Valutare l'impatto della crisi ucraina. I mille volti di una emergenza globale

Cosa vuole Putin? Il ruolo della guerra ibrida, dei cyber attacks, l'open space intelligence, gli schieramenti in campo, il ruolo di UK nello scacchiere europeo nel post brexit e suoi legami con gli oligarchi russi e tanto altro in questa puntata speciale interamente dedicata al nuovo palcoscenico internazionale della nuova guerra fredda


Discussione

La crisi ucraina è ormai divenuta un palcoscenico internazionale per una nuova guerra fredda. Ed è un attacco al cuore della democrazia occidentale.

Ne discutono:

  • Giulio Terzi di Sant'Agata, Ambasciatore già Ministro degli Esteri della Repubblica italiana,

  • Mauro Gilli, ricercatore senior in tecnologia militare e sicurezza internazionale presso l'Istituto Federale di Tecnologia di Zurigo.

  • Fabio Scacciavillani, economista con trascorsi anche nel FMI

  • Maurizio Derine, blogger di politica internazionale ed intelligence, con trascorsi importanti nella finanza internazionale nella city di Londra.


Come è iniziata la crisi ucraina?

La crisi non inizia oggi. La crisi inizia nel 2013 quando l'allora presidente Viktor Janukovyč decide di non firmare un accordo di associazione con l'Unione europea (UE). A questo punto partono importanti proteste proeuropee in Ucraina. Nel febbraio 2014 il parlamento ucraino vota la destituzione di Janukovyč e la Russia risponde con l'annessione della Crimea nel marzo 2014.

Nel 2014 viene firmato un primo piano di pace per l'Ucraina orientale (il protocollo di Minsk). Ma i combattimenti proseguono e nel 2015 Francia, Germania, Ucraina e Russia (il "quartetto Normandia") concordano un nuovo cessate il fuoco e un pacchetto di misure per l'attuazione degli accordi di Minsk (l'accordo di "Minsk II"). Da allora i progressi sono stati scarsi. Lungo la linea di confine si verificano continue violazioni del cessate il fuoco. Il numero dei morti è salito a 13 000, 30 000 persone sono state ferite, 1,4 milioni di persone sono state sfollate e 3,4 milioni di persone necessitano di aiuti umanitari. Si arriva ad ottobre 2021. Rapporti di intelligence americani evidenziano la presenza di 90.000 unità russe al confine ucraino. Il 7 dicembre si svolge una videochiamata tra Biden e Putin. Il Presidente russo avanzava precise richieste di garanzie di sicurezza. In particolare chiede che la NATO ritiri truppe e armi da Bulgaria, Romania, Polonia, Repubbliche baltiche e dagli altri paesi dell’Europa centro-orientale che dopo il 1997 sono entrati a far parte dell’Alleanza atlantica, e la rinuncia ad un ulteriore allargamento della NATO all'Ucraina. A fine gennaio la presenza militare russa sale ad oltre 130.000 soldati ed oggi l'Ucraina è accerchiata su tre lati. Il 26 gennaio arrivano le risposte scritte della NATO e degli Stati Uniti alla Russia Queste, pur tenendo fermi i capisaldi della NATO, propongono un sostanzialmente un dialogo diplomatico Ad oggi Russia non ha ancora risposto alle richieste della NATO.


Le questioni sul campo


La "dottrina di Putin e il tentativo di riscrivere le regole di sicurezza europee

La settimana scorsa su Foreign Affairs è stato pubblicato un articolo a firma della famosa esperta americana di politica estera russa, Angela Stent. La Stent è l'autrice del famoso libro intitolato Il Mondo di Putin. La studiosa afferma che l'attuale crisi tra Russia e Ucraina è sostanzialmente una resa dei conti lunga 30 anni. Il vero nocciolo del problema, dice, non riguarda solo l'Ucraina e la sua possibile adesione alla NATO. Questa crisi tocca il futuro dell'ordine europeo creato dopo il crollo dell'Unione Sovietica ed il risultato finale potrebbe essere una terza riorganizzazione della sicurezza euro-atlantica dalla fine degli anni Quaranta.

L'Ambasciatore Giulio Terzi di Sant'agata ha partecipato alla scrittura di quelle regole dopo il dissolvimento dell'ex URSS. Gli è stato chiesto se condivide questa questa lettura dei fatti e cosa intende la Stent, ed altri analisti, quando parlano della cosiddetta “dottrina Putin”.

