia.

Per questo, la questione di come la guerra in Ucraina possa influire sulla posizione relativa all'America nei confronti della Cina diventa inevitabilmente cruciale.


Per chi analizza con realismo la situazione attuale, non c'è dubbio che il forte sostegno dell'amministrazione Biden all'Ucraina stia mettendo a dura prova le risorse diplomatiche, militari e industriali degli Stati Uniti, ostacolando l'indispensabile priorità della sfida alla Cina nell'Indo-Pacifico. A ciò si aggiunge un ulteriore problema - evidenzia il think tank - perché al sostegno di Washington all'Ucraina non è seguito né un equivalente investimento di risorse di difesa in Asia, nè un aumento significativo del bilancio complessivo della difesa statunitense.

"Da questo punto di vista, l'Europa può essere vista come un freno alle risorse statunitensi" e "gli europei non possono permettersi di considerare la situazione 'Two Fronts' come un problema unicamente americano.

Anche se alcune interpretazioni dell'autonomia strategica europea possono dare credito all'idea che l'Europa possa adottare una logica dei blocchi di potere (tesi che Pechino ha sfruttato "ad usum delphini" in una pianificata strategia del "divide et impera'), la sicurezza e l'architettura geopolitica dell'Europa sono ancora indissolubilmente legate alla potenza militare degli Stati Uniti.


Come ha più volte sottolineato Elbridge Colby - co-fondatore e direttore della Marathon Initiative ed ex vice segretario aggiunto alla difesa degli Stati Uniti - attualmente la principale minaccia al 'comando dei beni comuni' degli Stati Uniti - e più in generale al suo potere militare globale - viene dall'Indo Pacifico, non dall'Europa.


E se Washington non riuscisse a far fronte alla sfida cinese nell'Indo-Pacifico, l'intera architettura costruita attorno alla potenza militare statunitense crollerebbe e con essa automaticamente anche l'Unione Europea.

Elbridge Colby - co-fondatore e direttore della Marathon Initiative ed ex vice segretario aggiunto alla difesa degli Stati Uniti

"Ciò significa che la priorità data dall’America alla Cina è nell’interesse europeo. Ed è per questo motivo che la questione di come gli europei possano contribuire a una migliore gestione dei due fronti sarà probabilmente così centrale per la strategia europea e per le politiche transatlantiche".


 

Come possono gli europei aiutare gli Stati Uniti in Europa per consentirgli di dare priorità alla Cina senza indebolire l’architettura militare dell’Europa?


Per quanto riguarda l’Europa, il documento identifica due funzioni strategico-militari fondamentali per il buon funzionamento della deterrenza. In pratica, occorre una condivisione degli oneri transatlantici nel contesto di due aree:

  • la fornitura di fattori abilitanti strategici e il potenziamento della deterrenza (vale a dire, attraverso la deterrenza nucleare, il comando e il controllo (C2), l'intelligence, la sorveglianza e la ricognizione (ISR), difesa contro i missili balistici (BMD), difesa informatica e elettronica, ecc.);

  • un contributo diretto alla deterrenza convenzionale attraverso forze di riserva, soprattutto all’interno e attorno alla “linea del fronte” dell’Europa orientale


"Mentre ci aspettiamo che gli Stati Uniti continuino a svolgere un ruolo di primo piano nella fornitura di facilitatori strategici e di maggiore deterrenza, riteniamo che gli europei dovrebbero intensificare i loro sforzi in questo senso".

Più specificamente, Gran Bretagna e Francia dovrebbero distinguersi per quanto riguarda il livello nucleare, mentre la Germania ed altri Paesi potrebbero rafforzarsi in settori come la difesa aerea e missilistica integrata, ISR o C2.


"Grazie all'accordo di condivisione nucleare, diversi alleati come Belgio, Germania,

Italia e Paesi Bassi ospitano armi nucleari statunitensi dispiegate sul loro territorio e forniscono aerei a doppia capacità pronti a consegnarle in caso di guerra nucleare".


"In ogni caso, una maggiore responsabilità europea in termini di facilitatori strategici e una maggiore deterrenza non dovrebbero minare il principio della leadership statunitense, che rimane fondamentale affinché qualsiasi riequilibrio a questo livello sia strategicamente credibile e politicamente fattibile".

Secondo gli strateghi della Marathon Initiative, per fornire un contributo diretto alla deterrenza convenzionale dentro e intorno alla linea del fronte, le maggiori potenzialità si ottengono attraverso un "riequilibrio" complesivo in termini di condivisione degli oneri e di assunzione di un ruolo guida da parte degli europei.


