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BRI: gli interessi di Pechino si stanno spostando in Medio Oriente ed Asia centrale


G e N Iuvinale


Nella prima metà del 2023, le attività commerciali cinesi lungo la Belt and Road (BRI) si sono spostate dal Sud America e dall’Europa verso Medio Oriente ed Asia centrale. A questa conclusione è giunta l’Agenzia federale tedesca per il commercio e gli investimenti (GTAI) in un rapporto pubblicato il 6 settembre scorso.



Uomo d'affari in piedi davanti alla bandiera cinese. Foto Gettyimages.

I partner più importanti della BRI si trovano nella penisola arabica, in particolare in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti dove negli ultimi mesi sono stati sottoscritti il maggior numero di contratti.


Si rafforza il rapporto sino-saudita

La volontà di Pechino è ormai nota: aumentare il suo coinvolgimento commerciale e militare in Medio Oriente.

Per questo, la Cina sta investendo molto in Arabia Saudita che, a sua volta, ha aderito al meccanismo di cooperazione BRICS.


Come si è scritto, il crescente impegno della Cina nella regione, concidente con un disimpegno americano, ha rafforzato la credibilità di Pechino come partner economico e come attore diplomatico e militare.


Per decenni, i legami economici tra i due Paesi si sono limitati alle esportazioni di greggio, ma negli ultimi anni il rapporto si è rapidamente diversificato, riflettendo il desiderio di Cina e Arabia Saudita di far progredire le relazioni economiche oltre la tradizionale attenzione alle sole risorse energetiche.


L'approccio cinese, difatti, è passato dall'essere puramente transazionale a stratturarsi in modo più sfaccettato ed intrecciato ai futuri sviluppi economici e politici dell'Arabia Saudita e di altri Paesi del Golfo Persico.

Xi Jinping ha compreso che gli USA, dopo che si sono assicurati l'autosufficienza petrolifera, hanno di fatto "abbandonato" il medio oriente e questa percepita mancanza di impegno ha spalancato a Pechino la porta per stringere accordi con i dittatori locali al fine di aumentare l'egemonia cinese non solo economica, ma anche diplomatica e militare.


Ma i legami economici tra Pechino e Riyad erano già forti. L'Arabia Saudita è da anni il più grande esportatore di greggio verso la Cina. Il Regno saudita è anche il più importante partner commerciale di Pechino in Medio Oriente da più due decenni. A sua volta, Pechino è il principale partner commerciale dell'Arabia Saudita dal 2013.


La sensazione che la relazione tra i due Paesi stesse evolvendosi in qualcosa di più importante, si è percepica nettamente lo scorso dicembre durante la visita del presidente Xi Jinping in Arabia Saudita. I due governi, infatti, hanno identificato un ampio spettro di cooperazione futura, anche in materia di energia, automobili, catene di approvvigionamento, comunicazioni, trasporti, estrazione mineraria e nel settore finanziario.


Pechino e Riyadh hanno trovato anche una sovrapposizione tra la Belt and Road Initiative cinese con il programma di riforma Vision 2030 dell'Arabia Saudita, generando una cooperazione su nuove risorse energetiche tra cui solare, l'eolica e l'idroelettrica e sull'economia digitale, come la quinta generazione (5G) delle reti di telecomunicazioni.


Queste aree di partnership sono state nuovamente esposte durante la China-Arab Business Conference di quest'anno. Un accordo da 5,6 miliardi di dollari, firmato tra il Ministero degli investimenti saudita e la casa automobilistica cinese Human Horizon, si concentrerà sullo sviluppo e la produzione di veicoli elettrici.


Un accordo da 500 milioni di dollari tra Saudi ASK Group e China National Geological & Mining Corporation consentirà alla società cinese di sviluppare miniere di rame nel regno.


