Alleanza Cina - Russia: verso un nuovo ordine internazionale?

Aggiornamento: 4 giorni fa

G Iuvinale

La risposta data dalla Cina alla guerra in Ucraina è una conferma del rischio più volte inutilmente denunciato da Giulio Terzi di Sant'Agata: sovvertire l'ordine internazionale.

Foto Gettyimages

Dal 24 febbraio scorso, giorno in cui è iniziata l'invasione dell'Ucraina, la Cina ha sostenuto attivamente Putin sia nelle arene informative, sia in quelle diplomatiche. Anche il comportamento “economico” di Pechino è stato sfacciatamente egoistico, mentre il supporto militare è stato limitato, sebbene la cooperazione routinaria delle forze armate con Mosca sia continuata senza interruzione.

Tempo fa, Dave Shullman, Senior Director del think tank Global China Hub, era stato categorico:

Pechino ha fatto capire definitivamente che nessuna prova sulle atrocità russe la spingerà a cambiare idea sul restare schierata con Mosca.

Il tutto, in spregio anche del rapporto indipendente di 99 pagine reso noto dall'OSCE secondo cui la Russia "ha violato più volte il diritto umanitario internazionale".

Per gli esperti di geopolitica, la posizione di Pechino sulla guerra sembra essere determinata in gran parte dalla necessità di contrastare e demolire le democrazie liberali. Secondo Sheena Chestnut Greitens (1), Professoressa e direttrice del Programma di politica asiatica presso l'Università del Texas, "molte delle sue [di Pechino] critiche alla politica occidentale nei confronti dell'Ucraina estendono e accrescono i temi preesistenti sui difetti nell'ordine di sicurezza guidato dagli americani sia in Europa che in Asia. Lo svolgersi della Global Security Initiative di Xi Jinping, parallelamente a queste critiche, suggerisce che Pechino potrebbe prepararsi a un tentativo significativo di rivedere l'ordine internazionale nel regno della sicurezza globale".

Molti analisti fanno anche notare che l'invasione russa ha messo in un inconciliabile conflitto molte delle priorità chiave della Cina per il 2022.

La più visibile di esse è la partnership di alto livello di Pechino con Mosca, ribadita al mondo intero il 4 febbraio scorso, basata non solo su uno stretto rapporto personale tra i due leader, ma anche su interessi condivisi nel campo dell'energia, nel commercio e nella tecnologia militare, nonché nella ricerca comune di un sistema politico autoritario con il potere concentrato nelle mani di una singola persona.

Il secondo interesse che urta con l'invasione dell'Ucraina, riguarda i principi che Pechino, nella sua retorica diplomatica, ha sposato da tempo, ribaditi anche nella Dichiarazione Congiunta con Putin: sovranità, integrità territoriale e non interferenza negli affari interni di altri Paesi, concetti che ripudiano l'invasione armata e le guerre di aggressione. Un'evidente contraddizione in termini, quindi.

Il terzo grande obiettivo è il desiderio di stabilità di Pechino in vista del 20° Congresso del Partito che si terrà questo autunno (tra ottobre e novembre), quando Xi assumerà (ormai è una certezza) il terzo mandato come Segretario del PCC in un momento, però, in cui la stabilità economica e politica del Paese viene messa in discussione dalla scellerata strategia Zero-COVID e dal rallentamento della crescita commerciale.

Per Sheena Chestnut Greitens, però, la politica estera cinese ha anche una necessità: mantenere relazioni dignitose con i principali partner commerciali come gli Stati Uniti e l'UE, in un momento in cui la preoccupazione per le questioni relative ai diritti umani nello Xinjiang e a Hong Kong - ed altri comportamenti assertivi all'estero e verso Taiwan - hanno accresciuto le tensioni tra Cina e Occidente.