L'analisi che ne scaturisce costituisce una testimonianza indelebile degli ultimi 30 anni di diplomazia europea ed internazionale in uno scenario sempre più complesso con la Cina come attore globale in antagonismo con gli USA.


Le sanzioni economiche

Joe Biden e i Paesi membri dell’Unione europea lo ripetono da tempo: se Vladimir Putin darà l’ordine di invadere l’Ucraina, contro Mosca si riverseranno sanzioni mai viste nella storia recente delle relazioni tra l’Occidente e la Russia. Tra le misure al vaglio ci sono le sanzioni individuali destinate a colpire persone appartenenti a quell'oligarchia che rappresenta il cerchio magico di Putin. Si parla anche di sanzioni contro singole banche russe come la Sberbank o la para-statale Vtb. Sembrerebbe esclusa, per ora, la cacciata della Russia dallo Swift. Ci sarebbero sanzioni commerciali, come uno stop del trasferimento di tecnologie verso le industrie russe e sanzioni che andrebbero a colpire il settore energetico. Fabio Scacciavillani esprime il suo punto di vista sull'utilità di taluine misure sanzionatorie di natura finanziaria.


Il ruolo di UK

Quale ruolo ha avuto e sta giocando la Gran Bretagna nella crisi Ucraina, tenendo conto della sua situazione complessiva che la vede sia membro della Nato, che braccio destro degli USA anche nel pacifico con la nuova alleanza Aukus anti Cina, ma anche “lontana” dall'UE perché ormai fuori dai palazzi di Bruxelles dopo la brexit? La recente visita del Ministro degli Esteri Liz Truss a Mosca, la fedelissima di Boris Johnson con l'omologo Russo Lavrov, è staat disastrosa. Lo spiega Marco Derine.


Il grande assente: l'UE

Nel 2007 il Consigliere Generale del Partito radicale, Umar Khanbiev (ex Ministro della Sanità nell’unico governo dichiarato legittimo dall’Osce della Cecenia scomparso nel 2014), durante il suo ultimo intervento pubblico in un Congresso del Partito sulle posizioni della Federazione russa disse:

“La politica irresponsabile e non lungimirante dei governi della UE a caccia di risorse energetiche a basso prezzo, in virtù delle quali è stato dato di soppiatto al regime russo il diritto di calpestare i principi essenziali della democrazia, oggi si è rivoltata contro l’Europa diventando uno strumento grazie al quale il regime russo può minacciare la sicurezza economica e l’indipendenza politica dei paesi del continente europeo. Ammesso, chiaramente, che la situazione non sia già questa”.

Il grande assente nella crisi ucraina è la mancanza di una politica estera e di una difesa comune dell’UE che, invece, avrebbe potuto giocare un ruolo chiave nella risoluzione del conflitto nel Paese. L'analisi di Giulio Terzi di Sant'Agata.


L'analisi tecnico-militare, il ruolo dell'open source intelligence e la cybersecurity

L'Ucraina è attualmente sotto i riflettori globali tra le crescenti speculazioni sul fatto che Vladimir Putin stia per scatenare il più grande conflitto europeo dalla seconda guerra mondiale. La Russia ha concentrato le truppe a nord, est e sud dell'Ucraina mentre organizza importanti esercitazioni militari, anche con la Bielorussia, lungo il confine ucraino e nel Mar Nero. Secondo le stime dell'intelligence occidentale, tutto sarebbe pronto per lanciare un'invasione su vasta scala. Putin potrebbe non attaccare l'Ucraina ma optare per quelle stesse tattiche ibride che gli sono servite così bene in Ucraina. Esempio comandare e fornire militari ed armi nelle repubbliche separatiste dell'Ucraina orientale, fornire formazioni mercenarie come la Wagner, Oppure creare un "attacco ucraino" alle forze di pace russe per fungere da comodo pretesto per un'avanzata più in profondità in Ucraina. Usare strumenti militari come i droni che sono stati visti sorvolare diverse centrali nucleari. Tattiche, che la comunità internazionale speso fa difficoltà a classificare come un atto di aggressione.