Un altro campo di cooperazione è il turismo, definito il "nuovo petrolio " dell'Arabia Saudita. Da quando sono state allentate le restrizioni per i visitatori, il regno considera quest'area una leva importante per la crescita economica ed ha promesso di investire oltre 800 milioni di dollari nel suo sviluppo. Durante la China-Arab Business Conference, sono stati firmati 26 accordi tra l'Arabia Saudita e le agenzie di viaggio cinesi.


Il colosso tecnologico cinese Huawei, a sua volta, ha annunciato l'apertura di un data center cloud a Riyadh, la capitale saudita, come parte dei suoi sforzi per espandere la propria offerta di servizi online in Medio Oriente.

L'azienda di Pechino ha affermato che il nuovo centro diventerà un data center fondamentale per i servizi cloud Huawei in Medio Oriente, Asia centrale e Africa.


Il nuovo data center fornirà una gamma di servizi cloud, tra cui infrastrutture, database, big data e intelligenza artificiale, si legge nella nota.


Ma il rischio, è lo spionaggio sponsorizzato dallo Stato cinese.

I Paesi produttori di petrolio - che vedono avvicinarsi la fine dell’era dell’energia fossile - sono anche interessati alla cooperazione in nuove aree industriali legate alla transizione energetica.


Saudi Vision Industrial Company, ad esempio, collaborerà con la società cinese di nuove tecnologie energetiche TCL Zhonghuan per stabilire una base di produzione di wafer di cristallo fotovoltaico.

Saudi Akwa Power ha intenzione produrre energia dall’idrogeno e sta collaborando con partner cinesi. Per quanto riguarda l’uso dell’idrogeno nella produzione dell’acciaio, China Baosteel e Saudi Aramco sono diventati partner. Baosteel Co., Ltd., una filiale di China Baowu Steel Group Co., Ltd., Saudi Arabian National Oil Company e Saudi Public Investment Fund hanno, infatti, firmato un contratto per costruire congiuntamente in Arabia Saudita il primo stabilimento al mondo per lamiere spesse a processo completo a basse emissioni di carbonio.


Con gli Emirati Arabi Uniti (EAU), la Cina ha svolto ad agosto il suo primo addestramento aereo congiunto. L'esercitazione, denominata Falcon Shield-2023, si è svolta nella regione autonoma uigura dello Xinjiang nella Cina nord-occidentale, in conformità con il piano annuale ed il consenso raggiunto tra i due Paesi.


La portata di tali affari indicano un'evoluzione dalla relazione della Cina con i Paesi del Medio Oriente. Nell'ultimo decennio, infatti, la strategia della Cina è diventata più consapevole ed intenzionale e la diversificazione dei legami economici con l'Arabia Saudita ne è un esempio.

Inoltre, da quando l'occidente ha sanzionato la Federazione Russa per l'invasione dell'Ucraina, Pechino ha intensificato i rapporti con gli Stati del Golfo.


In circa 20 anni, il valore delle esportazioni saudite di combustibili fossili in Cina è cresciuto da 1,5 miliardi di dollari nel 2000 a 43 miliardi di dollari di oggi.


Pechino sfrutta la propria presenza in Medio Oriente soprattutto per assicurare alle potenze regionali che essa resterà stabilmente nella regione, garantendo il proprio impegno economico, tecnologico, diplomatico e militare.

Saudi Aramco - tra le più grandi compagnie petrolifere al mondo, posseduta al 100% dal Governo saudita - ha dichiarato di voler investire ulteriormente in Cina, nonostante il calo del PIL di quest'ultima registrato nel secondo trimestre del 2023.


Mentre il conglomerato statale cerca di espandere la sua produzione nazionale di petrolio e gas, cercando di diversificare le attività a valle verso l'estero, la società sta attuando il più grande piano di investimenti in conto capitale della sua storia, con capitalizzazioni che dovrebbero raggiungere i 45-55 miliardi di dollari nel 2023.