Il playbook del PCC sulla guerra di aggressione è stato chiaro sin dall'inizio. I messaggi ufficiali di Pechino e le informazioni che ha condiviso sul conflitto in Ucraina, sono stati fortemente filo-russi ed allineati con quelli di Mosca. Il tema più coerente della propaganda è stato che la colpa finale è degli Stati Uniti e della NATO, perché l'eccessiva espansione di quest'ultima nell'Europa orientale ha militarizzato la regione ed accelerato l'"operazione militare speciale" della Russia. E questa propaganda continua ad essere fortemente presente anche in Italia.

La portavoce del Ministero degli Esteri della Cina, Hua Chunying, ad esempio, alla fine di febbraio ha chiesto se NATO e Stati Uniti avessero "costretto la Russia in un angolo" espandendo l'Alleanza Nord-Atlantica alle porte di Mosca. Ha confutato le domande sugli Stati Uniti che invocavano il principio di sovranità dicendo: " gli Stati Uniti non sono in grado di sgridare la Cina", e poi ha affermato che "la Cina deve ancora affrontare una minaccia realistica da parte degli Stati Uniti affiancata dai suoi numerosi alleati poiché si intromettono in modo arbitrario e grossolano negli affari interni della Cina e minano la sovranità e la sicurezza della Cina su questioni tra cui Xinjiang, Hong Kong e Taiwan”.

Sempre a febbraio scorso, il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha ufficializzato la "posizione di base della Cina sulla questione ucraina". Durante una telefonata con il Ministro degli esteri britannico Elizabeth Truss, l'Alto rappresentante dell'Unione europea Josep Borell e il Consigliere diplomatico francese del Presidente Emmanuel Bonne, Wang ha espresso il sostegno della Cina ad una soluzione diplomatica alla crisi, ma ha anche affermato: "Dati i cinque round di espansione verso est, le legittime richieste di sicurezza della Russia dovrebbero essere prese sul serio e adeguatamente affrontate". Il linguaggio delle "cinque onde" è stato utilizzato dal presidente Putin durante la sua conferenza stampa annuale del dicembre 2021.

Anche i riferimenti all'espansione della NATO negli account ufficiali dei social media cinesi tra gennaio-aprile 2022 sono stati di gran lunga più numerosi rispetto a quelli del medesimo periodo del 2021 (da 366 a 36). Inotre, in più momenti dallo scoppio del conflitto, i diplomatici e i media cinesi statali hanno anche accusato la NATO e gli Stati Uniti di infiammare e trarre profitto dal conflitto e l'amplificazione dei punti di discussione russi da parte della Cina ha incluso la promozione attiva di affermazioni di disinformazione russe, come quelle sui laboratori di armi biologiche in Ucraina. Lo spazio informativo nazionale controllato dalla Cina e le piattaforme dei social media sono similmente dominati da messaggi filo-russi e anti-americani.

Al di là della retorica, che dire del comportamento diplomatico cinese? Le comunicazioni bilaterali tra Russia e Cina sono rimaste solide, anche quelle di alto livello. Una telefonata tra Putin e Xi è intercorsa il giorno dopo l'invasione, mentre un'altra c'è stata in occasione del compleanno di Xi a metà giugno.

Anche in contesti multilaterali, le azioni diplomatiche della Cina si sono orientate verso Mosca.

Dall'inizio dell'invasione ucraina c'è stata anche una difesa cinese della Russia nelle Nazioni Unite e nelle sue Organizzazioni, anche se Pechino, in contrasto con il suo consuetudinario sostegno retorico a Mosca, stavolta è stata particolarmente attenta in tutte le votazioni, evitando di appoggiare direttamente la Russia. Tra i sette voti chiave delle Nazioni Unite dall'inizio della guerra sino 1° giugno 2022, la Cina si è astenuta in cinque votazioni e ha sostenuto Mosca solo in due (e solo uno di questi era sostanziale). La Cina si è astenuta nelle prime due votazioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC) sulla guerra. Il primo ha condannato la Russia per l'invasione (a cui quest'ultima ha posto il veto) e il secondo ha chiesto una sessione speciale di emergenza dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite (UNGA) sull'Ucraina. La Cina si è poi astenuta nel voto effettivo dell'UNGA su quest'ultimo argomento, insieme ad altri trentaquattro Paesi. Pechino si è anche astenuta dal voto nel Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite per creare una commissione d'inchiesta sulle atrocità russe; solo Russia ed Eritrea hanno votato "no" a questa azione, che alla fine è passata. L'unico “no” significativo della Cina a sostegno della Russia (insieme ad altri ventitré Paesi) è stata l'azione dell'UNGA del 7 aprile per sospendere la Russia dal Consiglio per i diritti umani, che è stata approvata.