In questi giorni abbiamo visto su tutti i social circolare foto, video, riprese dallo spazio della Maxar che ci mostrano in tempo reale i movimenti delle truppe, mezzi e aerei russi. Enormi quantità di questi dovrebbero anche rivoluzionando il lavoro dell'intelligence a livello mondiale. Lo scopo? Raccogliere e analizzare informazioni globali per aiutare i responsabili politici a comprendere il presente e anticipare il futuro. Tutti noi, con i nostri smartphone e i social, siamo le loro risorse senza saperlo. Tutte queste informazioni pubblicamente disponibili compongono "l'open source intelligence" che sta diventando sempre più ricco e prezioso. Su questo tema ha scritto recentemente un libro Amy B. Zegart della Stanford University, in collaborazione con la Hoover Institution che conoscerai sicuramente. Garantire un vantaggio in questo nuovo mondo che le agenzie di intelligence dovranno trovare nuovi modi per lavorare anche con le aziende del settore privato, think tank, istituti di ricerca, università, sfruttando tutto ciò che mette a disposizione l'open source intelligence.

Negli anni passati sono stati denunciati sorvoli di droni militari Russi su Polonia e Lituania, senza preventiva autorizzazione di sorvolo. Perchè la Nato non abbatte questi droni militari quando sorvolano paesi che fanno parte dell'alleanza, mentre erdogan, pur facendo parte dell'alleanza lo ha fatto? Esistono delle regole di ingaggio e abbattimento prestabilite?

La Cybersecurity è oggi fondamentale sia per la tutela della sicurezza nazionale civile che militare. La Nato non si è dotata di una struttura centralizzata di cyber defence che può agire anche autonomamente in caso di attacco ad un paese dell'alleanza? Attualment la NATO considera un attacco cybernetico che abbia certe caratteristiche come atto ostile di guerra. L'analisi di Mauro Gilli.


L'(in)sicurezza energetica europea

La crisi ucraina sta facendo emergere in tutta la sua gravità una debolezza europea: quella della sicurezza energetica. Com'è noto, da Kiev passa oltre il 37% del gas naturale diretto dalla Russia verso Occidente (dati del 2021): una percentuale che negli ultimi anni si è ridotta, di pari passo con la realizzazione di nuovi gasdotti che hanno permesso l’apertura di rotte alternative, ma che ad oggi non consente ai Paesi europei di prescindere dalle forniture in arrivo dall’Ucraina. Tanto meno all’Italia, che dipende da Mosca per il 40% delle proprie importazioni di gas naturale. Questa è un’arma di ricatto formidabile nei confronti dell’Europa in mano alla Russia, che ha già iniziato a chiudere i “rubinetti” in direzione di Kiev, dato che i flussi di gas in transito dall’Ucraina sono ai minimi degli ultimi anni. Peraltro, in caso di aggressione russa all'Ucraina, gli Stati Uniti minacciano di agire sulla Germania per bloccare il progetto Nord Stream 2, il gasdotto che collega la Russia alla Germania. Perché sono state fatte queste scelte, anche dall'Italia, così errate da un punto di vista della sicurezza energetica e poi cosa può fare l'UE per tentare di calmierare l'inflazione artificialmente indotta da Putin sul prezzo del gas naturale. L'analisi di Fabio Scacciavillani.


Le possibili sanzioni agli oligarchi russi

L’amministrazione Biden ha vagliato anche la possibilità di sanzioni sul presidente russo Putin e i suoi oligarchi, minacciando di bloccare loro i i beni, in caso di invasione dell’Ucraina. Dal dipartimento di Stato USA, però, è trapelata fin da subito una certa “frustazione” perché, i presunti flussi di denaro che dalla Russia arrivano nel Regno Unito, rappresenterebbero un ostacolo alle trattative in corso tra occidente e Russia. In realtà, quanto potrebbe incidere nelle trattative la presenza degli oligarchi Russi a Londra e il loro ingente quantitativo di denaro, definito da alcuni così troppo “radicato” in Inghilterra? Il blocco dei loro beni, come sanzione, sarebbe allora anche “puramente simbolico”? C'è qualche forma di collegamento tra Johnson e il suo partito dei conservatori, cioè i Tory, con gli oligarchi Russi? L'analisi di Maurizio Derine


Il ruolo della Cina

L'aggressione russa nei confronti dell'Ucraina non è solo una storia dell'Europa, degli Stati Uniti e della Russia. Ampliando il campo, bisogna guardare anche alla Cina. Mosca e Pechino stanno entrambe cercando di ridurre la sfera di influenza dell'America nel mondo e la situazione in Ucraina fa parte di questo sforzo. Se la Russia dovesse invadere l'Ucraina e avere successo in questo sforzo, allora la Cina avrebbe maggiori probabilità di invadere Taiwan? L'analisi di Giulio Terzi di Sant'Agata.


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