Il PIL della Cina decresce. Cosa succede alla seconda economia mondiale?

La modesta crescita del PIL cinese al 4,9% nel terzo trimestre è un dato poco confortante per Pechino e per i suoi progetti di sviluppo della seconda grande trasformazione economica dopo quella di Deng Xiaoping


di Nicola Iuvinale

Il Sole 24ore apre oggi la prima pagina con la notizia della "Brusca frenata per il PIL della Cina".

Cosa sta succedendo?

La seconda grande trasformazione dell'economia cinese, dopo quella di Deng Xiaoping è in corso e questo avverrà non senza bruschi cambiamenti.

Innanzitutto è in fase di attuazione il progetto macroeconomico della doppia circolazione, voluto dal PCC e da Xi Jimping, che sancisce l'ambizione della Cina a diventare autosufficiente nel lungo termine nelle risorse e nella tecnologia, nello sviluppare la domanda interna e quella esterna attraverso i mercati terzi della Belt and Road Initiative.

Inoltre, come mandato nazionale, il 19° Congresso Nazionale del Popolo del Partito Comunista Cinese (PCC) nel 2017 ha annunciato i suoi “Due Obiettivi del Centenario”: il primo è completare la costruzione di una società moderatamente prospera a tutto tondo in Cina, da raggiungere in occasione del centesimo anniversario del PCC nel 2021 e il secondo è quello di trasformare la Repubblica popolare cinese in una moderna potenza socialista entro il 2049, il centesimo anniversario della sua fondazione.

Ci sono, però, una serie di caratteristiche che un paese moderno deve possedere.

Una è che il PIL pro capite della Cina dovrebbe raggiungere almeno la metà di quello degli Stati Uniti, l'altro Paese più potente.

La Cina è un grande paese, che comprende le regioni costiere orientali con livelli di reddito relativamente alti e le regioni centrali e occidentali con livelli di reddito relativamente bassi. Il PIL pro capite nelle province e nelle città cinesi più sviluppate, tra cui Pechino, Shanghai, Tianjin, Jiangsu, Zhejiang, Fujian e Guangdong, che hanno una popolazione totale di 350 milioni, è allo stesso livello di quello degli Stati Uniti.

Quando due economie hanno lo stesso livello di PIL pro capite e la stessa dimensione della popolazione, anche la loro tecnologia e il loro successo industriale dovrebbero essere agli stessi livelli.

Pertanto, quando verrà raggiunto il secondo obiettivo del centenario, l'industria e la tecnologia nelle regioni più sviluppate della Cina con una popolazione delle dimensioni degli Stati Uniti saranno allo stesso livello degli Stati Uniti.

Ma la strada è lunga e tortuosa.

La modesta crescita del PIL cinese del 4,9% nel terzo trimestre è, infatti, un dato poco confortante.

Nell'analisi condotta oggi da Asia Times, si legge che al netto delle esportazioni, la crescita del PIL sarebbe scesa intorno all'1%, principalmente a causa della bolla del settore immobiliare che rappresenta un quarto del PIL.

Di converso, le catene di approvvigionamento industriali della Cina sono state all'altezza della situazione e hanno compensato l'interruzione della produzione manifatturiera in altre parti del mondo.

Le esportazioni di settembre sono aumentate del 28% su base annua.

La Cina vuole spostare gli investimenti verso sbocchi ad alta produttività nel settore manifatturiero e dei servizi, lontano dalle costruzioni, come previsto anche dal 14° piano economico quinquennale del marzo 2021.

La sua strategia dipenderà dallo sfruttamento delle nuove tecnologie della cosiddetta Quarta Rivoluzione Industriale, che tenteranno di segnare un percorso di crescita in un paese con una forza lavoro stagnante.

I funzionari monetari cinesi, come spiegato nell'articolo sulla bolla della società immobiliare più grande della Cina, stanno riducendo i prezzi delle case per un progetto di politica sociale sfruttando anche la crisi di Evergrande.

Una volta che il governo è intervenuto per abbassare i prezzi delle case, le vendite, però, sono crollate.

I primi 100 sviluppatori immobiliari hanno riferito che le vendite di settembre sono diminuite del 37% rispetto allo stesso mese del 2020. Rapporti segnalano anche che i prezzi per le nuove case sono in calo dal 30% al 40% in alcune città di terzo e quarto livello.

Le case nelle città di alto livello come Pechino, Shanghai e Shenzhen attualmente si vendono ad un prezzo pari a circa 50 volte il reddito medio cinese.

E' un prezzo troppo alto, perché i dipendenti nelle città di alto livello guadagnano mediamente un multiplo del reddito medio; le case sono attualmente ancora fuori dalla portata di un numero molto elevato di cinesi.