Sul piano economico, la retorica ufficiale cinese si è opposta aspramente all'uso delle sanzioni, ad un livello tale da causare attriti al vertice virtuale Cina-UE di inizio aprile.

Alla fine di giugno, il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha inserito cinque entità cinesi nella sua Entity List per aver sostenuto l'esercito russo e/o l'industria della difesa di Mosca dopo l'invasione, anche se finora i funzionari statunitensi hanno sempre ribadito di non vedere alcun segno di "evasione sistematica delle sanzioni" da parte di Pechino. Ciò, evidentemente perché gli interessi economici della Cina con l'Europa superano di gran lunga quelli con la Russia e Pechino non vuole che vengano messi a repentaglio dalla violazione intenzionale delle sanzioni occidentali.

Dunque, per la Greitens

è il semplice interesse personale e non la solidarietà con la Russia, il principio coerente che guida il comportamento degli attori cinesi nel regno economico.

Il sostegno materiale della Cina all'esercito russo è stato finora limitato. Tuttavia, Pechino non ha interrotto le sue relazioni militari con Mosca, scegliendo di continuare le esercitazioni congiunte nel maggio 2022 durante la visita del Presidente Biden a Tokyo per una riunione del Quad.

Anche la firma del partenariato strategico all'inizio di febbraio potrebbe essere stato un fattore ampiamente abilitante per l'invasione, con la percezione di Putin di un ambiente permissivo di sicurezza nell'Estremo Oriente russo.

Le prove disponibili, inclusa la dichiarazione congiunta Xi/Putin, suggeriscono che Russia e Cina condividono il punto di vista secondo cui gli Stati Uniti e le democrazie occidentali costituiscono la principale minaccia alla loro sicurezza esterna e soprattutto a quella interna.

Mosca e Pechino condividono, quindi, un interesse comune: limitare la potenza americana e della NATO nel sistema internazionale. L'opposizione all'allargamento della NATO – un tema centrale della risposta della Cina alla guerra – è stata una nuova aggiunta alla Dichiarazione Congiunta sino-russa nel 2022 dove si legge:

“La Russia e la Cina si oppongono ai tentativi di forze esterne di minare la sicurezza e la stabilità nelle loro regioni adiacenti comuni, intendono contrastare l'interferenza di forze esterne negli affari interni dei paesi sovrani con qualsiasi pretesto, opporsi alle rivoluzioni colorate e aumenteranno la cooperazione nelle suddette aree”.

Come fa notare la Greitens , è evidente che questo linguaggio costruisce chiari parallelismi nelle opinioni di Russia e Cina sulle comuni minacce alla sicurezza che devono affrontare sia in Patria che all'estero e delinea la volontà dei due Paesi di cooperare contro "l'influenza esterna". L'affermazione fatta da Xi a giugno scorso della “legittimità delle azioni intraprese dalla Russia per proteggere gli interessi nazionali fondamentali di fronte alle sfide alla sua sicurezza create da forze esterne” suggerisce che questo gioca un ruolo significativo nel pensiero di Pechino, aggiunge l'esperta.

