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Pakistan: Pechino ha iniziato la costruzione della settima centrale nucleare con tecnologia cinese

Tra CPEC e BRI cresce l'influenza cinese nel Paese asiatico che recentemente ha anche rafforzato la cooperazione militare con Pechino, con il porto di Gwadar sempre più nel mirino della PLANavy


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G Iuvinale


Si è svolta in Pakistan la cerimonia dell'inizio dei lavori di costruzione dell'Unità 5 (C-5) della centrale nucleare di Chashma che sarà interamente realizzata dall'impresta statale China National Nuclear Corporation. L'impianto si trova nel nord-ovest del deserto di Chair nella pianura del Punjab, sulla riva orientale del fiume Indo, a 280 chilometri da Islamabad, la capitale del Pakistan.


Inaugurazione dei lavori dell'Unità 5

Si tratta della terza centrale nucleare di terza generazione cinese del tipo Hualong One "esportata" nel Paese asiatico. Tale tecnologia costituisce il modello più evoluto dell'industria nucleare cinese. Dopo il completamento, si stima che la produzione annuale di energia sarà di quasi 10 miliardi di kWh, in grado di soddisfare la domanda annuale di energia di oltre 4 milioni di famiglie.


Inaugurazione dei lavori dell'Unità 5

Sette centrali realizzate dalla Cina

Al momento sono sette unità ad energia nucleare realizzate interamente da Pechino con propria tecnologia. Le sei già costruite sono in grado di fornire quasi 30 miliardi di chilowattora di elettricità al Paese.


L'anniversario del CPEC e della BRI

Quest'anno è il decimo anniversario del lancio sia del corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC), sia della Belt and Road Initiative.


Il "Corridoio economico Cina-Pakistan" (CPEC), lungo 3.000 chilometri, parte da Kashgar in Cina e termina a Gwadar in Pakistan, collegando la cintura economica della Via della seta a nord e la Via della seta marittima a sud. È una rete commerciale di autostrade, ferrovie, oleodotti e cavi ottici. Per Pechino, il corridoio CPEC rappresenta "un progetto faro nell'ambito della Belt and Road Initiative".


La cintura economica della Via della Seta (BRI), invece, collega Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Iran, Iraq, Giordania, Siria, Arabia Saudita, Turchia, Azerbaigian, Georgia, Armenia, Ucraina, Bielorussia, Moldavia, Pakistan ed altri Paesi.


Avviata il 7 settembre 2013, la Cintura economica della Via della Seta collega i Paesi dell'Asia centrale. La rotta della BRI si estende all'area del Mar Baltico attraverso l'Asia centrale e la Russia, all'area del Mar Mediterraneo attraverso l'Asia centrale e l'Asia occidentale all'area dell'Oceano Indiano attraverso la Cina sudoccidentale.


I leader di Cina e Pakistan condividono da anni una profonda amicizia. Nel 2022, la banca centrale cinese ha firmato un memorandum di cooperazione con la State Bank of Pakistan per stabilire accordi di compensazione in renminbi (RMB) in Pakistan.


La cooperazione militare

Il 20 giugno scorso, Zhang Youxia, membro dell'Ufficio politico del Comitato centrale del PCC e Vicepresidente della Commissione militare centrale - il massimo organo delle forze armate cinesi (PLA) - ha incontrato a Pechino il Gen. Sahir Shamshad Mirza, presidente del Joint Chiefs of Staff del Pakistan per approfondire ulteriormente la cooperazione militare tra i due Paesi.


"Si spera che i due eserciti continueranno a sostenersi a vicenda strategicamente, promuovere una più profonda e solida cooperazione in materia di difesa e sicurezza e mantenere congiuntamente la pace internazionale e regionale e stabilità", ha affermato Zhang Youxia in una nota pubblicata dal CNR, il quotidiano della PLA.