Nelle città moderne di secondo livello come Chengdu o Wuhan, il rapporto tra il prezzo della casa e il reddito medio è 20:1, più o meno lo stesso di Singapore; le case di Taipei si vendono per 34 volte il reddito medio.

Questo è il problema sociale che le autorità cinesi vogliono mitigare, senza però provocare un crollo del mercato immobiliare.

Il debito ipotecario in Cina è in proporzione molto più piccola del valore delle case rispetto alla maggior parte dei paesi.

Il rapporto prestito/valore a livello nazionale era solo del 36% nel 2016, secondo uno studio del Fondo monetario internazionale del 2019.

Ovvio che un forte calo dei prezzi delle case influenzerebbe l'affidabilità creditizia dell'ampio mercato immobiliare.

Le autorità cinesi hanno iniziato a soffocare il credito per il mercato immobiliare nel 2019, quando il tasso di crescita dei nuovi prestiti immobiliari è diminuito drasticamente.

Il credito per il settore manifatturiero è rimasto stagnante a un tasso di crescita del 5% annuo durante la maggior parte degli anni 2010, mentre i prestiti per lo sviluppo immobiliare sono cresciuti dal 10% al 20% all'anno.

Questa tendenza ha iniziato ad invertirsi nel 2019, quando il tasso di crescita dei prestiti immobiliari ha iniziato a rallentare, scendendo ad appena il 5% nel secondo trimestre del 2021, mentre il tasso di crescita dei prestiti all'industria è balzato al 20%.

L'autore dell'articolo, David P. Goldman, economista americano e autore di numerosi articoli con lo pseudonimo di Spengler, spiega che "mentre la Cina ha spostato 600 milioni dei suoi cittadini dalle campagne alle città negli ultimi 40 anni, il settore immobiliare è cresciuto a dismisura rispetto all'economia totale".

L'aumento dei prezzi dei terreni e delle case, inoltre, ha reso gli investimenti immobiliari una scommessa a senso unico per le società immobiliari cinesi, che hanno preso in prestito il più possibile per acquistare gli immobili.

I prestiti agli sviluppatori immobiliari ammontano ad oggi a oltre 5 trilioni di dollari, secondo una stima di Nomura Securities.

Si tratta di circa il 10% del finanziamento totale della Cina pari a circa 50 trilioni di dollari.

Il rapporto debito/PIL della Cina è cresciuto rapidamente durante gli anni 2010 ma si è ridotto negli ultimi due anni, in gran parte a causa delle restrizioni sui prestiti immobiliari. Ciò è rilevante, dato che il debito pubblico è invece aumentato rapidamente in tutte le altre principali economie per le azioni di stimolo dei governi durante la pandemia di Covid-19.

Nel 1992, il settore immobiliare rappresentava poco più del 10% del PIL. Nel 2020 era salito al 25%. La Cina ha costruito case per 600 milioni di persone, l'equivalente della popolazione di tutta l'Europa, dagli Urali all'Atlantico.

Negli anni 2010, l'espansione del settore immobiliare era diventata un freno alla produttività.


La strategia di Deng Xiaoping di trasformare gli agricoltori in lavoratori industriali semi-qualificati ha fatto il suo corso.

Dei cinesi che sono entrati nel mondo del lavoro da quando Deng ha iniziato le riforme del mercato nel 1979, solo il 2% aveva un'istruzione universitaria.

Oggi, invece, il 27% dei cinesi che sono entrati nel mondo del lavoro negli ultimi cinque-dieci anni ha una laurea e la maggioranza degli studenti cinesi delle scuole superiori oggi aspira all'istruzione terziaria.

Un terzo degli studenti universitari cinesi è specializzato in ingegneria.

La Cina sta costruendo il capitale umano per la trasformazione della sua produttività.

Questa è la seconda fondamentale fase di trasformazione per la Cina dalla rivoluzione comunista del 1947.

Mao Zedong fallì miserabilmente nel suo tentativo di trasformare la Cina rurale in un'economia vera durante il "Grande balzo in avanti", che causò forse 45 milioni di morti per fame.

Deng Xiaoping risolse il problema distruggendo la vecchia Cina rurale costruendo un gigante della produzione urbana.

Ora la Cina di Xi Jimping deve trasformare una forza lavoro industriale semi-qualificata nei pionieri della Quarta Rivoluzione Industriale.

Le premesse ci sarebbero sotto forma di infrastrutture, tecnologia e soprattutto capitale umano, come sostiene l'ex capo economista della Banca Mondiale Justin Yifu Lin in un nuovo libro.


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