Amin Nasser, CEO di Saudi Aramco, ha dichiarato che, sebbene l'attuale offerta di mercato sia sufficiente, sono ancora necessari investimenti sostenibili nell'upstream dell'industria petrolifera e del gas, che non solo aiuteranno l'attuale ripresa del mercato, ma stimolerà anche la potenziale crescita della domanda.


In particolare, si aspetta che la richiesta globale di petrolio raggiunga una media di 104 milioni di barili al giorno nel terzo trimestre del 2023, 2,4 milioni di barili in più rispetto allo stesso periodo del 2022, in gran parte guidata dalla crescita della domanda in Cina.


Ha anche aggiunto che con la ripresa dell'economia, la domanda di Pechino è ancora ampia e il contributo cinese alla crescita della domanda globale di petrolio raggiungerà almeno la metà nel 2023.


Anche la Cina, il più grande mercato per il greggio saudita, è sempre più importante per l'ambizione di Aramco di arrivare a convertire 4 milioni di barili al giorno di produzione petrolifera in prodotti petrolchimici.


Per questo, a luglio scorso Saudi Aramco ha completato l'acquisizione di una partecipazione del 10% in una società petrolchimica cinese per 3,4 miliardi di dollari.

Nasser ha detto che per la Cina rappresenta un mercato importante, non solo nel settore del greggio, ma anche nell'aumento della produzione di prodotti chimici. Stiamo attualmente valutando alcuni progetti di investimento petrolchimico in Cina e li annunceremo a tempo debito, ha aggiunto il CEO di Saudi Aramco.

Pechino, dunque, non si accontenta più di essere solo uno dei principali clienti di greggio della regione. Vuole anche massimizzare il potenziale dell'area come mercato per beni, manodopera e tecnologie cinesi, inserendosi nel futuro economico dell'area attraverso investimenti e collaborazioni a lungo termine.


Capitolo Asia Centrale

Germany Trade & Invest ritiene che il vertice Cina-Asia centrale che si è tenuto a Xi'an nel maggio scorso darà nuovo impulso anche alla cooperazione relativa alla BRI. L’attenzione qui è sulle infrastrutture di trasporto. La maggior parte degli accordi sono stati firmati con partner in Uzbekistan, Kazakistan e Kirghizistan.


L’attuale progetto di punta è una ferrovia da Kashgar in Cina, all’Uzbekistan attraverso il Kirghizistan. La valutazione di GTAI mostraanch che, mentre un tempo le imprese edili cinesi realizzavano una quota significativa di tali progetti, la loro attività ora è in declino.


In Pakistan, Pechino ha iniziato la costruzione della settima centrale nucleare con tecnologia cinese. Lì la Cina costruirà anche una mega raffineria di petrolio saudita da 450.000 barili di greggio al giorno. China National Offshore Oil Corporation Corporation (CNOOC), la più grande azienda pubblica cinese produttrice di petrolio e gas, e Pakistan Sovereign International Corporation hanno infatti sottoscritto l'accordo EPC che prevede lo svolgimento da parte di CNOOC di attività di ingegneria, approvvigionamento di materiale e costruizione dell'impianto.


Il progetto "saudita" da 12 miliardi di dollari - che sarà in grado di gestire giornalmente da 350.000 a 450.000 barili di greggio - è stato originariamente concordato tra l'Arabia Saudita e il Pakistan nel 2019 durante la visita del principe ereditario Mohammad bin Salman ad Islamabad.


Il 2023, peraltro, segna il decimo anniversario del lancio sia del corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC), sia della Belt and Road Initiative.


Il "Corridoio economico Cina-Pakistan" (CPEC), lungo 3.000 chilometri, parte da Kashgar in Cina e termina a Gwadar in Pakistan, collegando la cintura economica della Via della seta a nord e la Via della seta marittima a sud. È una rete commerciale di autostrade, ferrovie, oleodotti e cavi ottici. Per Pechino, il corridoio CPEC rappresenta "un progetto faro nell'ambito della Belt and Road Initiative".