L'interesse militare della Cina per il porto di Gwadar

Uno dei progetti infrastrutturali più importanti del CPEC è il porto di Gwadar, definito il progetto faro del "Corridoio economico Cina-Pakistan". Nonostante la stretta associazione con il CPEC, l'intervento della Cina nel porto è antecedente di molto ad entrambi i mega progetti di sviluppo globali cinesi. La struttura portuale, infatti, è stata realizzata da un'azienda cinese tra il 2002 e il 2006.


Il porto di Gwadar ha una posizione geografica molto interessante. Si trova nella parte sud-occidentale della provincia pakistana del Balochistan e si affaccia sul Golfo di Oman, che si collega al Golfo Persico attraverso lo Stretto di Hormuz. Fino al 1958, Gwadar apparteneva al Sultanato di Muscat (ora Oman) e solo allora fu acquistato dal Pakistan.


Nel 2007, l'Autorità portuale di Singapore ha assunto la gestione dopo aver vinto una gara d'appalto per la gestione della struttura per la durata di 40 anni. Il controllo del porto è tornato alla Cina nel 2013, quando l'Autorità portuale di Singapore è uscita anticipatamente dal contratto.


Il porto a Gwadar può offrire vantaggi economici sia alla Cina che al Pakistan. Se collegato con un'adeguata infrastruttura di trasporto via terra, potrebbe infatti facilitare legami commerciali più stretti con l'Asia centrale, l'Afghanistan e l'Iran,


Alla Cina, invece, potrebbe offrire l'accesso via terra all'Oceano Indiano, riducendo teoricamente la sua dipendenza dallo Stretto di Malacca, attraverso il quale transitano oltre il 70% delle importazioni cinesi di petrolio e di gas naturale liquefatto.

Attualmente i costi per il trasporto merci e per l'approvvigionamento energetico via terra attraverso Gwadar sono proibitivi per Pechino. Tuttavia, i miglioramenti tecnologici e la continua tensione sino-indiana potrebbero rendere la struttura portuale una valida alternativa.


Gwadar, inoltre è uno dei tre porti più grandi del Paese. Con esso, la Cina stabilirà il transito petrolifero dal Golfo Persico. Come detto, una volta eseguito il debug del corridoio di comunicazione, i cinesi non dovranno più trasportare petrolio e altre merci attraverso i mari dell'Asia meridionale.


Il porto, inoltre, ha anche un significato strategico per entrambi i Paesi. Gwadar Port, infatti, offre una copertura strategica per il Pakistan, in quanto i maggiori porti del paese, Karachi e Qasim, sono più vicini all'India e vulnerabili ad un blocco da parte dell'Indian Navy.


Per Pechino, invece, rappresenterebba la scelta migliore per stabilire una presenza strategica all'estero della PLA, con le strutture del porto capaci di supportare le navi più grandi della Marina cinese.


Fonte: U.S.-China Economic and Security Review Commission "2022 Annual Report to Congress"

La costruzione della struttura civile a Guadar è iniziata diversi anni fa. Tuttavia, come mostrano immagini satellitari, diversi complessi a "doppio uso" sarebbero già stati edificati sul territorio della futura base militare cinese. È interessante notare, scrive Top War, "che Pechino non ha mai riconosciuto ufficialmente la realizzazione di una base a Gwadar, ma tutto il lavoro viene svolto per conto della China Communications Construction Company (UDP Ltd)". Inoltre, alcuni anni fa l'analista militare cinese Zhou Chenmin riferì che una base a Gwadar sarebbe stata necessaria affinché la Cina potesse sostenere la sua marina che opera nell'Oceano Indiano".




Le immagini mostrano che la base è dotata di strutture anti-trasporto, circondate da un alto muro, torri di sicurezza per sentinelle sono posizionate attorno al perimetro. Sono anche visibili le sale che possono essere utilizzate in futuro come caserme per i marine cinesi.


Tuttavia, è anche possibile che Pechino non dispiegherà subito i marine della PLA a Gwadar, ma si limiterà ad inviare combattenti di compagnie militari private cinesi (PSC) che svolgono già vari compiti per garantire la sicurezza delle strutture cinesi nell'Africa orientale ed occidentale, in Afghanistan e nei Paesi del Medio Oriente.




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