In quell'occasione, Xi Jinping e Putin hanno tenuto una telefonata per riconoscere il completamento di un ponte transfrontaliero tra la città russa di Blagoveshchensk e la città cinese di Heihe e Xi ha riaffermato gli stretti legami con la Russia, affermando che "la Cina è disposta a collaborare con la Russia per continuare a sostenersi a vicenda sui rispettivi interessi fondamentali in materia di sovranità e sicurezza". La lettura cinese cita Putin il quale avrebbe detto che "La Russia sostiene l'Iniziativa di sicurezza globale proposta dalla parte cinese". La lettura russa dell'appello afferma che Russia e Cina concordano di "estendere la cooperazione nei settoridell'energia, della finanza, dell'industria manifatturiera, dei trasporti e di altri settori, tenendo conto della situazione economica globale che è diventata più complicata a causa della politica illegittima delle sanzioni perseguitato dall'Occidente". Xi Jinping ha anche lanciato la sua nuova Global Security Initiative (GSI), annunciata al Forum Boao di aprile. L'iniziativa rappresenta una potenziale sfida cinese più ampia all'ordine di sicurezza regionale e globale, in particolare al sistema di alleanze democratiche. Gli analisti cinesi stanno già scrivendo che l'approccio degli Stati Uniti alla sicurezza nazionale limita quella comune degli "alleati che la pensano allo stesso modo" e persegue la sicurezza per coloro che fanno parte della rete dell'alleanza a spese di quelli al di fuori di essa. Come ha reagito la comunità internazionale alla posizione della Cina sulla guerra in Ucraina?

In Russia, la posizione della Cina è stata percepita come un limite deludente al partenariato tra Pechino e Mosca. In Europa, invece, il sostegno di XI a Putin ha contribuito ad un ulteriore rafforzamento di una visione negativa della Cina. Tutto ciò, ha prodotto cambiamenti politici concreti: il nuovo Concetto strategico della NATO pubblicato a fine giugno ha dedicato più spazio alla cooperazione transatlantica sulle sfide poste dalla Cina rispetto a qualsiasi precedente documento NATO.

La Cina, infine, osserva la guerra Ucraina per trarne indicazioni su come “gestire” in futuro il caso Taiwan. Capire ciò che Pechino apprenderà sarà la chiave per una deterrenza efficace e per gestire i rischi di conflitto nello Stretto di Taiwan negli anni a venire.

La Cina attuale è alla ricerca di una preminenza globale e, al contempo, vuole ristabilire un nuovo ordine mondiale con proprie regole e principi. Questi sono gli obiettivi preminenti del PCC. Si tratta di una coscienza autoritaria, collettivista ed imperiale dicono gli esperti che affonda le sue radici negli scritti e nei discorsi seminali del PCC. L'Ambasciatore Giulio Terzi di Sant'Agata, già rappresentante diplomatico italiano a Washington DC e Ministro degli Esteri, è stato tra i primi a sollevare l'esistenza del rischio Cina riguardo al suo autoritarismo, alle pratiche economiche predatorie, alle influenze esercitate sulle élite politiche ed alle gravi violazioni dei diritti umani.

A giugno 2022, il noto esperto di questioni di sicurezza e politica estera cinese del Council on Foreign Relations (CFR), Adam Segal, ha affermato che “le operazioni ibride ed informatiche dannose della Cina e la sua retorica conflittuale e la disinformazione prendono di mira gli alleati. Pechino cerca di controllare i settori tecnologici chiave. Cerca di sovvertire l'ordine internazionale basato su regole, compresi i domini spaziali, informatici e marittimi”. La NATO, nella sua revisione del concetto strategico sulla Cina , ha detto: "Le ambizioni dichiarate (RPC) e le politiche coercitive sfidano i nostri interessi, la nostra sicurezza e i nostri valori". "L'approfondimento della partnership strategica tra la (RPC) e la Federazione Russa... è in contrasto con i nostri valori e interessi".

USA ed UE hanno ormai dichiarato la "fine dell'ingenuità" nei confronti della Cina. La strategia di sicurezza nazionale dell'amministrazione Trump del 2017 ha etichettato Pechino come una "potenza revisionista" impegnata in una "grande competizione di potere" con gli Stati Uniti. In un discorso che delinea la politica estera dell'Amministrazione Biden, il Segretario di Stato Antony Blinken ha osservato che le relazioni con Pechino "saranno competitive quando dovrebbero essere, collaborative quando sarà possibile e contraddittorie quando sarà necessario".


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