La cintura economica della Via della Seta (BRI), invece, collega Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Iran, Iraq, Giordania, Siria, Arabia Saudita, Turchia, Azerbaigian, Georgia, Armenia, Ucraina, Bielorussia, Moldavia, Pakistan ed altri Paesi.


Avviata il 7 settembre 2013, la Cintura economica della Via della Seta collega i Paesi dell'Asia centrale. La rotta della BRI si estende all'area del Mar Baltico attraverso l'Asia centrale e la Russia, all'area del Mar Mediterraneo attraverso l'Asia centrale e l'Asia occidentale all'area dell'Oceano Indiano attraverso la Cina sudoccidentale.


I leader di Cina e Pakistan condividono da anni una profonda amicizia. Nel 2022, la banca centrale cinese ha firmato un memorandum di cooperazione con la State Bank of Pakistan per stabilire accordi di compensazione in renminbi (RMB) in Pakistan.


Nel contesto dei corridoi CPEC e BRI assume importanza anche l'intenzione recentemente dichiarata da Uzbekistan, Afghanistan e Pakistan di costruire una ferrovia UAP di 760 chilometri in grado di collegare questi tre Paesi. Il percorso partirà da Talmiz in Uzbekistan, attraverserà Mazar-i-Sharif e Logar in Afghanistan e arriverà al valico di Karachi nel distretto di Kuram in Pakistan.



L'Uzbekistan stima che la nuova ferrovia ridurrà i tempi di trasporto delle merci in Pakistan di circa cinque giorni, tagliando i costi di trasporto di almeno il 40%. Nel febbraio 2021, i tre Paesi hanno raggiunto un piano strategico per costruire una nuova ferrovia di 573 km in Afghanistan per collegare l'Asia centrale con i porti sul Mar Arabico, con un costo stimato di 4,8 miliardi di dollari, da Tashkent, la capitale dell'Uzbekistan, attraverso Kabul a Peshawar, in Pakistan. L'accordo prevede un'istruttoria congiunta e uno studio preliminare di fattibilità del tracciato. Il Pakistan spera che il completamento del progetto avvicini l'Asia centrale ai suoi 230 milioni di abitanti e apra opportunità commerciali con i paesi del Mar Arabico. La diplomazia commerciale cinese sta spingendo forte in Asia centrale, avviando iniziative in Kazakistan, Uzbekistan e Kirghizistan.


Quanto al Kazakistan, il 19 luglio scorso, il presidente del consiglio di amministrazione di JSC NC QazaqGaz Sanzhar Zharkeshov ha incontrato la leadership di China National Petroleum Corporation (CNPC), PetroChina International e TapLine a Pechino.


Le parti hanno discusso un nuovo contratto di esportazione di gas con la Cina e la costruzione della seconda linea del gasdotto principale Beineu-Bozoi-Shymkent.

Altre questioni sollevate sono state le prospettive di esplorazione e sviluppo congiunti di giacimenti di gas, nonché lo svolgimento di esplorazioni geologiche in giacimenti promettenti nel territorio del Kazakistan.


Nel maggio scorso, durante il primo vertice Asia centrale-Cina, QazaqGaz e CNPC hanno firmato un accordo sulla cooperazione nella fornitura di gas naturale e nell'esplorazione geologica. Il documento ha anche gettato le basi per l'inizio della costruzione della seconda linea del gasdotto principale Beineu-Bozoi-Shymkent.


Il Kazakistan sta anche esplorando la possibilità di espandere le esportazioni di grano verso la Cina. Il Ministero dell'Agricoltura kazako ha riferito il 13 luglio che il Ministro Yerbol Karashukeyev ha incontrato alti funzionari della COFCO, il più grande importatore di grano kazako in Cina. Durante l'incontro, le due parti hanno discusso di aumentare la fornitura annuale di grano al mercato cinese "fino a 1 milione di tonnellate". L'incontro è avvenuto in un momento in cui i due Paesi stanno contrattando i prezzi del grano.