"Tuttavia, riteniamo che sia importante per gli Stati Uniti mantenere una sorta di ruolo e presenza militare convenzionale in Europa, a fini di garanzia ma anche per gestire le dinamiche dell’escalation".

Uno sforzo guidato dall’Europa nella deterrenza convenzionale dovrebbe ruotare attorno a un nucleo polacco-tedesco all’interno dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO), ampliato da altri Paesi alleati, attorno al quale graviterebbero i "nodi" svedese, finlandese, baltico e romeno, operanti rispettivamente nelle regioni settentrionali, orientali e dell’Europa sud-orientale.


Foto: Two Fronts, One Goal: Euro-Atlantic Security in the Indo-PacificAge

In secondo luogo, aggiungono gli autori, "qualsiasi sforzo credibile condotto dall’Europa nella deterrenza convenzionale presuppone un cambiamento sostanziale nel modo in cui l’Europa investe in competenze, capacità e tecnologie. Richiede, inoltre, una maggiore attenzione alla relazione UE-NATO, con la necessità che la NATO continui a concentrarsi sulla pianificazione della difesa e sugli aspetti operativi della deterrenza e che l’Unione Europea (UE) si concentri sugli aspetti industriali e tecnologici della deterrenza".



 

In che modo gli europei possono contribuire agli sforzi guidati dagli Stati Uniti per sostenere la deterrenza nell’Indo-Pacifico?


"Sosteniamo che gli europei possono svolgere un contributo militare strategicamente significativo nell’Indo-Pacifico, sia in tempo di pace che in tempo di guerra".

In primis, nella forza nucleare. Il dominio del "sottosuolo", afferma il paper, "sarebbe particolarmente critico in qualsiasi contingenza dell’Indo-Pacifico e il nucleare sotterraneo (SSN) combinato del Regno Unito e della Francia rappresenterebbe circa il 15-20% di quello degli Stati Uniti, vale a dire molto al di sopra di quello che gli alleati regionali degli Stati Uniti possono essere in grado di esercitare almeno entro il prossimo decennio".


Oltre a ciò, "gli europei possono contribuire rendendo sicure le rotte marittime delle comunicazioni nell’Oceano Indiano, il che sarebbe importante in una contingenza indo-pacifica, ma anche in altri settori importanti come lo spazio e le munizioni, nonché investendo in un pool comune di inter-capacità teatrali".


"Nel caso dell’Indo-Pacifico, gli europei non giocheranno un ruolo centrale, ma la ricompensa per garantire il supporto navale e altri contributi è un rafforzamento della posizione degli Stati Uniti e dei quadri di alleanza inter-teatro".


 

Come realizzare entrambi gli obiettivi?


E' necessario aumentare sostanzialmente gli investimenti nella difesa, affermano gli analisti.

"Il 2% del PIL semplicemente non basta più, ma la realtà è che la maggior parte degli alleati europei non raggiunge nemmeno questa cifra".

Allo stesso modo, la NATO Europa e l’Unione Europea devono assumersi maggiori responsabilità per lo sviluppo di capacità ISR, spazio esterno, difesa informatica e guerra elettronica e devono anche sviluppare una base industriale di difesa per produrre queste tecnologie.


In questo senso, sosteniene il rapporto, "gli Stati Uniti hanno tutto l’interesse a trovare modi per incoraggiare e spingere gli alleati europei ad aumentare le loro spese per la difesa e lo stesso vale anche per gli alleati e i partner statunitensi nell’Indo-Pacifico".


Da questo punto di vista, però, il vertice di Vilnius non ha comportato alcun cambiamento sostanziale negli obiettivi di spesa della NATO (2% del PIL), anche se il linguaggio relativo al rispetto dei requisiti di capacità è diventato più chiaro.


"Anche se gli sforzi europei in materia di spesa per la difesa rimangono in molti ambienti inadeguati – sì, anche dopo la guerra in Ucraina – vediamo deboli segnali di cambiamento in meglio".

La Polonia, ad esempio, sta realizzando uno dei sistemi di difesa multistrato più robusti d’Europa con carri armati, difesa aerea, artiglieria e fuochi di lunga precisione.



"Alla fine, riconosciamo che l’Europa sta zoppicando masticando una gomma vecchia di quattro giorni, ma rimettere in sesto l’Europa è vitale per la sua stessa difesa e per la salute della rete globale di alleanze degli Stati Uniti".


(Riproduzione riservata, citare gentilmente "Extrema Ratio")

Il documento integrale è scaricabile qui.

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