I produttori di grano del Kazakistan hanno sospeso le esportazioni di grano verso la Repubblica popolare cinese a causa dei prezzi di acquisto troppo bassi, ha riferito il 17 luglio il notiziario Kursiv. Il rapporto aggiungeva che a luglio "23 treni con trasportatori di grano" avrebbero dovuto partire per la Cina, ma a metà del mese non un solo treno aveva attraversato il confine “ La parte cinese ora sta pagando 240 dollari per tonnellata. Ma gli esportatori kazaki ritengono che si tratti di un prezzo basso, tenendo conto delle fluttuazioni dei tassi di cambio e di altri fattori, e vogliono almeno 245-250 dollari", ha affermato il rapporto Kursiv citando Zeinoll Abdumanapov, presidente del consiglio di amministrazione della KazGrain National Exporters Association.


Sul piano infrastrutturale, funzionari delle ferrovie del Kirghizistan riferiscono che è stato finalizzato un memorandum d'intesa tra le entità interessate in Kirghizistan, Uzbekistan e Cina per consolidare gli sforzi volti ad estendere una rotta intermodale verso l'Afghanistan.


Il Kazakistan ha importato 16.333 veicoli di fabbricazione cinese durante i primi cinque mesi del 2023, ha riferito il First Credit Bureau della nazione dell'Asia centrale tramite il suo canale Telegram. In termini monetari, le importazioni durante il periodo sono ammontate a 291,8 milioni di dollari. Nel 2022, il valore delle importazioni di auto per l'intero anno è stato di 183,9 milioni di dollari.


Il Ministro della Scienza e dell'Istruzione superiore del Paese, Sayasat Nurbek , ha rivelato che attualmente sono in vigore "circa 250 accordi bilaterali" tra gli istituti di istruzione in Cina e Kazakistan. "Ora, circa 3.500 kazaki studiano nelle università della RPC, e oltre 1.000 cinesi ricevono un'istruzione nelle università del Kazakistan", ha detto Nurbek ai partecipanti ad una conferenza ad Astana il 31 agosto.


Lin Wu, il capo del Partito comunista cinese della provincia di Shandong, uno dei principali centri economici della Cina, ha guidato una delegazione di 100 uomini d'affari cinesi in una visita in Kazakistan all'inizio di settembre, ha riferito il servizio stampa del governo kazako.


Durante il viaggio, Lin ha incontrato una serie di funzionari tra cui il primo ministro Alikhan Smailov e il sindaco di Almaty Yerbolat Dossayev; le discussioni si sono concentrate sulle opportunità di investimento. Il Ministero dell'Agricoltura del Kazakistan ha annunciato che dalla visita è scaturito un accordo in base al quale il Paese dell'Asia centrale fornirà alla Cina 200.000 tonnellate di grano.


Infine, il Kazakistan e la Cina stanno approfondendo la cooperazione su un’impresa per estrarre il tungsteno, un elemento utilizzato in una varietà di articoli, dalle lampadine ai proiettili perforanti. Secondo Kazakh Invest, una società cinese, la Jiaxin International Resources Investment Ltd, sarà partner del progetto, che richiederà investimenti per oltre 450 milioni di dollari. L’impresa avrà una capacità estrattiva di 3,3 milioni di tonnellate di minerale all’anno e si prevede che impiegherà oltre 1.000 lavoratori. L’accordo è stato agevolato grazie al coinvolgimento della China Overseas Development Association.


La Cina sta anche mobilitando il sostegno dell’Asia centrale sulla questione di Taiwan.

In particolare, l’Uzbekistan sostiene la visione della Cina per il futuro di Taiwan. Il quotidiano governativo Dunyo ha pubblicato il 4 settembre scorso una breve dichiarazione del Ministero degli Esteri uzbeko in cui sostiene la politica di Pechino “One China” ed esprime “la speranza in una rapida riduzione della tensione”.


Secondo l’Agenzia statale uzbeka di statistica, nella prima metà del 2023 la Cina è stata il principale investitore straniero in Uzbekistan in termini di volume di investimenti esteri e prestiti erogati. La quota di investimenti esteri della Cina è stata pari al 20,5% del totale complessivo di 4,9 miliardi di dollari di investimenti esteri affluiti in Uzbekistan durante il periodo.


Pechino ha aperto due nuove rotte ferroviarie merci verso l’Uzbekistan come parte di uno sforzo per espandere le opzioni di rotte di esportazione verso l’Europa. Una delle nuove rotte, lanciata il 29 agosto, collega Zhangjiakou, un polo industriale nella provincia di Hebei a circa 100 miglia a nord-est di Pechino, con Tashkent, attraverso il porto terrestre di Khorgos nella provincia più occidentale dello Xinjiang in Cina. L'altro percorso, inaugurato il 30 agosto, collega Tashkent e Liuzhou, città del sud e centro di produzione automobilistica.


"Il successo del lancio del treno Liuzhou-Tashkent segna un aumento a sei del numero di tratte dal Guangxi verso l'Europa e l'Asia centrale", secondo un rapporto pubblicato dal People's Daily.


Una delegazione di esperti uzbeki guidata da Doniyor Kurbanov, capo del Centro di informazione ed analisi per le relazioni internazionali del Ministero degli Esteri, ha recentemente visitato la Cina, tenendo colloqui con i rappresentanti delle principali istituzioni di ricerca cinesi, tra cui l'Accademia degli affari internazionali, l'Università di Pechino e l'Accademia delle scienze sociali.


Secondo un rapporto pubblicato da Review.uz, la visita ha portato alla firma di un memorandum d'intesa che delinea "prospettive per un ulteriore rafforzamento della cooperazione nelle attività di ricerca" e "un ulteriore rafforzamento delle relazioni tra i principali" think tank cinesi e uzbeki". Il quadro di cooperazione includerà progetti di ricerca congiunti e scambi di esperti, "tenendo conto dell'esperienza cinese".


Lo stabilimento ADM Jizzakh dell'Uzbekistan ha raggiunto un accordo per iniziare ad assemblare veicoli a marchio Haval, tra cui i compatti M6 e SUV H6, progettati dalla casa automobilistica cinese Great Wall Motors. L'assemblaggio Haval sostituirà la produzione di veicoli progettati dalla casa automobilistica russa AvtoVAZ, "la cui produzione è ora sospesa" a causa delle sanzioni, secondo un rapporto pubblicato da Quto, un punto vendita in lingua russa che si concentra sull'industria automobilistica dell'Eurasia. La partnership Jizzakh-Great Wall vorrebbe lanciare la produzione di auto ibride ed elettriche. "Per la Grande Muraglia, l'Uzbekistan dovrebbe diventare uno dei motori di crescita più importanti", afferma il rapporto Quto.


Sul piano diplomatico, il Ministro degli Esteri uzbeko Bakhtiyor Saidov ha accettato le credenziali del nuovo ambasciatore della Cina presso la nazione asiatica, Yu Jun, “Abbiamo ottenuto molti risultati nella nostra cooperazione. E c'è dell'altro. Le relazioni uzbeko-cinesi si stanno sviluppando a un ritmo elevato e il potenziale esistente è ancora più elevato", ha detto il sito di notizie UzDaily citando Saidov.


Sud America

Come detto, quest’anno le attività legate alla BRI si sono spostate dal Sud America e dall’Europa verso il Medio Oriente e l’Asia centrale. Un’eccezione però sono gli investimenti da parte di società cinesi (e russe) in Bolivia, dove alcuni giganti cinesi produttori di batterie sono coinvolti nello sviluppo delle miniere di litio. Da quest'anno è presente anche la Russia con la società Rosatom.


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